De Sanctis e il suo spirito patriottico negli anni di insegnamento alla scuola di Vico Bisi

Francesco De Sanctis è un giovane professore di Lettere che, all’inizio degli anni ‘40 dell’Ottocento, insegna nella scuola privata di Vico Bisi, a Napoli, presentandosi come un intellettuale nuovo, ribelle, che segue una linea di pensiero innovativa.
Sin da subito egli sente forte l’esigenza di un contatto diretto con la realtà, colta concretamente, che gli fa maturare un rigore di approccio allo studio che non sia intaccato da apriorismi mentali e da premesse che condizionino la libertà dei suoi giudizi critici.
Durante i primi anni della sua attività didattica e critico-letteraria però appare sorprendente la sua apparente adesione all’indirizzo di ricerca del purismo, promosso da Basilio Puoti, ricco discendente di una famiglia marchionale, il quale rinuncia a incarichi e a titoli nobiliari per costituire una scuola linguistica e teorico-letteraria con un approccio astratto e dottrinale allo studio del passato. La stessa scuola di Vico Bisi, dove lavora De Sanctis, viene fondata da Basilio Puoti in persona e il metodo didattico dei docenti che vi insegnano non può non accordarsi con l’orientamento del suo fondatore.

Come ha fatto il ribelle De Sanctis a operare in una realtà siffatta senza correre il rischio di esserne espulso seduta stante?
I corsi di lezioni che De Sanctis tiene alla scuola di Vico Bisi, in effetti, paiono subito caratterizzati in maniera molto peculiare sul piano della didattica e della metodologia. Il giovane insegnante pur mostrando di rientrare all’interno dell’ottica, dell’ideologia e nell’indirizzo di ricerca linguistico-letterario seguito dal Puoti, in realtà ne diverge radicalmente.
De Sanctis recupera e fa suoi, della cultura e della dottrina del purismo, solo gli stimoli e le istanze più costruttivi; non ne segue ciecamente l’indirizzo e non si adatta meccanicamente al suo insegnamento.
Per prima cosa egli individua e accoglie del purismo il sentimento sincero e l’impronta patriottica che ne segna e anima lo spirito e l’ideologia. Lo studio dotto e la ricerca tutta letteraria e libresca attraverso cui si svolge l’attività intellettuale all’interno della scuola del Puoti, invero, non è solo un’attività di ricerca “vuota” e accademicamente inutile. Essa ha un suo contenuto umano e trova un significato accettabile e condivisibile da De Sanctis per il fervore mentale con cui è condotto lo studio sui testi del passato e per la grande attenzione rivolta alla tradizione letteraria italiana mossa dalla volontà di riscoprirne e svelarne il senso dell’italianità e il sentimento nazionale.
Nel giovane De Sanctis si scorge sì la presenza di quello stesso tradizionalismo letterario italiano che la dottrina puristica persegue e che egli condivide, ma lui ne esalta soprattutto il senso patriottico che lo anima.

Nel primo Ottocento si ha una duplice concezione del “patriottismo”: da un lato esso è inteso come tendenza sentimentale e ideologica che si giustifica sulla base di quella linea liberale e antiaustriaca lungo la quale si inquadra gran parte degli sviluppi e dei fatti della politica italiana del tempo; dall’altro il patriottismo nasce da stimoli reazionari e tendenzialmente anti-francesi. In effetti è più sulla scia di questo secondo orientamento che si devono leggere i punti in comune che il fenomeno culturale del purismo ha col patriottismo: l’esaltazione del purismo letterario si fonda su un approccio tipicamente ottocentesco secondo cui si riporta il sentimento nazionale alla rivolta contro l’invasione francese, ritrovando una coscienza “nazionale” in tutta la tradizione letteraria italiana: Dante, Petrarca, Machiavelli, ecc.

De Sanctis, però, mostra di condividere gli spunti più sinceri e originali da cui il purismo è mosso. Egli, per esempio, non si accorda con gli orientamenti ideologicamente in antitesi che il purismo appare avere rispetto alle tesi settecentesche di intellettuali come Verri e Cesarotti, che il purismo rifiuta perché ritenute anarchiche e contrarie al principio della “purezza” della lingua, assunta in maniera aprioristica e formulata sul modello della lingua del Trecento, considerato “secolo d’oro”, immune da influssi stranieri.

Il recupero linguistico e letterario dei grandi esempi della tradizione italiana si spiega, secondo gli spunti più sinceri e originali da cui esso è mosso, secondo esigenze sentimentali e principi morali da De Sanctis assolutamente condivisi, al di là di eventuali smodate e inspiegabili degenerazioni successive.

Egli individua nel recupero del passato e nella tradizione letteraria un potenziale insegnamento attivo per il presente valido non affinché ci si appiattisca manieristicamente nella imitazione degli esempi del passato, ma per gli stimoli sentimentali e per i contenuti costanti e universali che la nostra stessa tradizione contiene ed esprime.

 

8 commenti su “De Sanctis e il suo spirito patriottico negli anni di insegnamento alla scuola di Vico Bisi

  1. Cari amici, ringrazio di cuore l’amico Davide Ficarra, Docente di Lettere e Latino, Coordinatore della Commissione Scuola in seno alla Casa della Civiltà, per aver accettato di inaugurare una nuova rubrica di Letteratura e di Cultura italiana nel nostro sito. Questo suo prezioso e pregiato contributo è un valore aggiunto che impreziosisce la qualità del nostro impegno per accrescere la formazione culturale tra gli italiani, in un contesto dove è purtroppo venuta sempre meno la presenza della cultura ed è decaduta la nostra civiltà.

    Sin dal titolo “S’ì fossi foco, arderei ‘l mondo”, titolo della poesia di Cecco Angiolieri, poeta senese contemporaneo a Dante Alighieri, si coglie un sentimento dissacrante che collima con la rabbia che oggi cova dentro gli spiriti liberi che denunciano la violazione dei valori e dei diritti fondanti della nostra umanità.

    La scelta di esordire con la rappresentazione argomentata di Francesco De Sanctis, intellettuale e docente ribelle, patriottico, purista, legato alla tradizione per cambiare in meglio il presente, ci fa toccare con mano la bontà di un approfondimento che ci arricchisce culturalmente e ci sprona a andare avanti nella nostra missione di rinascita della nostra civiltà.

    Vi invito vivamente a leggere e a commentare gli interventi autorevoli e illuminanti di Davide Ficarra. Grazie.

    Magdi Cristiano Allam

      1. Grazie Da. Ma. Ros. per questa tua nuova rubrica, importante dove la cultura è scambiata con premere un tasto, un clic, dove i libri sono opuscoli propagandistici del main stream o pezzi da museo e la cultura qualcosa con cui indottrinare i giovani per accettare il transumanesimo, quando invece è quella che caratterizza l’umano, il pensiero, il confronto ragionato e la voglia di apprendere per migliorare.
        Perché fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza!
        Questo è l’arma che cambierà il mondo, la Storia e la Civiltà in nuovo Rinascimento, che noi tutti della Casa della Civiltà dobbiamo perseguire e portare sempre come sestante che traccia la rotta verso il domani.

        1. Grazie Gianni, sostengo fermamente quanto dici riguardo al nostro bisogno esistenziale di non “viver come bruti”, citando le famose parole che Dante fece esprimere a Ulisse nel Canto XXVI dell’Inferno. Provo con convinzione e determinazione a fare la mia parte. Spero che i contenuti della mia rubrica vengano apprezzati.

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