Prima Giornata Mondiale contro l’aborto nella solennità della Natività della Beata Vergine Maria

Il presidente Trump ha istituito una Giornata per la Sacralità della Vita, un concetto enorme che abbraccia il contrasto all’eugenetica, all’eutanasia, alla guerra nucleare, anche a quella tradizionale, e soprattutto all’aborto. Una civiltà che stermina i propri figli è una cultura di morte, noi siamo una cultura di morte, come è tragicamente rappresentato nella nostra letteratura fantastica, piena come non mai di zombie, vampiri, mostri. La Terra di Mezzo circondata da tutte le parti, invasa e sudicia, sull’orlo di una guerra nucleare, cerca i suoi cavalieri. La Giornata per la Sacralità della Vita è un primo segno che il decadimento della nostra civiltà forse può essere arrestato, forse può essere invertito. Il Comitato Liberi in Veritate promuove l’istituzione della Prima Giornata Mondiale contro l’aborto nella Solennità della Natività della Beata Vergine Maria, l’8 settembre. L’omicidio volontario chiede vendetta a Dio, questo è il motivo per cui la Chiesa ha istituito la scomunica per chiunque compia un aborto, per chiunque lo favorisca, per chiunque ci guadagni qualche cosa. La discussa figura di Monsignor Paglia, che ha dissanguato la sua già molto indebitata diocesi perché le sue carni flaccide siano ritratte in mutande in un orripilante affresco che imbratta il Duomo di Terni, è stata scelta per la Presidenza per la Pontificia Accademia per la Vita. L’incredibile e pirotecnico  arcivescovo in questa veste ha affermato che la legge 194 è “pilastro della nostra vita sociale”, aggiungendo che essa non è “assolutamente” in discussione. È  innegabile che quella legge sia il pilastro che regge la vita sociale di una nazione che si sta estinguendo per denatalità e che sta sprofondando ogni giorno di più nella barbarie più totale.  È in questo clima che nasce la necessità della Giornata contro l’aborto  Le  nostre élite sono neo malthusiane. Come periodicamente ci spiegano dovremmo essere molti di meno, non più di tre miliardi afferma il ministro Cingolani, non più di mezzo miliardo secondo le deliranti affermazioni scolpite su granito in un orrido monumento in Georgia che dichiara l’uomo il cancro del pianeta. Il monumento è al  momento danneggiato da un misterioso attentato. Le élite amano appassionatamente l’aborto. Hanno dato alle donne il diritto di abortire. Nel frattempo sono stati tolti tutti gli altri diritti, quello di avere figli, quello di poterli mantenere, di trovare facilmente una casa, quello di trovare facilmente un lavoro, quello di avere in cambio del lavoro una retribuzione sufficiente a mantenere una famiglia. Resta, unico e intoccabile,  il diritto di aborto. Le élite vogliono che voi stesse uccidiate i vostri figli perché li considerano spazzatura, dato che considerano voi spazzatura, creature umane che non dovrebbero esistere. Ogni donna che abortisce rende felici le élite, i misteriosi costruttori dell’ abbattuto monumento in Georgia, i guerrieri del cambiamento climatico,  l’ONU e la Comunità Europea, ma soprattutto il Foro Monetario di Davos, , soprattutto se questa donna è italiana, perché l’Italia è la prima nazione che dovrà completare la sostituzione etnica, altro progetto molto caro alle élite.  Per questo abortire è così facile, è così reclamizzato, così osannato, così pubblicizzato da attricette, cosiddette giornaliste, influencer, e contemporaneamente è così difficile avere un figlio, un lavoro fisso, una casa.  Lo ha spiegato chiaramente la fondatrice di Planned Parenthood:  convinceremo e i poveri e coloro che non vogliamo sul pianeta ad abortire e loro saranno felici, convinti di stiamo facendo loro un favore. La 194 è un caposaldo della società e non è discussione, ci dice la Chiesa Cattolica, o meglio quello che in questo momento sembra la Chiesa Cattolica. È possibile fermare l’aborto senza modificare la intoccabile legge 194? Qualcosa che un neoeletto governo possa fare immediatamente? È assolutamente possibile. L’utero è mio e me lo gestisco io hanno dichiarato “le donne”, in realtà alcune donne che hanno preso la parola per tutte, per chiarire il loro diritto a far smembrare i loro bimbi nel loro corpo con la complicità e il denaro dello stato, cioè dei contribuenti. L’aborto è un atto violentemente antifisiologico. Anche il vomito autoindotto è un gesto antifisiologico, che una persona però può fare da sola. Lo stomaco è mio e me lo gentisico io è una frase che ha un senso. L’aborto no, necessita di una società che fornisca denaro, cliniche mediche, case farmaceutiche, necessita di complicità e denaro, quindi è corretto che anche la società possa dire la sua, la faccenda non riguarda solo le donne che abortiscono. L’utero è mio e me lo gestisco io è una frase errata, ma possiamo renderla più verosimile, pretendiamo che questa affermazione sia mantenuta. Nessuna gestione può essere fatta senza conoscenza. Cosa penseremmo di un amministratore delegato che ispezioni la società che gestisce con una benda sugli occhi e i tappi nelle orecchie? La donna deve gestire il suo aborto. Quindi ha il dovere assoluto di ascoltare il battito del cuoricino e di assistere all’ecografia. Questo sarebbe più che sufficiente per far crollare il numero degli aborti del  90% come è successo in Texas. La stragrande maggioranza delle donne non si rende conto di quello che sta facendo. Se ne rende conto dopo, quando il rimpianto arriva e le spacca il cuore. Si rende conto di aver causato la morte di un piccolo essere indifeso che si trovava nel luogo che dovrebbe essere il più sicuro al mondo e di cui lei era la custode. Dopo gli aborti volontari si moltiplicano le malattie psicosomatiche, aumenta anche l’incidenza di cancro. Un aborto indotto aumenta il rischio di cancro al seno del 44%, se ripetuto due volte del 76%, dell’89% se ripetuto tre volte  secondo un articolo medico del 2013. Aumenta sicuramente l’infelicità. Non viola nessun articolo della legge 194 riempire le sale d’aspetto dove le donne aspettano di abortire di gigantografie di bimbi che sorridono, con la scritta: se non puoi tenermi regalami a un’altra madre. Se una donna non è in grado di allevare sul bambino è sufficiente che stringa i denti per sette mesi: per ogni bimbo non voluto ci sono sette coppie di aspiranti genitori adottivi in lista d’attesa. Perché non ricordarlo alla donna che vuole abortire? Per questo è così importante la Giornata contro l’aborto, che porta la benedizione di Monsignor Viganò: “Celebrare oggi la Prima Giornata Mondiale contro l’Aborto è una scelta coraggiosa, perché si pone come antitetica ad una visione orizzontale e utilitaristica della vita e del destino dell’uomo. Una visione alla diffusione della quale non sono estranei i vertici vaticani, sempre timorosi di apparire antiquati, sempre desiderosi di mostrarsi à la page, fino a far proprio il transumanesimo, in cui la fusione tra uomo e macchina dovrebbe rappresentare, nella mente delirante dei suoi artefici, la rivincita dell’uomo su Dio, della creatura sul Creatore, dell’omicida sin dal principio sul Signore della Vita. La vostra battaglia è ontologicamente destinata alla vittoria: la cultura della morte e del peccato è destinata alla sconfitta e all’eterna sentenza di condanna da parte di Cristo Redentore. Ma se la vittoria è certa, non meno determinata dev’essere la vostra azione, non meno coraggioso il vostro impegno sociale e politico. Come cittadini e membri di una comunità, avete il diritto e il dovere di far conoscere l’orrore di questo delitto, la sua inaudita crudeltà, il suo cinico sfruttamento per interessi ideologici ed economici. Avete il diritto e il dovere di ricordare alle madri che quel bimbo non è un fastidioso contrattempo, né un grumo di cellule, né un produttore di anidride carbonica; ma che egli è una creatura di Dio, destinata ad essere amata e a sua volta ad amare e rendere gloria al suo Creatore; che quel piccolo inerme merita almeno quella chance che non è stata negata alla madre: venire alla luce.” L’aborto è l’eclisse della ragione. E dopo queste prime riforme che non intaccano la sacra legge 194, si potrebbe cominciare ad intaccarla riconoscendo il diritto all’obiezione di coscienza non solo per i medici, ma anche per gli infermieri, cui non è riconosciuta, e per i contribuenti. Si potrebbe per compensare il diminuito afflusso di denaro, chiedere un piccolo ticket, 100 euro, per chi guadagna più di 14000 euro l’anno. Un cifra infinitesimale che non spingerà nessuna donna in braccio all’aborto clandestino, ma che è sufficiente a ricordare che uccidere la piccola creatura non è un diritto  (la 194 non dichiara l’aborto un diritto), e che la piccola creatura non è un cancro. L’aborto è una scelta, si dice pro choice, per la scelta. Non è una necessità: il SSN paga le necessità. L’utero è mio e me lo gestisco io: gestione vuol dire con i soldi propri.

