Scopro
Inquieti frammenti di nuvola
Antiche opache riflessioni
Intrecciate a ricami vividi di luce
Ombre lunghe di fugaci pensieri
Rincorrere nel meriggio
Fra profumi vellutati
Le curve sinuose della lemniscata
I disegni di stormi vagabondi
Nella primavera festosa
Le mie azzurre pupille
Riflesse nel cielo che cammina
Inseguono
Balzi improvvisi
Verso spazi sterminati
Rupi scoscese
Fisse immagini di fantasmi senza vento
Nell’arcano sipario dell’illusione
Srotolo curiosa
Da carte di ricordi lontani
I più trasparenti
Luminosi
Brillanti
Senza la canuta patina del tempo
Riprovo immobile
Tremori innocenti di giochi bambini
Aneliti di gioia
Momenti d’amore
Rimango estatica
Assorta
Supina
Rapita dall’ ’incantesimo di magiche contemplazioni
Ai confini del sogno
Sui tiepidi tetti di casa

Questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni.
(Giovanni Pascoli)

Foto di copertina: Nicola Matarrese, “Guardo il cielo”

Questa rubrica “Sciaveri di tregua” desidera istituzionalizzare la registrazione costante dei pochi ma intensi momenti di riflessione che mi vengono suggeriti in tempo reale in parte dall’osservazione e dalla traduzione poetica di immagini particolari con cui la realtà si manifesta e in parte dalla immancabile dose di esperienza specifica che l’età matura può aggiungere a questa attenta osservazione.

È abbastanza incredibile quanto sia in questo contesto assai prezioso, soprattutto dal punto di vista spirituale, l’affinamento che a questa osservazione si affianca nell’intento di popolare di piccole ma vitali suggestioni le esigue pause spirituali che, con forzata parsimonia, la realtà odierna nella sua corsa ci riserva.

Ho riscoperto il prezioso quanto dimenticato lemma “sciàveri ” per dare un nome a questi momenti, a queste osservazioni e a questi intensi ritagli di esistenza , definendo il termine “tregua” , dal sapore combattivo e guerresco, proprio per stigmatizzare la sconcertante sofferenza del corpo e dello spirito in questa quotidiana “tenzone” che tutti dobbiamo affrontare nel contesto della convivenza sociale e nel caos di questa corsa ad ostacoli , densa di episodi di “fatica” in un mondo in cui la realtà presenta fenomeni di effettive sfide temporali e fisiche oltre a un continuo sopravvenire di istanze etiche e spirituali, materia di problematiche irrisolte, nonché di dubbi esistenziali di non poco conto.

Sciàveri di tregua” è quindi nato con l’ambizione di rappresentare un convinto, coerente e sentito invito a una sosta ferace dello spirito, intesa a lasciare a ciascuno la possibilità di riflettere intorno ai valori propri e intimi dell’esistenza , fatto non sempre concesso dalla realtà “accelerata” e nello stesso tempo “aumentata” dei nostri giorni.
Attraverso pensieri tradotti in sequenze armoniche di parole , qualche volta attraverso ritmi melodici ed onomatopeici in cui si mescolano elementi naturali primordiali e sottili rumori di sentimenti umani , ho cercato di incontrare opere di amici noti o sconosciuti e di invocare il loro aiuto, la loro complicità , per indugiare su qualche immagine di questa turbinosa avventura del vivere gli anni del terzo millennio, in una gara senza pause, senza respiro e “apparentemente” senza alcun segno di pietà per chi rimane relegato a una vana attesa sul ciglio spesso tristemente disadorno e inospitale della strada.
Da artigiano della parola ho scambiato impressioni con solerti artigiani del suono, dei colori e dell’immagine (pittori, scultori , musicisti e fotografi) per scoprire quegli stimoli creativi condivisi che facilitano una risposta corale a una serie di interrogativi comuni alle varie “discipline artistiche”, cioè comuni all’interpretazione della realtà”.

Qualche volta ci siamo insieme domandati dove si voglia arrivare attraverso questa amabile scorciatoia con cui si tende a volere a tutti i costi eliminare le tregue, accelerare la corsa, bruciare tutte le tappe, comprese quelle più solenni e rituali come gli archetipi più sacri e celebrati dalla tradizione della vita e della morte. Qualche altra ci siamo soffermati sui valori tradizionali della nostra esistenza con attenzione e scrupolosa smania di descrivere i colori della realtà com’è o come vorremmo che venisse percepita attraverso il filtro della nostra mediazione spirituale, artistica ed umana.

3 commenti su “Guardo il cielo

  1. Grazie Magdi e Graziella: il vostro commento è un sollievo e una gioia per me. Un sollievo perchè i miei versi sono un inno ad alzare lo sguardo sempre più in alto, allontanarsi per un momento da questa corsa che ci trascina nel baratro delle cose e una gioia perchè la tregua che la nostra volontà ci impone di seguire ci aiuta a scoprire, oltre le nuvole, l’armonia della fruizione di un mondo più giusto, nel tripudio dello spirito e delle sue preziose interazioni a livello della umana solidarietà.

  2. Contemplare il cielo e meditare sul mistero dell’universo è una gioia interiore che molti si negano perché totalmente dediti a rincorrere gli obblighi esistenziali e le velleità propinate per necessità. Molti altri più drasticamente non potrebbero perché nella selva di cemento delle grandi città spesso si possono cogliere solo lembi del cielo, perdendo il fascino dell’immenso. Calarsi nelle parole accurate e nei dolci sentimenti dell’amico Giorgio Bongiorno è un conforto spirituale per tutti.

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