Non si può mettere all’asta la vita di centinaia di migliaia di lavoratori italiani

Cari amici buongiorno e buon inizio di settimana. La decisione del Governo Draghi di mettere all’asta le concessioni degli stabilimenti balneari è un crimine immane perché corrisponde a mettere all’asta la vita di centinaia di migliaia di piccoli imprenditori che sono i veri lavoratori a tempo pieno, che da oltre mezzo secolo hanno investito la propria vita per garantire onestamente alle proprie famiglie una fonte di reddito e hanno consentito la crescita della filiera del turismo balneare, ciò che si traduce nella produzione di una straordinaria ricchezza a beneficio di tutti gli italiani.

La «Direttiva Bolkestein» varata dall’Unione Europea nel 2006, che legittima questo crimine, vuole liberalizzare i servizi sia per abbatterne i costi sia per favorire l’accesso delle imprese straniere nel mercato nazionale.

Va innanzitutto chiarito che le coste italiane, che hanno un rilievo strategico perché sono confini terrestri dello Stato che vanno salvaguardati e difesi, sono parte integrante e vitale della Patria e «Casa comune» degli italiani, e che quindi possono essere affidate alla gestione dei cittadini italiani, ma in nessun caso agli stranieri, a prescindere dal fatto che siano cittadini di altri Stati dell’Unione Europea o del resto del Mondo. L’Unione Europea non è né uno Stato, né una Confederazione o Federazione di Stati, ma una organizzazione che al pari delle Nazioni Unite comprende degli Stati che almeno formalmente sono sovrani e indipendenti.

In secondo luogo va chiarito che la costruzione e gestione degli stabilimenti balneari sono una vera e propria attività imprenditoriale che può associare la cura della spiaggia e del litorale, la ricezione con strutture adeguate, la ristorazione, le attività ricreative e sportive, il soggiorno alberghiero.

Ebbene, concepire gli stabilimenti balneari nella loro esclusiva dimensione formale di «servizi» dati in concessione dallo Stato, senza considerare la loro sostanza imprenditoriale che sussiste perché di fatto per i piccoli imprenditori italiani corrisponde nella sostanza al «bene» per cui hanno investito le loro ricchezze e soprattutto la loro vita, si tratta di un arbitrio formalistico che non tiene conto della realtà fattuale e sostanziale dell’impresa balneare.

Purtroppo la prevalenza della dimensione formale rispetto alla realtà fattuale e sostanziale finisce per imporsi anche su un piano generale, traducendosi nella svendita delle migliori grandi imprese italiane, nonché di patrimoni ambientali e culturali nazionali, culminando nella svendita dello Stato che ha ceduto la propria sovranità effettiva all’Unione Europea e alla grande finanza speculativa globalizzata. La conseguenza è che, all’opposto di quanto dovrebbe comportare la liberalizzazione, abbiamo uno Stato onerosissimo e inefficientissimo, noi italiani paghiamo il più alto livello di tassazione al Mondo e abbiamo tra i peggiori servizi pubblici in seno all’Unione Europea.

Cari amici, la nostra ferma convinzione è che lo Stato siamo tutti noi cittadini, che l’insieme del territorio nazionale è di tutti noi cittadini, che lo Stato è al servizio di tutti noi cittadini, che l’insieme del territorio nazionale va salvaguardato e valorizzato da tutti noi cittadini. Noi rifiutiamo e condanniamo la concezione dello Stato che sottomette, umilia e condanna a morte i propri cittadini.

Noi abbiamo il dovere di difendere gli imprenditori balneari affinché sia garantito loro il diritto a continuare a svolgere un’attività per la quale hanno investito tutto se stessi e di cui beneficiamo tutti noi italiani. Se il prezzo degli stabilimenti è eccessivo, lo Stato fissi dei limiti e sanzioni chi non li rispetta, così come accade per altre attività. Ma lo Stato che, paradossalmente è la realtà che più di altre andrebbe messo all’asta per il suo indubbio costo eccessivo a fronte di prestazioni mediocri, non può mettere all’asta la vita di centinaia di migliaia di imprenditori e lavoratori italiani che si guadagnano onestamente da vivere, che sostengono le loro famiglie, che tengono in piedi la cospicua filiera dell’insieme delle attività balneari, che creano ricchezza di cui beneficiamo tutti noi italiani. Ed è del tutto evidente, come è già accaduto nel Golfo di Trieste, che ai piccoli imprenditori italiani si sostituiranno le multinazionali della grande finanza speculativa globalizzata che antepongono la moneta alla persona, che abbattono i confini e gli Stati nazionali per assoggettare al loro potere il Mondo e l’insieme dell’umanità.

