La transizione green danneggia le imprese dell’Ue

La situazione economica attuale è fortemente polarizzata su due fattori essenzialmente:

  • Il conflitto in Ucraina

  • L’impennata dell’inflazione a livello globale

Entrambi questi fattori concorrono alla difficile congiuntura economica, provocando una forte riduzione della domanda, dei consumi, incertezza e preoccupazione.

Tuttavia , per quanto concerne la questione energetica, occorre ribadire che l’impennata dei costi è avvenuta ben prima dell’invasione russa nell’Ucraina.

Il conflitto in Ucraina ha esasperato una condizione che già era presente ovvero l’aumento dei costi energetici, che come si può facilmente verificare attraverso l’andamento del PUN, il prezzo unico nazionale dell’energia elettrica, mostra un andamento decisamente crescente già molto tempo prima della conflitto.

Il PUN viene pubblicato dal GME, il Gestore dei Mercati Energetici che regola il mercato dell’energia in Italia.

Oggi il PUN è quasi quintuplicato rispetto al 2020 e l’aumento si è registrato già nel 2021, ben prima della guerra in Ucraina.

Domanda: quale è il motivo di questo incremento esponenziale del costo dell’energia?

Risposta: la decisione politica dell’UE di procedere ad una TRANSIZIONE GREEN a tappe forzate, prevedendo obiettivi irrealizzabili e condannando le imprese energivore e spendere molti più soldi per accaparrarsi le quote per l’emissione della CO2.

Osservando l’andamento del prezzo delle quote stesse ci si rende conto dell’impatto sui conti aziendali di una simile politica demenziale.

https://ec.europa.eu/clima/eu-action/eu-emissions-trading-system-eu-ets_it

Nato nel 2005, il sistema europeo delle quote di emissione (Emissions Trading System o ETS) opera secondo una logica cap & trade, in cui si stabilisce un tetto (cap) al numero di quote che vengono messe a disposizione ogni anno per gli operatori appartenenti ai settori assoggettati (oltre 15000 installazioni fisse e, dal 2012, anche l’aviazione commerciale). Dato tale vincolo, ogni operatore deve restituire annualmente un numero di quote pari alle emissioni prodotte per evitare pesanti multe. Chi si trova in deficit, può acquistare le quote mancanti in asta (da uno degli Stati membri dell’UE) o sul mercato da operatori che si trovino in surplus o da soggetti terzi abilitati.

La forte impennata del prezzo dei certificati è dovuta alla decisone politica dell’UE (aprile 2021) di alzare dal 40% al 55% il target sulla riduzione di gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 (anno di riferimento del protocollo di Kyoto). Per perseguire questo ambizioso obiettivo la Commissione Europea ha presentato una proposta normativa (c.d. fit-for-55) che, oltre a prevedere lo stop completo alle auto inquinanti dal 2035, contiene un ricco pacchetto di misure che darebbero un’ulteriore stretta al sistema .

In particolare si amplierà il numero dei settori soggetti alla regolamentazione e si ridurranno le quote assegnate gratuitamente che già oggi sono meno della metà di quelle del 2008.

La presenza sul mercato ETS di operatori non europei, interessati esclusivamente alla possibilità di realizzare profitti, ha visto il prezzo delle quote salire senza sosta, mettendo in seria difficoltà le aziende maggiormente in deficit energetico e prime vittime della speculazione.

La conclusione sarà il progressivo incremento dei costi per le imprese europee, condannate a perdere competitività verso il resto del mondo ( la Cina e l’Asia in particolare), che neppure si sognano lontanamente la demenziale politica green dell’UE.

Ma allora, perché l’UE sceglie deliberatamente di condannare l’industria del continente europeo?

1 commento su “La transizione green danneggia le imprese dell’Ue

  1. Questo è l’articolo che ci voleva, in modo chiaro e dettagliato è mostrata la nostra fine se continuiamo in questo modo. E’ talmente tanto chiaro che le persone che guidano l’Italia e l’Europa sono incapaci al punto di dover essere interdette dalla loro carica. Questa condizione ci darà la giusta causa per “detestare” l’immenso debito che stanno creando. Questo susseguirsi di azioni in malafede o scellerate mostrano che il requisito fondamentale per poter fare politica è aver lavorato almeno 30 anni al di fuori della politica per poi dare alla politica e allo stato quel modo di operare maturo e di valore di cui oggi abbiamo tanto bisogno. Se una persona non sa come gira il mondo come può pensare di governarlo.

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