Il piccolo Archie è stato deliberatamente ucciso dai medici con l’avvallo di un giudice perché la sua degenza in ospedale costava troppo, contro la volontà dei genitori. Lo stesso accade per i pazienti anziani. Non si tratta né di suicidio assistito né di eutanasia, ma di omicidio di Stato che mette al centro la moneta e non la persona

Cari amici buongiorno e buon inizio di settimana. Sabato scorso, 6 agosto, Patricia Goodings-Williams ha scritto su “La Nuova Bussola Quotidiana”: «Archie Battersbee è morto alle 12.15 (le 13.15 ora italiana). Dopo una dura battaglia legale durata quattro mesi, i medici del Royal London Hospital l’hanno avuta vinta: ad Archie, il ragazzino 12enne in coma dallo scorso 7 aprile, sono stati tolti i sostegni vitali ed è stato lasciato morire in ospedale con una procedura che sa di esecuzione. La madre, Hollie Dance, ha lottato fino all’ultimo istante per affermare il diritto alla vita e il primato dell’amore dei genitori davanti a uno Stato che pretende potere di vita e di morte sui suoi cittadini.»
Queste le parole della madre Hollie Dance: «Questo è un caso che riguarda essenzialmente l’amore di una madre, ma anche i suoi diritti. A che punto io e il padre di Archie abbiamo perso i nostri diritti di genitori nel decidere cosa vogliamo per nostro figlio?». Archie è morto due ore dopo l’inizio della procedura di distacco dei supporti vitali, nutrizione, idratazione e soprattutto la ventilazione. La notizia della morte è stata data dalla madre all’esterno dell’ospedale: «Archie è morto alle 12.15. Sono la mamma più orgogliosa del mondo. Era un bambino bellissimo, e ha combattuto fino all’ultimo minuto». «Con tutto il rispetto, i medici hanno detto che Archie non sarebbe durato 24 ore ed eccoci al giorno 121. Altri paesi danno ai loro figli 6 mesi. Perché questo Paese dovrebbe essere in grado di porre fine alla vita di un bambino, a qualsiasi età, nel giro di poche settimane? Volevano porre fine alla sua vita dal secondo giorno in poi».
La zia Ella Carter, tra le lacrime, ha detto: «Sono state tolte tutte le medicazioni alle 10. Le sue condizioni sono rimaste completamente stabili per due ore, finché gli è stata ridotta la ventilazione. A quel punto è diventato completamente blu. Non c’è nulla di dignitoso nel guardare un familiare o un bambino soffocare. Nessuna famiglia dovrebbe essere costretta a vivere questo. È una barbarie»
Archie è morto 122 giorni dopo che la madre l’aveva trovato privo di sensi il 7 aprile, strangolato con una corda al collo in casa a Southend-on-Sea, nell’Essex. Sua madre crede che sia stato causato dall’aver tentato la “sfida del blackout”, una pericolosa moda che ha preso piede su Tik Tok, che ha ucciso almeno altri due bambini.
L’ultima richiesta della famiglia è stata una «morte dignitosa» per il piccolo Archie. Avrebbe comportato il trasferimento di Archie all’ospizio di St. Mary, a breve distanza in auto dal Royal London Hospital. «Tom, il fratello di Archie, aveva già riservato un posto all’hospice per suo fratello minore alcuni giorni fa in modo che Archie potesse trascorrere i suoi ultimi momenti in un bellissimo giardino con scoiattoli e fauna selvatica, sotto il sole estivo (…) Archie non vede la luce da quattro mesi e vogliamo dare ad Archie l’ultimo saluto che vorrebbe, lontano dall’ambiente teso, chiassoso e caotico dell’ospedale. Ma l’ospedale ha rifiutato di lasciar andare Archie», ha denunciato la madre.
Il “Christian Legal Center” che ha sostenuto la famiglia di Archie ha chiesto una «revisione e riforma urgente» della legge inglese in materia:  «Gli eventi delle ultime settimane sollevano molte questioni significative, tra cui domande su come viene definita la morte, come vengono prese queste decisioni e il posto della famiglia. Nessuno vuole vedere altre famiglie vivere quello che hanno passato. Serve una revisione e una riforma urgenti del sistema». 

Tre giorni prima, il 3 agosto, Elena, una donna di 69 anni della provincia di Venezia affetta da una grave patologia oncologica, ha scelto di farsi togliere la vita tramite il suicidio assistito in Svizzera. Marco Cappato, Tesoriere della Fondazione Luca Coscioni, che ha accompagnato Elena si è autodenunciato dai Carabinieri: «Oggi mi reco alla caserma dei Carabinieri per raccontare l’aiuto fornito a Elena, senza cui non sarebbe stato possibile arrivare in Svizzera. E spiegherò ai Carabinieri che per le prossime persone che ce lo chiederanno, se saremo nelle condizioni di farlo, aiuteremo anche loro. Sarà poi compito della giustizia stabilire se questo è un reato o se c’è la reiterazione del reato. O se c’è discriminazione come noi riteniamo tra malati. A noi pare evidente che c’è una discriminazione costituzionale tra malati». Cappato fa riferimento al caso di Federico Carboni, tetraplegico da 12 anni in seguito ad un incidente stradale, che il 16 giugno 2022 si è tolto la vita con il consenso della magistratura, il primo caso legale di suicidio assistito in Italia. Cappato spiega che la mancanza del trattamento di sostegno vitale per Elena l’ha costretta a recarsi in Svizzera: «Che senso ha che una persona completamente paralizzata possa accedere al suicidio mentre un malato terminale di cancro con aspettativa di vita di pochi mesi non ha diritto e deve affrontare quello che Elena ha definito un inferno che non voleva affrontare».

