La parabola elettorale di Letta dallo scontro al dialogo con la Meloni fa presagire un Governo di unità nazionale che avrà il suo referente in Draghi o come Capo del Governo o Presidente della Repubblica dopo le dimissioni anticipate di Mattarella

Cari amici Buona Domenica del Signore. È istruttivo, più che essere interessante, leggere e seguire lo sviluppo delle dichiarazioni fatte dal Segretario nazionale del Partito Democratico, Enrico Letta, in questa campagna elettorale che è arrivata alla sua ultima settimana votando domenica prossima 25 settembre.

Nel Programma Elettorale depositato presso il Ministero dell’Interno, Letta rappresenta un quadro di guerra ideologica, politica e di civiltà che vede contrapposti in modo inconciliabile la Sinistra e la Destra. Leggiamo:
«L’Italia e l’Europa sono a un bivio storico. L’esito di queste elezioni politiche determinerà il futuro del nostro Paese e gli equilibri politici del nostro continente. Il 25 settembre 2022, le elettrici e gli elettori dovranno scegliere tra due visioni del mondo diametralmente opposte.
Da una parte, la volontà di continuare il percorso che abbiamo faticosamente costruito per l’Italia in questi anni, fondato su stabilità, investimenti e riforme ambiziose. Dall’altra, l’egoismo di chi ha messo al primo posto gli interessi di partito e i calcoli elettorali facendo cadere il governo Draghi.
Da una parte l’aspirazione a costruire un modello di sviluppo inclusivo, che investe sulle reti di prossimità e di solidarietà, di accoglienza e inclusione, per generare benessere e ridurre le disuguaglianze. Dall’altra, il cinismo di chi cavalca paure e solitudini, aprendo costantemente nuove ferite nella nostra società.
Da una parte la determinazione di fare della lotta ai cambiamenti climatici un grande motore di rilancio del Paese, nella consapevolezza che il futuro del nostro pianeta, della nostra economia e del nostro benessere sociale sono indissolubilmente legati. Dall’altra, la miopia di chi, alla prova dei fatti, continua a scegliere sempre il nero dei combustibili fossili e ci condanna così al disastro.
Da una parte l’urgenza di riconoscere i troppi diritti ancora negati nel nostro Paese, perché i continui episodi di discriminazioni ci ricordano ogni giorno che non si è fatto ancora abbastanza. Dall’altra, l’ipocrisia di chi si ostina a ripetere che non è mai il momento giusto per i diritti.
Da una parte la realtà dell’Europa della solidarietà, l’Europa delle libertà e l’Europa di Next Generation EU. Dall’altra, la minaccia di chi quell’Europa la vuole debole, perché non ci ha mai creduto, ma così facendo rende debole anche l’Italia.
Da una parte o dall’altra, dunque. Un’alternativa secca che ci carica di responsabilità per l’oggi e, soprattutto, per il domani.»

Letta condanna e criminalizza la Destra qualificandola come inaffidabile, irresponsabile, traditrice, una concreta minaccia, oscurantista, isolazionista, retrograda, reazionaria, razzista, omofoba, negazionista, fomentatrice di paura e odio, sovranista, populista, contraria all’unità europea, ostile ai valori europei dello Stato di diritto:
«Oggi avvertiamo su di noi la responsabilità di non disperdere il capitale di serietà e credibilità che la guida di Draghi ha portato e che le forze che hanno opportunisticamente interrotto in maniera traumatica la sua esperienza di governo hanno messo a repentaglio. Il modo migliore per farlo è garantire ai nostri partner e alleati il rispetto degli impegni assunti e, allo stesso tempo, offrire agli Italiani e alle Italiane un progetto limpidamente alternativo a quello di una destra che ha riconfermato tutta la sua inaffidabilità e il suo disinteresse sostanziale per l’interesse della Nazione.
Noi della lista “Italia Democratica e Progressista” crediamo nell’unità del Paese contro un’alleanza delle destre che considerano Donald Trump, Vladimir Putin e Viktor Orban interlocutori privilegiati o punti di riferimento. Un governo di queste destre rappresenterebbe un pericolo per l’Italia: interromperebbe gli sforzi e i progressi fatti fin qui dopo il manifestarsi della pandemia, isolerebbe il Paese dall’Europa, aumenterebbe le diseguaglianze, proporrebbe posizioni retrograde e reazionarie sui diritti delle persone.
La destra italiana rappresenta una concreta minaccia per l’economia, la coesione sociale, l’ambiente.
La destra italiana propone una visione oscurantista e isolazionista del Paese, avversa all’Europa, ambigua sull’Euro, negazionista sui cambiamenti climatici, permeabile alla disinformazione e alle interferenze straniere, ostile ai bisogni dei più giovani e ai diritti delle donne, prigioniera della propria propaganda per cui, in nome di presunte minacce alla sicurezza e alla difesa dell’identità, si alimentano invece discriminazione e intolleranza per la diversità, per i più fragili, per le minoranze senza voce.
La destra italiana diffonde paura, avversione, odio, in aperto conflitto con i valori europei dello Stato di diritto.
La destra di Giorgia Meloni, assieme ai suoi alleati europei, non ha mai votato a favore del PNRR, in Italia e in Europa.
Il sovranismo populista oggi può interrompere il sentiero virtuoso della ripresa, rubare il futuro all’Italia, soprattutto alle giovani generazioni, aumentare il divario nelle tante diseguaglianze.
Per queste ragioni è nata attorno al Partito Democratico la lista “Italia Democratica e Progressista”: per chiamare a raccolta tutte le forze democratiche e progressiste, i cittadini e le cittadine che non vogliono arrestare il percorso di ripresa avviato e che vogliono ancorare saldamente il nostro Paese all’Unione europea e ai suoi valori.»

