Gli antichi dicevano che pregare è respirare. Qui si vede quanto sia sciocco voler parlare di un “perché”. Perché io respiro? Perché altrimenti morrei. Così la preghiera.
(Søren Kierkegaard)

Lasciami
Sussurrare queste poche parole
Prostrato
All’eterno mistero della creazione
Bisbigliare come si fa nei momenti d’amore
Il senso della dolcezza di vivere
La gioiosa meraviglia della natura
Le recondite ragioni dell’umano dolore
Il fine ultimo di queste passioni
Sull’aspro sentiero della vetta
Ho ammirato la magia del primo raggio dell’alba
Sulle gocce trasparenti di rugiada
Il diadema di perle sui trifogli del prato
Ho cercato l’alito antico della speranza
Fra i fedeli viandanti della luce
Ho voluto celebrare il tenue colore dei petali
Il soffio di desiderio
Delle prime rose di primavera
Odorare la sublime carezza
E lasciarmi sedurre
Dal tenero profumo dei gelsomini
Cantare l’armoniosa poesia del pensiero
Al crogiolo dorato del tramonto
Per un attimo mi è parso di sentire
Il prolungato
Roco
Stridulo
Grido della ghiandaia
Rompere il sovrano silenzio della querceta
E nel profondo dell’animo
Come fosse ancora l’aria di quei giorni
Ho sentito alternarsi nella tempesta dei sentimenti
L’aspro sapore dell’emozione adolescente
Il ripetuto ritorno dei rimpianti
L’agognato perdono dei rimorsi
O mia accorata
Mesta preghiera della sera
Asciuga queste lacrime di giubilo
Piega le mie ginocchia
Abbassa i miei occhi
Congiungi le mie mani
Fra la folla
Stipata
In attesa dell’ultimo commiato
E fai giungere al Signore degli astri
Oltre l’orizzonte degli uomini e le candide nuvole del cielo
Con le note di questa invocazione
Tutta l’ammirazione
Lo stupore
La gratitudine
L’affetto
Dell’ultimo dei pellegrini
Per questa nostra meravigliosa
Stupenda
Avvincente
Irripetibile corsa per la vita

Quando mi desterò
dal barbaglio della promiscuità
in una limpida e attonita sfera
Quando il mio peso mi sarà leggero
Il naufragio concedimi Signore
di quel giovane giorno al primo grido
(Giuseppe Ungaretti)

Foto di copertina: “Preghiera” dal web

Questa rubrica “Sciaveri di tregua” desidera istituzionalizzare la registrazione costante dei pochi ma intensi momenti di riflessione che mi vengono suggeriti in tempo reale in parte dall’osservazione e dalla traduzione poetica di immagini particolari con cui la realtà si manifesta e in parte dalla immancabile dose di esperienza specifica che l’età matura può aggiungere a questa attenta osservazione.

È abbastanza incredibile quanto sia in questo contesto assai prezioso, soprattutto dal punto di vista spirituale, l’affinamento che a questa osservazione si affianca nell’intento di popolare di piccole ma vitali suggestioni le esigue pause spirituali che, con forzata parsimonia, la realtà odierna nella sua corsa ci riserva.

Ho riscoperto il prezioso quanto dimenticato lemma “sciàveri ” per dare un nome a questi momenti, a queste osservazioni e a questi intensi ritagli di esistenza , definendo il termine “tregua” , dal sapore combattivo e guerresco, proprio per stigmatizzare la sconcertante sofferenza del corpo e dello spirito in questa quotidiana “tenzone” che tutti dobbiamo affrontare nel contesto della convivenza sociale e nel caos di questa corsa ad ostacoli , densa di episodi di “fatica” in un mondo in cui la realtà presenta fenomeni di effettive sfide temporali e fisiche oltre a un continuo sopravvenire di istanze etiche e spirituali, materia di problematiche irrisolte, nonché di dubbi esistenziali di non poco conto.

Sciàveri di tregua” è quindi nato con l’ambizione di rappresentare un convinto, coerente e sentito invito a una sosta ferace dello spirito, intesa a lasciare a ciascuno la possibilità di riflettere intorno ai valori propri e intimi dell’esistenza , fatto non sempre concesso dalla realtà “accelerata” e nello stesso tempo “aumentata” dei nostri giorni.
Attraverso pensieri tradotti in sequenze armoniche di parole , qualche volta attraverso ritmi melodici ed onomatopeici in cui si mescolano elementi naturali primordiali e sottili rumori di sentimenti umani , ho cercato di incontrare opere di amici noti o sconosciuti e di invocare il loro aiuto, la loro complicità , per indugiare su qualche immagine di questa turbinosa avventura del vivere gli anni del terzo millennio, in una gara senza pause, senza respiro e “apparentemente” senza alcun segno di pietà per chi rimane relegato a una vana attesa sul ciglio spesso tristemente disadorno e inospitale della strada.
Da artigiano della parola ho scambiato impressioni con solerti artigiani del suono, dei colori e dell’immagine (pittori, scultori , musicisti e fotografi) per scoprire quegli stimoli creativi condivisi che facilitano una risposta corale a una serie di interrogativi comuni alle varie “discipline artistiche”, cioè comuni all’interpretazione della realtà”.

Qualche volta ci siamo insieme domandati dove si voglia arrivare attraverso questa amabile scorciatoia con cui si tende a volere a tutti i costi eliminare le tregue, accelerare la corsa, bruciare tutte le tappe, comprese quelle più solenni e rituali come gli archetipi più sacri e celebrati dalla tradizione della vita e della morte. Qualche altra ci siamo soffermati sui valori tradizionali della nostra esistenza con attenzione e scrupolosa smania di descrivere i colori della realtà com’è o come vorremmo che venisse percepita attraverso il filtro della nostra mediazione spirituale, artistica ed umana.

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