Il 4 agosto, in una lunga intervista a “Vanity Fair”, il Cardinale Matteo Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha detto «Celebrerei le esequie se una persona morisse con il suicidio assistito», pur precisando che «la Chiesa non ammette l’eutanasia, ma chiede l’applicazione delle cure palliative. Si resta fino all’ultimo accanto all’amato, facendo di tutto per togliere la sofferenza del corpo e dello spirito, quindi senza alcun accanimento, ma difendendo sempre la dignità della persona. La complessità richiede intelligenza, misericordia e amore per capire le vicende della vita».

La Corte Costituzionale del 2019 ha emesso una sentenza che fissa quattro condizioni per accedere al suicidio assistito: la presenza di una patologia irreversibile, la piena capacità di autodeterminarsi, la condizione di sofferenza e il trattamento di sostegno vitale.
Per suicidio assistito si intende la morte che avviene attraverso l’assunzione “autonoma” da parte del paziente terminale del farmaco letale. Si dice “assistito” perché sono i medici a preparare il farmaco o la struttura meccanica che aiuterà il paziente ad assumere il medicinale. L’ultimo gesto, anche soltanto spingere un tasto, deve essere autonomo. In pratica il suicidio assistito prevede l’aiuto medico e amministrativo portato a un soggetto che ha deciso di morire tramite suicidio, ma senza intervenire nella somministrazione delle sostanze.
Con eutanasia si indica indica l’atto di procurare intenzionalmente e nel suo interesse la morte di una persona che ne faccia esplicita richiesta, senza tuttavia un gesto autonomo della persona.
Ebbene, mentre nei casi menzionati di Federico Carboni e di Elena si tratta di «suicidio assistito», nel caso del piccolo Archie non si tratta né di suicidio assistito né di eutanasia, perché né il piccolo Archie, che non era in grado di intendere, né i suoi genitori, avevano dato il consenso a procurargli la morte. Ma sono stati i medici, con l’avvallo del giudice, a decidere che Archie doveva morire. La legge ha dato ai medici il potere di sostituirsi e di prevalere sulla potestà genitoriale, sulla volontà dei genitori. Per una ragione squisitamente e esplicitamente economica: la degenza di Archie in ospedale, che durava da quattro mesi, costava troppo per il bilancio pubblico. L’ha chiarito la sua mamma: «Tutto quello che ho sempre chiesto è di prolungare la degenza a sei mesi. Quale era il problema per loro? Hanno speso una fortuna in spese legali combattendo contro di me in tribunale, soldi che avrebbero potuto spendere per la cura di Archie e di altri».

Cari amici, il piccolo Archie è stato deliberatamente ucciso dai medici con l’avvallo di un giudice perché la sua degenza in ospedale costava troppo, senza l’assenso del bambino e contro la volontà dei genitori. Lo stesso accade per i pazienti anziani che necessitano di essere assistiti in ospedale, ma che vengono considerati un costo economico senza alcun utile perché tanto sono in un età che statisticamente risultano prossimi alla morte. Non si tratta né di suicidio assistito né di eutanasia, ma di omicidio di Stato perché il costo di degenza dei pazienti va oltre il bilancio a disposizione. Prendiamo atto che questa civiltà decaduta mette al centro la moneta anziché la persona, concepisce il valore del denaro superiore al valore della vita.
La Casa della vita crede fermamente nella sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale; considera la vita, la dignità e la libertà di scelta come valori inviolabili e diritti inalienabili; condanna come crimini contro l’umanità l’aborto, l’eutanasia, l’eugenetica, l’utero in affitto, la manipolazione genica, il transumanesimo. Dobbiamo mobilitarci per affermare la civiltà che metta al centro la persona come depositaria di valori naturali assoluti, universali e eterni, la cultura della vita e della rigenerazione della vita. Prendiamo atto che quando si consente un’eccezione al rispetto della sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale, si spalanca una voragine che rende impossibile salvaguardare la vita di tutti noi, a prescindere dalla nostra volontà.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Lunedì 8 agosto 2022

5 commenti su “Il piccolo Archie è stato deliberatamente ucciso dai medici con l’avvallo di un giudice perché la sua degenza in ospedale costava troppo, contro la volontà dei genitori. Lo stesso accade per i pazienti anziani. Non si tratta né di suicidio assistito né di eutanasia, ma di omicidio di Stato che mette al centro la moneta e non la persona

