MEZZ’ORA CULTURALE: “L’Europa scarica sull’Italia il peso dei clandestini” (Diretta ore 17.00)

Cari amici buongiorno. Oggi alle ore 17, alla Diretta “Mezz’ora culturale”, ci confronteremo sul nuovo Patto per le migrazioni dell’Unione Europea, un equilibrismo lessicale che rischia di crollare nell’impatto con lo scontro tra gli interessi concreti degli Stati membri. Di fatto l’Europa continua a scaricare sull’Italia il peso dell’accoglienza dei migranti, ovvero dei clandestini.
I ministri degli Interni dell’Unione Europea, riuniti a Lussemburgo al Consiglio Affari interni, hanno raggiunto l’accordo sul mandato negoziale per i due principali regolamenti del Patto per le migrazioni e l’asilo. Ci sono voluti nove anni per arrivarci. E solo ieri sono state necessarie dodici ore di negoziato e due tentativi di voto.
L’accordo è stato raggiunta a maggioranza qualificata, con i voti contrari di Polonia e Ungheria e l’astensione di Malta, Lituania, Slovacchia e Bulgaria.

Rimangono in vigore le regole del Trattato di Dublino: la responsabilità dei migranti arrivati è in capo allo Stato di primo arrivo per 24 mesi (12 mesi per gli arrivi con le operazioni Sar, ovvero “ricerca e soccorso). La procedura per la gestione della richiesta d’asilo per i provenienti da Paesi con bassa probabilità di accoglimento dovrebbe essere gestita in dodici settimane.
Il ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi, che nel suo primo intervento aveva parlato di una riforma «destinata al fallimento», ha detto: «L’Italia ha ottenuto il consenso su tutte le proposte avanzate. In primis, abbiamo scongiurato l’ipotesi che l’Italia e tutti gli Stati membri di primo ingresso venissero pagati per mantenere i migranti irregolari nei propri territori. L’Italia non sarà il centro di raccolta degli immigrati per conto dell’Europa».
«Abbiamo ottenuto la creazione di un nuovo fondo europeo per i Paesi terzi di origine e transito dei flussi per la dimensione esterna e nel sistema, come misura di solidarietà obbligatoria complementare ai ricollocamenti, è prevista anche la compensazione dei “dublinanti” (i Paesi di prima accoglienza costretti a tenersi i migranti, secondo il Trattato di Dublino».
L’accordo prevede l’obbligo di solidarietà: gli Stati dovranno dare sostegno ai Paesi in difficoltà con la disponibilità ai ricollocamenti o in alternativa al pagamento di 20 mila euro per ogni migrante non ricollocato. L’Italia però ha rifiutato la compensazione e ha chiesto che venga destinata a un fondo europeo per la dimensione esterna, a favore dei Paesi terzi. «Abbiamo rifiutato ogni possibile compensazione in denaro perché non ritenevano che la dignità del nostro Paese potesse mettere in campo soluzioni di questo tipo», ha spiegato Piantedosi.

L’altro elemento di novità riguarda il doppio binario per la gestione degli arrivi al confine. I migranti di provenienza da Paesi terzi con bassa probabilità di ottenere l’asilo saranno trattati con una procedura accelerata per il rimpatrio verso Paesi terzi sicuri, anche di transito. Elemento che aveva portato la Germania a bloccare tutto l’accordo perché rivendicava maggiori condizioni per la definizione sia del “Paese terzo sicuro” che la connessione del migrante con il Paese di transito verso cui sarebbe rimpatriato.
Piantedosi al riguardo ha detto: «Alla fine abbiamo trovato una formulazione nel testo che potesse consentire una conciliazione tra le diverse posizioni sulla definizione del Paese terzo sicuro. Una formulazione che non fosse troppo stringente, vincolante, che depotenziasse il testo. L’Italia non aveva in mente nulla che fosse lesivo del quadro giuridico del diritto internazionale e su questo è stata compresa».
Il Ministro per le Migrazioni svedese, Maria Malmer Stenergard, Presidente di turno del Consiglio degli Affari interni, ha detto: «Dipenderà dagli Stati membri applicare il concetto di “Stato terzo sicuro” nel quale eventualmente trasferire un migrante e determinare se esiste una connessione tra il richiedente e il Paese terzo a seconda che sia ragionevole per lui o lei andare in tale Paese».
Concretamente significa che un migrante africano che dovesse entrare in Italia attraverso la Tunisia, potrebbe essere rispedito lì e non nella sua nazione di origine (sempre che la Tunisia lo accetti).
L’impianto del nuovo Patto sull’Asilo e la Migrazione si baserà sulla «solidarietà obbligatoria ma flessibile». Questo significa innanzitutto che ogni anno 30 mila richiedenti asilo verranno ricollocati dallo Stato in cui sono entrati ad un altro del blocco. Se quest’ultimo non li vorrà accettare potrà scegliere se pagare un contributo economico, di appunto 20 mila euro a persona, o se vorrà fornire un sostegno logistico, ad esempio fornendo elicotteri per la sorveglianza delle frontiere o droni, attrezzature, uniformi o organizzando rimpatri. Il calcolo di quanti migranti saranno ricollocati, e da quale a quale nazione, sarà fatto dalla Commissione.

Il Primo ministro ungherese Viktor Orban ha detto: «Bruxelles abusa del suo potere. Vogliono ricollocare i migranti in Ungheria con la forza. Questo è inaccettabile. Bruxelles vuole usare la violenza per trasformare l’Ungheria in un Paese di migranti».
Il meccanismo «è inaccettabile per noi», ha detto il viceministro degli Interni polacco, Bartosz Grodecki, equiparando il contributo finanziario per ciascun migrante non accolto a una «sanzione».

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Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità “Casa della Civiltà”

Venerdì 9 giugno 2023

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