In un’intervista a “La Stampa” del 27 agosto, Letta continua a demonizzare la Destra, sostenendo che se andasse al governo, «stravolgerebbe la Costituzione a colpi di maggioranza», e che «il vero obiettivo della destra è mandare a casa Sergio Mattarella».

In un’intervista pubblicata dal settimanale tedesco “Die Zeit” il 6 settembre, Letta dice che Giorgia Meloni «non è un pericolo per la democrazia italiana, ma è un grande pericolo per l’Italia», perché mantiene «uno stretto rapporto con i politici che vogliono indebolire l’Europa», ha «ottimi legami con il primo ministro ungherese Viktor Orban, il partito Diritto e Giustizia (PiS) al governo in Polonia, la formazione di estrema destra spagnola Vox, la leader del Rassemblement National francese Marine Le Pen e l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump». Per Letta, «sono tutti d’accordo su tre questioni fondamentali: negano il cambiamento climatico, tutti hanno votato contro o si sono astenuti all’approvazione del Fondo europeo per la ripresa dalla crisi del coronavirus e vogliono estendere il potere di veto degli Stati nazione nell’Unione Europea.»
Letta precisa che «Io, invece, ritengo che il diritto di veto degli Stati nazionali in Europa sia assolutamente malvagio», e che «se l’Italia, uno dei grandi Paesi d’Europa, si orbanizza con un governo guidato da Meloni, sarebbe un grande pericolo per il Paese, ma anche per l’Europa».

In un discorso ai candidati del Partito Democratico del 7 settembre, Letta lancia un «allarme per la democrazia italiana»:
«Voglio lanciare un allarme per la democrazia italiana, peso le parole, non voglio usare parole a vanvera: abbiamo 17 giorni di campagna elettorale per cambiare completamente la storia del nostro Paese ed evitare che l’allarme per la democrazia italiana diventi realtà».
«Il problema è oggettivo e riguarda “la torsione ipermaggioritaria della legge elettorale”. L’attuale legge, infatti, congiunta con la riduzione del numero dei parlamentari crea il rischio che venga stravolta nei fatti la nostra Costituzione, un rischio democratico che il nostro Paese non ha mai vissuto come lo sta vivendo in questo momento. Oggi è possibile che il 43% di consensi dati al centrodestra si trasformi in un 70% di seggi in Parlamento. Vorrebbe dire che la destra si eleggerebbe i giudici costituzionali come gli pare, i membri del Csm come gli pare… Vorrebbe dire uno stravolgimento totale del nostro sistema, uno scenario politico e democratico da incubo. Questi sono gli effetti della peggiore legge elettorale di sempre».

