Si sta come | d’autunno | sugli alberi | le foglie.
(Giuseppe Ungaretti)

Siamo come foglie d’autunno
Oscillano piano
Cadono lievi
Sul tappeto umido di speranza
Le nostre trepide emozioni
Danzano sull’onda del vento
Le carezze dei raggi radenti del tramonto
Inerti compagne del desiderio
Svaniscono nell’ombra
Le tinte struggenti
Del miraggio adolescente
Le feste di allora
Paiono immagini opache
Lontane
Come segni antichi della speranza
Vagano nell’aria tiepida del crepuscolo
E rincorrono nel buio
Insieme
Alle chimere degli anni fioriti
Alla esuberante verzura di un tempo
Ai tentacoli spogli del destino
L’angoscia del rimpianto
Per celare nella notte
Amare
Occulte lacrime di delusione
Resta intorno un’ignara coltre
Di ricordi
Di sogni
Di sensazioni
Presto
Morbido letto della prima neve

Il colore delle foglie d’autunno dipinge in modo inequivocabile la malinconica atmosfera del distacco.

Foto di copertina: “Foglie d’autunno” dal web

Questa rubrica “Sciaveri di tregua” desidera istituzionalizzare la registrazione costante dei pochi ma intensi momenti di riflessione che mi vengono suggeriti in tempo reale in parte dall’osservazione e dalla traduzione poetica di immagini particolari con cui la realtà si manifesta e in parte dalla immancabile dose di esperienza specifica che l’età matura può aggiungere a questa attenta osservazione.

È abbastanza incredibile quanto sia in questo contesto assai prezioso, soprattutto dal punto di vista spirituale, l’affinamento che a questa osservazione si affianca nell’intento di popolare di piccole ma vitali suggestioni le esigue pause spirituali che, con forzata parsimonia, la realtà odierna nella sua corsa ci riserva.

Ho riscoperto il prezioso quanto dimenticato lemma “sciàveri ” per dare un nome a questi momenti, a queste osservazioni e a questi intensi ritagli di esistenza , definendo il termine “tregua” , dal sapore combattivo e guerresco, proprio per stigmatizzare la sconcertante sofferenza del corpo e dello spirito in questa quotidiana “tenzone” che tutti dobbiamo affrontare nel contesto della convivenza sociale e nel caos di questa corsa ad ostacoli , densa di episodi di “fatica” in un mondo in cui la realtà presenta fenomeni di effettive sfide temporali e fisiche oltre a un continuo sopravvenire di istanze etiche e spirituali, materia di problematiche irrisolte, nonché di dubbi esistenziali di non poco conto.

Sciàveri di tregua” è quindi nato con l’ambizione di rappresentare un convinto, coerente e sentito invito a una sosta ferace dello spirito, intesa a lasciare a ciascuno la possibilità di riflettere intorno ai valori propri e intimi dell’esistenza , fatto non sempre concesso dalla realtà “accelerata” e nello stesso tempo “aumentata” dei nostri giorni.
Attraverso pensieri tradotti in sequenze armoniche di parole , qualche volta attraverso ritmi melodici ed onomatopeici in cui si mescolano elementi naturali primordiali e sottili rumori di sentimenti umani , ho cercato di incontrare opere di amici noti o sconosciuti e di invocare il loro aiuto, la loro complicità , per indugiare su qualche immagine di questa turbinosa avventura del vivere gli anni del terzo millennio, in una gara senza pause, senza respiro e “apparentemente” senza alcun segno di pietà per chi rimane relegato a una vana attesa sul ciglio spesso tristemente disadorno e inospitale della strada.
Da artigiano della parola ho scambiato impressioni con solerti artigiani del suono, dei colori e dell’immagine (pittori, scultori , musicisti e fotografi) per scoprire quegli stimoli creativi condivisi che facilitano una risposta corale a una serie di interrogativi comuni alle varie “discipline artistiche”, cioè comuni all’interpretazione della realtà”.

Qualche volta ci siamo insieme domandati dove si voglia arrivare attraverso questa amabile scorciatoia con cui si tende a volere a tutti i costi eliminare le tregue, accelerare la corsa, bruciare tutte le tappe, comprese quelle più solenni e rituali come gli archetipi più sacri e celebrati dalla tradizione della vita e della morte. Qualche altra ci siamo soffermati sui valori tradizionali della nostra esistenza con attenzione e scrupolosa smania di descrivere i colori della realtà com’è o come vorremmo che venisse percepita attraverso il filtro della nostra mediazione spirituale, artistica ed umana.

3 commenti su “Foglie d’autunno

  1. Bella come sempre, anche se non riesco a cogliere fino in fondo tutti i segni e i suggerimenti dell’anima, del tuo vissuto. Forse pensare all’autunno a ferragosto anticipa quello che temiamo succederà allora alle nostre vite, all’economia, al tessuto sociale?
    Preghiamo il calice amaro ci sia risparmiato : Pater noster, qui es in coelis………

    1. Caro Gianni,
      Non ho necessariamente legato la metafora dell’autunno alla nostra situazione che si presenterebbe più appropriatamente rappresentata dall’inverno più gelido. Le mie riflessioni si propongono al lettore come momenti e istantanee della nostra esistenza e non sempre le stesse sono sincrone al vissuto di quel giorno. Pensiamo quindi all’autunno come un messaggio di allarme e di allerta in modo che rimanga un poco di spazio per la speranza e un poco di tempo per un’azione riparatrice da parte nostra prima della catastrofe. Persone di fede come sono certo tu sia sono una buona ragione perché il calice amaro dell’oscurità e del gelo ci sia infine risparmiato. Anche se molti intorno a noi non lo meritano visto che sono gli stessi che con la loro ignavia o sete di potere lo hanno alimentato.
      Grazie Gianni per la tua costante e attenta partecipazione!

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