L’Italia festeggia il 4 novembre l’invasione, la liberazione e l’annessione di Trento e Trieste come la «Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate». Ma condanna la Russia che sta facendo la stessa cosa nei territori russi di Donetsk e Lugansk

Cari amici buongiorno. Alessandro Barbero, storico, accademico e scrittore specializzato in Storia del Medioevo e in Storia militare, in un video diffuso dal Canale Youtube “La Storia siamo noi” il 15 giugno 2022, traccia un corretto parallelismo tra l’invasione della Russia in Ucraina per liberare e annettere Donetsk e Lugansk abitate da russi, e l’invasione dell’Italia dell’Impero Austriaco nel 1915 per liberare e annettere Trento e Trieste abitate da italiani.

Barbero spiega: «L’italia è entrata in guerra nel 1915 per liberare Trento e Trieste, e anche se gli storici sanno che ci sono altre motivazioni ideologiche e imperialistiche, sarebbe ridicolo chi pretendesse di pensare che l’Italia non sia entrata in guerra nella Prima Guerra Mondiale anche per Trento e Trieste e che Trento e Trieste furono puri pretesti che non importavano niente a nessuno. Non è così!
Allora, un motivo per cui la Russia è entrata in guerra è per garantire l’indipendenza, o per annettere, quelle regioni dell’Ucraina che sono abitate in maggioranza o in grande maggioranza da russi. E’ un puro pretesto? Può darsi, ma certamente è un pretesto che a livello propagandistico ha avuto un grosso peso e quindi toccava un accordo realmente esistente.
Uno dei problemi dell’Europa Orientale post sovietica è il fatto che in tutti quei Paesi vivono minoranze russe. Siccome i russi in precedenza erano stati la Nazione imperiale che dominava, una volta che quei Paesi sono diventati indipendenti la minoranza russa si è trovata ad essere una minoranza guardata con antipatia dal Governo e più o meno discriminata».

Ad oggi noi italiani il 4 novembre celebriamo la «Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate». Dopo la dichiarazione di guerra dell’Impero Austro-Ungarico al Regno di Serbia, a seguito dell’assassinio a Sarajevo il 28 giugno 1914 dell’erede al trono d’Austria-Ungheria, l’arciduca Francesco Ferdinando, il 4 maggio 1915 l’Italia rompe con la «Triplice Alleanza», composta da Germania, Austria e Italia, e si allea con la «Triplice Intesa» composta da Russia, Francia e Gran Bretagna, e il 23 maggio dichiara la guerra all’Austria-Ungheria.
I primi di novembre del 1918 avviene lo sfondamento delle linee austro-ungariche, con la vittoria di Vittorio Veneto e il 3 novembre le due città vengono occupate dai soldati italiani. L’esercito del generale Diaz entra a Trento e Trieste e sui tetti delle due città sventola il tricolore.
Lo stesso giorno l’Italia firma l’armistizio di Villa Giusti che sancisce la resa dell’Impero Austro-Ungarico all’Italia. L’intervento italiano nella prima guerra mondiale è considerato la «Quarta guerra d’indipendenza» che, con l’annessione di Trento e Trieste, completa il processo di unificazione nazionale iniziato con il Risorgimento.
Per celebrare il compimento dell’unità nazionale e commemorare i 650 mila italiani morti della Prima guerra mondiale, il 4 novembre il Presidente della Repubblica depone una corona d’alloro al Milite Ignoto dell’Altare della Patria a Roma, a cui fa seguito la visita ufficiale al Sacrario di Redipuglia per poi concludere con una tappa in Piazza Unità d’Italia a Trieste.

Ecco perché Barbero rileva che, mentre la decisione dell’Italia di invadere l’Impero Austro-Ungarico e l’annessione di Trento e Trieste viene celebrata come Festa nazionale per il successo della «Quarta guerra d’indipendenza», oggi l’Italia e l’Occidente condannano la Russia che sta facendo la stessa cosa, ossia invadere l’Ucraina per liberare e annettere dei territori popolati da una maggioranza russa. Barbero sottolinea che, mentre a Trento e a Trieste la popolazione italiana poteva parlare l’italiano e non era repressa in quanto minoranza, nella regione del Donbass i russi dal 2014 subiscono una violenta repressione e viene loro impedito di usare la lingua russa.
Il problema delle minoranze russe si è creato dopo il crollo del Muro di Berlino nel 1989. Da un giorno all’altro, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, circa 25 milioni di russi si sono ritrovati a risiedere in territori diventati Stati indipendenti dopo che erano Stati sovietici federati ma non indipendenti. In quanto minoranze, i russi sono diventati oggetto di discriminazione e di repressione.

Cari amici, ringraziamo Alessandro Barbero per aver ricollocato nella corretta cornice storica l’invasione della Russia in Ucraina e la decisione di annettersi i territori di Donetsk e Lugansk abitati da una maggioranza russa, auto-proclamatisi «Repubbliche popolari» indipendenti a seguito di un referendum del 2014. Bisogna conoscere correttamente la Storia per poterla rappresentare in modo veritiero.
La versione ufficiale e dominante in Occidente, che demonizza la Russia e criminalizza Putin, si scontra con la realtà dei fatti e nega la prassi accreditata nella Storia. Ed è lo stesso Occidente che ci ha ingannato e che ci sta opprimendo con la narrazione falsa dei virus prodotti in laboratorio, dei farmaci a terapia genica sperimentale spacciati per vaccini, del lasciapassare “Green Pass”, della gestione criminale della vera o presunta pandemia che ha inculcato in noi la paura e l’odio nei confronti del prossimo, sta devastando l’economia, sta dissolvendo gli Stati nazionali e dando il colpo di grazia alle popolazioni europee comunque condannate all’estinzione a causa del tracollo demografico.
Noi andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Presidente della Comunità «Casa della Civiltà»

Venerdì 23 settembre 2022

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