  1. La notizia della morte del bimbo Archie Battersbee è stata riportata dai quotidiani più diffusi in italia. 
    Per approffondire,ho scelto di leggere Famiglia Cristiana.
    Dal 7 aprile 2022 il bimbo è caduto in coma profondo: i medici hanno detto che sarebbe sopravissuto per 24 ore e da allora ne sono passati 121 prima che fosse eseguita “la sentenza di morte” da parte dello Stato britannico.
    Dopo il NO della Alta Corte di Londra alla richiesta dei Battersbee di trasferire il figlio in un hospice vicino casa loro dove ricevere cure palliative, è arrivata l’estrema decisione di porre fine alla vita del bambino.
    I genitori si sono pure rivolti alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, ma la Corte ha risposto di non volere interferire con le decisioni della giustizia britannica!
    Il vescovo John Sherrington, ausiliare della diocesi di Westminster e responsabile per le questioni della Vita per la Conferenza Episcopale Cattolica d’Inghilterra e Galles, ha detto:<<dal momento in cui viene sospeso il sostegno vitale, ogni passo deve essere compiuto riconoscendo la dignità intrinseca di persona creata ad immagine e somiglianza di Dio.
    E’ importatnte assicurare <<un processo di accompagnamento compassionevole di Archie e dei suoi genitori in questo momento in cui si dicono addio>>.
    Queste parole mi lasciano sgomento e non so immaginare di quale conforto siano capaci per la famiglia del bimbo.
    Oso dire che mi sanno tanto di humor inglese se non fosse una tragedia..
    Per questa dolorosa vicenda sui troppi responsabili, dovrà cadere il giudizio divino.
    I medici per primi perché hanno tradito il giuramento di Ippocrate. Il Royal London Hospital,mi viene da pensare ad un Grand Hotel a 5 stelle,ha deciso di staccare la spina,ovvero arrestare la macchina della ventilazione assistita, motivando la decisione di porre termine a quello che,nei fatti,è da loro stessi considerato un accanimento terapeutico.
    Pure la Chiesa protestante anglicana ha la sua responsabilità per non avere insistito a difendere la vita del bambino e di essersi piuttosto limitata al “conforto” dei genitori.
    Aggiungo poi tra i votanti pro-morte, l’Autorità sanitaria inglese, il National Health Service,completamente pubblico e interamente sovvenzionato dallo Stato. Questo fa pensare che la decisione di togliere i farmaci al bimbo prima e la ventilazione dopo,sia stato un calcolo principalmente economico.
    Neppure la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo può tirarsi fuori dalla condanna per non essersi impegnata abbastanza per sostenere i genitori Betsabee nella loro disperata lotta per tenere in vita il piccolo,aggrappati alla speranza, alla Fede in un miracolo che lo potesse salvare. 
    La disgrazia capitata alla famiglia Battersbee è una brutta storia che va ricordato, può capitare in qualsiasi famiglia.
    Sappiamo cosa ha spinto il bambino all’insano gesto e sappiamo quanto i ragazzini siano soggiogati dai criminali giochi che prolificano in Rete.
    E’ una storia che deve toccare le coscienze di tutti. E’ una storia che pone seri timori quando il peso della Economia prevale sull’Etica, sulla Religione,sulla stessa Vita della persona.
    Noi della Casa della Civiltà e tutte le persone “amate dal Signore”,ci dobbiamo impegnare a difendere, sostenere, tutte le categorie più deboli della Società:gli anziani soli e indifesi, anziani ammalati terminali in qanto corrono seri rischi di sopravivenza.  

  2. Tutto questo orrore è perfettamente inserito nel programma di cupio dissolvi che permea ormai tutta la Civiltà Occidentale.A volte mi chiedo se anche questo modo di definirci, cioè “occidentali” non contenga insito il messaggio del significato etimologico di questo termine, e cioè cadere, tramontare…

  3. Concordo pienamente con il tuo pensiero! Ho già avuto modo di discutere in diverse occasioni della morte di Archie e della morte della signora Elena che volontariamente ha deciso di porre fine alla sua vita mentre Archie non ha potuto scegliere ☹️e neppure chi esercitava la patria potestà, i suoi genitori. Non ho più lacrime per questa sfortunata famiglia 😢

  4. ottimo articolo Magdi .
    La vita è un bene inviolabile e ogni medico giura:
    – di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona cui con costante impegno scientifico, culturale e sociale ispirerò ogni mio atto professionale;
    – di non compiere mai atti finalizzati a provocare la morte;
    ma non mi sembra che il giuramento di Ippocrate si rispetti ,è una politica mortifera.
    Ho visto per caso anche il video trasmesso da un’emittente televisiva cristiana
    di Elena morta in Svizzera ,felice di aver potuto scegliere, Purtroppo la gente si trova in una grande confusione.

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