Ma il 12 settembre, nel primo e unico confronto diretto sul sito del “Corriere della Sera”, moderato dal direttore Luciano Fontana, Letta smorza i toni di condanna e di criminalizzazione della Destra, mantiene una valutazione critica che tuttavia serve esclusivamente a marcare una distinzione senza mai tradursi in una contrapposizione.
Ad esempio sull’Ucraina, Letta ha detto: «Noi siamo stati coerenti, tenacemente a favore della resistenza ucraina». «Da sempre il nostro sistema di alleanza è basato su due cardini: quello europeista e quello atlantico. Lo è e lo sarà». «La libertà e la democrazia è importante. Noi abbiamo dimostrato di essere un grande Paese. Stiamo pagando il costo dell’energia, c’è bisogno di intervenire. Le sanzioni contro la Russia devono rimanere».
La Meloni ha così replicato: «Quella di Fratelli d’Italia sulla guerra in Ucraina è da sempre la stessa posizione, quella di un’Italia saldamente collocata nella sua dimensione occidentale, europea, nell’Alleanza atlantica e che sappia starci a testa alta, difendendo il proprio interesse nazionale».
Sul futuro politico dopo le elezioni, Letta ha detto: «Berlusconi ha spiegato che il centrodestra, introdotto il presidenzialismo, avrebbe dato il benservito al presidente della Repubblica. E’ evidente che iniziare così il dibattito è il modo peggiore». «La Costituzione ha salvato l’Italia per 75 anni. Io vado ogni tanto a rileggerla. L’idea che venga stravolta la Costituzione è contraddetta dalla storia di questo anno e mezzo: con questo sistema Draghi e il governo Draghi hanno funzionato. Il tema dei pieni poteri non mi convince».
La Meloni ha così replicato: «Letta conferma che la Costituzione è immodificabile ma loro l’hanno modificata, quindi loro possono farla e noi no. Dici che vogliamo pieni poteri? Allora D’Alema voleva pieni poteri? La mia proposta è quella della Bicamerale».

Cari amici, questi fatti attestano quanto segue:
Letta ha fatto una tangibile marcia indietro rispetto alle posizioni iniziali di totale rottura con la Destra, pervenendo a una posizione formalmente critica ma sostanzialmente dialogante.
Letta ha implicitamente accettato che sarà Giorgia Meloni il prossimo Presidente del Consiglio, prendendo atto che il divario sul piano del consenso degli elettori indicato dai sondaggi è ormai incolmabile.
Letta ha probabilmente chiaro che il prossimo Governo di Centrodestra capeggiato dalla Meloni non potrà durare, considerando sia l’endemica rivalità tra la Meloni con Salvini e Berlusconi, sia soprattutto la profonda e crescente destabilizzazione economica, sociale e sul piano della sicurezza che si verificherà in Italia a causa del costo stratosferico della vita alimentato dall’aumento crescente delle bollette energetiche, in aggiunta alle tensioni legate a una nuova pandemia virale e alla guerra in Ucraina.
Letta è stato probabilmente indotto dai poteri finanziari forti che governano realmente l’Italia e l’Unione Europea a rasserenare il clima politico in vista di un nuovo Governo di unità nazionale che potrebbe nuovamente avere in Mario Draghi il suo principale referente, o nelle vesti di nuovo Capo di Governo o di Presidente della Repubblica dopo le dimissioni anticipate di Sergio Mattarella.
Letta in definitiva conferma, con questa inversione a 180 gradi delle sue posizioni, che l’Italia non è più una democrazia ma una partitocrazia consociativa assoggettata allo strapotere della grande finanza speculativa globalizzata.

Ecco perché, a prescindere da chi andrà al Governo dopo le elezioni del 25 settembre, la realtà dell’Italia resterà immutata rispetto al corso degli eventi che si stanno registrando attualmente, contrassegnati da una tragedia sociale frutto di una crisi economica strutturale provocata in modo deliberato e pianificato da uno Stato che non ama l’Italia e gli italiani.
Noi che coltiviamo e difendiamo l’interesse supremo dell’Italia e il bene primario degli italiani, andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo a far rinascere la nostra civiltà, a salvare gli italiani e a riscattare lo Stato.

Magdi Cristiano Allam
Presidente della Comunità «Casa della Civiltà»

Domenica 18 settembre 2022

2 commenti su “La parabola elettorale di Letta dallo scontro al dialogo con la Meloni fa presagire un Governo di unità nazionale che avrà il suo referente in Draghi o come Capo del Governo o Presidente della Repubblica dopo le dimissioni anticipate di Mattarella

  1. Caro Magdi, dopo aver letto questo tuo scritto e ripensando alle parole di Draghi riguardo al Meloni e Salvini, devo dire che il quadro si sta perfettamente delineando esattamente come tu lo hai dipinto. Letta è stato richiamato all’ordine e un pizzino mafioso (perdonami il termine forte ma credo sia l’unica definizione possibile delle parole di Draghi) è stato recapitato a Meloni e Salvini e quindi molto “gattopardescamente” cambierà tutto per non mutare nulla.

    Confido che molti Italiani dicano no a tutto questo. E se così non fosse, prego Dio, come ho fatto in questi due anni e mezzo, affinché ci dia la forza di resistere e proseguire nel nostro cammino di crescita nella verità e con la schiena dritta.

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