Il crollo del BTP apre la strada al MES…

Arriverà il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, ed avrà gli occhi di Mario Draghi. Manca solo quest’ultimo tassello al Migliore per completare l’opera di svendita e liquidazione del Paese.

La BCE, dal suo canto, nella riunione del 9 Giugno ha confermato la fine del quantitative easing e della politica dei tassi a zero. Inizierà quindi una nuova fase con un progressivo innalzamento dei tassi d’interesse nel disperato tentativo (piuttosto improbabile) di limitare l’inflazione oggi alle soglie del 7%.

Il Consiglio direttivo ha deciso di porre fine agli acquisti netti di attività nell’ambito del suo programma di acquisto di attività (App) a partire dal 1° luglio 2022. Il board ha sottolineato che “intende continuare a reinvestire integralmente il capitale versato dai titoli in scadenza acquistati nell’ambito del App per un periodo di tempo prolungato oltre la data in cui inizia ad aumentare i tassi di interesse di riferimento e, in ogni caso, per tutto il tempo necessario a mantenere ampie condizioni di liquidità e un adeguato orientamento di politica monetaria”.

Queste aspettative hanno già avuto una prima vittima sacrificale: il nostro BTP che ha immediatamente perso quasi due figure in poche ore, portando il rendimento del titolo decennale a livelli che non si vedevano dal 2014, prossimi al 4%.

Lo spread con il Bund è quindi tornato ben sopra i 200 punti base, innescando la solita spirale di timori sulla sostenibilità del debito pubblico italiano.

Venendo quindi meno la BCE come compratore del nuovo debito italiano, con tassi in crescita, le future emissioni di BTP dovranno essere collocate con cedole sempre più alte, con un corrispettivo salasso dello Stato a favore degli investitori e speculatori.

Questo nuovo corso porterà a maggiori imposte e tasse a carico dei residenti per onorare gli interessi sul debito che per il 30% è ancora detenuto da stranieri. Si tasseranno quindi ancora di più, sempre più le imprese e le famiglie italiane per garantire una buona rendita finanziaria ad investitori stranieri. Sembra oramai una cosa normale, sulla quale nessuno trova nulla da dire.

L’aumento delle imposte riduce il reddito disponibile, quindi i consumi, i redditi ed i salari, innescando una spirale recessiva che abbiamo già conosciuto grazie al prof. Monti ( quello che si vantava di aver distrutto la domanda interna).

La riduzione del PIL, in parte compensata dalla maggiore inflazione, limiterà lo spazio per realizzare nuovi investimenti e spesa pubblica produttiva, mentre cresceranno gli aiuti assistenziali al settore privato.

Ed ecco allora come per magia, si materializzerà all’orizzonte il nostro “salvatore”, il MES.

Sia il Governo Drgahi, sia il MES operano sulla base di un preciso spartito; sottrarre sovranità agli stati nazionali per asservirli sempre più alla governance finanziaria.

Il MES infatti rappresenta un vero e proprio sistema di predazione di sovranità: offre sostegno in cambio di riforme. Il fondo è regolato dalla legislazione internazionale e ha sede in Lussemburgo. Può emettere prestiti (concessi a tassi fissi o variabili) per assicurare assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà ed acquistare titoli sul mercato primario e secondario, ma a condizioni molto severe. Queste condizioni rigorose “possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche, al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite” e sono definite di volta in volta dal Memorandum d’intesa.

Il MES si muove sulla base di un approccio cash-for-riforme, cioè i Paesi membri ricevono prestiti in cambio di riforme economiche. Le riforme che vengono richieste ai Paesi membri, per poter accedere ad un programma di sostegno del MES sono di tre tipologie:

1- Consolidamento fiscale – misure per ridurre la spesa pubblica, riducendo i costi della pubblica amministrazione e migliorare la sua efficienza e per aumentare le entrate attraverso privatizzazioni o la riforma fiscale;

2- Riforme strutturali – misure per aumentare il potenziale di crescita, creare posti di lavoro e migliorare la competitività;

3- Riforme del settore finanziario – misure per rafforzare la vigilanza bancaria o ricapitalizzare le banche.

Cedere al MES significherebbe, per il popolo italiano, una disfatta totale; l’intervento del fondo rappresenta la cessione incondizionata della governance economica ad una tecnocrazia che sta progressivamente depotenziando la sovranità degli Stati.

Il tutto per salvare una moneta nata male e proseguita peggio, corredata da un insieme di norme e trattati che stanno distruggendo le economie reali, impoverendo i popoli, creando disoccupazione e povertà crescenti, ma che in compenso hanno reso più stabile il sistema bancario.

Il Meccanismo Europeo di Stabilità rappresenta oggi una enorme idrovora di diritti e libertà, che con la corresponsabile negligenza o collusione della classe politica rischia di trovare spazio anche in Italia. Se poi a questo sommiamo il fatto che, i membri dell’organizzazione sono per Trattato immuni da procedimenti legali; gli atti scritti e i documenti ufficiali redatti sono inviolabili; i locali e gli archivi del MES sono inviolabili; l’ente ha come scopo quello di realizzare profitti e può avvalersi dei contributi di banche private sia per quanto riguarda le erogazioni da fornire, sia per quanto attiene le misure da chiedere in cambio ai paesi debitori, è evidente che la sovranità dei singoli Stati membri rischia quindi di essere sostituita da una governance economica privata in grado di imporsi facilmente sugli organi sovrani dei vari stati nazionali.

Riuscirà questo governo a far approvare anche il MES?