Impegniamoci per acquisire e diffondere la corretta rappresentazione della realtà. Mobilitiamoci per promuovere una cultura politica e un Governo che mettano al centro il bene primario degli italiani e l’interesse supremo dell’Italia come Stato indipendente e sovrano.

Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

Fondatore e Presidente della Casa della Civiltà

Lunedì 6 giugno 2022

5 commenti su “Non si può mettere all’asta la vita di centinaia di migliaia di lavoratori italiani

  1. L’Ue, che non è uno Stato ma “un’organizzazione sui generis” che non ha eguali nel mondo, ha messo al centro della sua stessa esistenza il mantenimento della stabilità dell’euro, costi quel che costi, anche a discapito della vita e della dignità delle persone svendute al miglior offerente.

  2. Vale il commento che ho fatto al tuo precedente articolo. Commento che ho personalizzato e messo nel mio diario Facebook ricevendo molti commenti tra cui uno lapidariamente critico da parte di un ex CSMDifesa.
    Ho l’abbonamento ad uno stabilimento balneare a San Felice Circeo e la proprietaria è seriamente preoccupata, come preoccupati sono gestori degli altri stabilimenti lungo il litorale. Per molti è la loro unica fonte di reddito.

    1. Perfettamente d’accordo Magdi.
      Questa è la nostra linea politico socio-economica su cui tutti, penso, convergiamo. La linea del buon senso e dell’amore per l’Italia e gli Italiani onesti e Seri che vogliono lasciare un Paese migliore e degno del suo nome, storia, cultura e bellezza.
      Un appunto, sui prezzi. Lo Stato usa l’argomento come sempre per giustificare le svendite, la cosiddetta libera concorrenza, che dovrebbe spingere ad abbassare i prezzi. Peccato che non sia quasi mai così, perché ci sono i soliti speculatori che si inseriscono e aumentano i prezzi. Ultimo esempio, le ciliegie siciliane comprate dagli agricoltori a 1,80-2,1 euro e vendute a Milano anche a 17, 90 euro.
      Dici bene quando affermi che lo Stato deve fissare dei controlli e dei tetti massimi, perché è l’unico modo per non soccombere tutti alle rapine del ‘mercato’. Ma il Garante per la libera concorrenza con l’Europa sarà contrario. Ecco che anche l’Europa diviene ancora una volta un peso ed un alleato delle ruberie nazionali ed internazionali.
      Quale una possibile soluzione?
      Come accennavi anche tu, dichiarare una serie di beni primari essenziali come strategici e controllati dallo Stato sia nella acquisizione che commercio e vendita con prezzi remunerativi giusti ma non speculativi in una catena corta dal produttore al consumatore.
      In pratica la tutela degli alimentari di base e quindi l’agricoltura, l’energia, i beni Statali tutti, dai confini, all’ambiente, il territorio le attività artigianali e produttive, i beni culturali, ed altri. Questi mai possono essere alienati né considerati prodotti o servizi puramente commerciali e speculativi.
      Perché appartengono a tutti gli Italiani e tutti ne devono giustamente godere.

  3. Caro Magdi, Draghi, sulla scia di Gentiloni , sta proseguendo a depauperare il territorio di confine dell’Italia. Di questo passo, se non riusciremo a fermarli , lui e la sua combriccola, noi Italiani ci ritroveremo stranieri in casa nostra. Vanno fermati e subito. Ersilia Lia Barracca

  4. Caro Magdi, Draghi, sulla scia di Gentiloni , sta proseguendo a depauperare il territorio di confine dell’Italia. Di questo passo, se non riusciremo a fermarli , lui e la sua combriccola, noi Italiani ci ritroveremo stranieri in casa nostra. Vanno fermati e subito. Ersilia Lia Barracca

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