quello che faremo è chiedere delle Messe, daremo una piccola cifra e inonderemo il cielo con la richiesta di aiutarci a vincere per la vita.

1 commento su “Prima Giornata Mondiale contro l’aborto nella solennità della Natività della Beata Vergine Maria

  1. Ascoltare il battito del cuoricino della propria creatura vivente è un dovere civile per attestare in modo inequivocabile che l’eventuale scelta dell’aborto è un crimine, il più atroce crimine dell’umanità perpetrato da una madre che condanna a morte la propria creatura che naturalmente cresce nel suo utero. Definire l’aborto un diritto è un abominio che distorce la realtà.
    Ben vengano la «Giornata mondiale per la sacralità della vita» e la «Giornata mondiale contro l’aborto». L’unico vero depositario di un diritto naturale e inalienabile è il nascituro, una creatura vivente il cui cuoricino batte, di cui nessuno, nemmeno una madre snaturata, può violare il suo diritto alla vita condannandolo alla morte.

    Una società che non tutela il diritto alla vita dei propri figli più indifesi è una società incivile che coltiva la cultura della morte ed è votata al suicidio. Non è un caso che la popolazione italiana è destinata a estinguersi proprio perché ha perso la cultura della vita e della rigenerazione della vita.

    Grazie all’amica Silvana De Mari, sincera e indomita combattente per la vita e per la verità.

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