Me ne andrò forse nella nebbia
Di un giorno d’autunno
In solitudine
Per lo sterrato a fianco del bosco
Pochi passi
In sordina
Fino a scomparire
Verso il tramonto della luce
Lascerò indietro il vuoto
Di tutti gli affetti
L’oblio di storie che parevano solenni
Dolci momenti di tregua
Ed emozioni profonde
Nel confuso
Affrettato e indifferente
Carosello di immagini della fine
Di tutti quei sogni
Quei rimpianti
Quei profumi
Quelle nostalgie
Quegli aneliti
Quegli affanni
Quella sete di compagnie
Quei sorrisi
E quegli ardenti desideri
Non resterà alcuna traccia
Quel lungo ultimo straziante silenzio sarà dimenticato
In fondo alla strada
Niente cerimonie
Nessuna cantilena di preghiere
Sarà come se non fossi mai passato
Da quell’affollato sentiero
La prossima insistente pioggia della piana
Cancellerà adagio
Anche le mie ultime orme

Bisogna essere molto forti per amare la solitudine.
(Pier Paolo Pasolini)

La solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri.
(Hermann Hesse)

Foto di copertina: Francesca Ferrari, “In solitudine”

Questa rubrica “Sciaveri di tregua” desidera istituzionalizzare la registrazione costante dei pochi ma intensi momenti di riflessione che mi vengono suggeriti in tempo reale in parte dall’osservazione e dalla traduzione poetica di immagini particolari con cui la realtà si manifesta e in parte dalla immancabile dose di esperienza specifica che l’età matura può aggiungere a questa attenta osservazione.

È abbastanza incredibile quanto sia in questo contesto assai prezioso, soprattutto dal punto di vista spirituale, l’affinamento che a questa osservazione si affianca nell’intento di popolare di piccole ma vitali suggestioni le esigue pause spirituali che, con forzata parsimonia, la realtà odierna nella sua corsa ci riserva.

Ho riscoperto il prezioso quanto dimenticato lemma “sciàveri ” per dare un nome a questi momenti, a queste osservazioni e a questi intensi ritagli di esistenza , definendo il termine “tregua” , dal sapore combattivo e guerresco, proprio per stigmatizzare la sconcertante sofferenza del corpo e dello spirito in questa quotidiana “tenzone” che tutti dobbiamo affrontare nel contesto della convivenza sociale e nel caos di questa corsa ad ostacoli , densa di episodi di “fatica” in un mondo in cui la realtà presenta fenomeni di effettive sfide temporali e fisiche oltre a un continuo sopravvenire di istanze etiche e spirituali, materia di problematiche irrisolte, nonché di dubbi esistenziali di non poco conto.

Sciàveri di tregua” è quindi nato con l’ambizione di rappresentare un convinto, coerente e sentito invito a una sosta ferace dello spirito, intesa a lasciare a ciascuno la possibilità di riflettere intorno ai valori propri e intimi dell’esistenza , fatto non sempre concesso dalla realtà “accelerata” e nello stesso tempo “aumentata” dei nostri giorni.
Attraverso pensieri tradotti in sequenze armoniche di parole , qualche volta attraverso ritmi melodici ed onomatopeici in cui si mescolano elementi naturali primordiali e sottili rumori di sentimenti umani , ho cercato di incontrare opere di amici noti o sconosciuti e di invocare il loro aiuto, la loro complicità , per indugiare su qualche immagine di questa turbinosa avventura del vivere gli anni del terzo millennio, in una gara senza pause, senza respiro e “apparentemente” senza alcun segno di pietà per chi rimane relegato a una vana attesa sul ciglio spesso tristemente disadorno e inospitale della strada.
Da artigiano della parola ho scambiato impressioni con solerti artigiani del suono, dei colori e dell’immagine (pittori, scultori , musicisti e fotografi) per scoprire quegli stimoli creativi condivisi che facilitano una risposta corale a una serie di interrogativi comuni alle varie “discipline artistiche”, cioè comuni all’interpretazione della realtà”.

Qualche volta ci siamo insieme domandati dove si voglia arrivare attraverso questa amabile scorciatoia con cui si tende a volere a tutti i costi eliminare le tregue, accelerare la corsa, bruciare tutte le tappe, comprese quelle più solenni e rituali come gli archetipi più sacri e celebrati dalla tradizione della vita e della morte. Qualche altra ci siamo soffermati sui valori tradizionali della nostra esistenza con attenzione e scrupolosa smania di descrivere i colori della realtà com’è o come vorremmo che venisse percepita attraverso il filtro della nostra mediazione spirituale, artistica ed umana.

4 commenti su “In solitudine

    1. Grazie Andreina,

      è sempre tempo a mio modesto avviso di riconoscere la caducità e insieme la preziosa dote umana delle nostre aurore (sempre produttive e feraci) ed è questo il patrimonio di emozioni che siamo capaci di raccogliere in questa nostra straordinaria e irripetibile corsa per la vita.

  1. Bellissima poesia Giorgio.
    Vera solitudine come la vita dove nascere e morire si è sempre soli.
    Malinconici accenti, nella luce che si avvia nelle braccia della notte.
    Ma tanto c’è ancora da fare Giorgio, e non ancora possiamo scendere al tramonto, non ancora, non ancora…..
    resta con noi, Signore, che già si fa sera…..

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