LA POESIA DI GIORGIO BONGIORNO: “Radici profonde”

Di notte sogno che tu ed io siamo due piante che son cresciute insieme con radici intrecciate
(Pablo Neruda)

Ho percorso oggi
Il sentiero che porta alla sorgente
Della parola
Ho sentito il desiderio di aprire
Lo scrigno del linguaggio
Di seguire
Le radici dei primordi
Forgiate nella fucina del tempo
Momenti di rara efficacia
Miracolo della lingua
Monile di preziosi coralli
Quasi una sublime congiunzione di
Gridi che vengono da lontano
Attraverso geografie di secoli
Canti di antiche nenie
Lamenti sillabati nella foresta
Nella primitiva ingenuità
Della danza del contatto
Preghiere innalzate al cospetto del cielo
Invocazioni divine
Mi sono trovato nel mezzo della solitudine dell’oceano
Circondato da flutti giganteschi
Come dovessi balbettare
Per la prima volta
Qualche frase sconnessa
Ci siamo allontanati dalle origini
Parliamo in punta di piedi
Fra cumuli di rifiuti
Nell’amara certezza
Di perdere il sottile filo della storia
Il sovrano possesso della terra
Ignoriamo
Volenterosi bugiardi
La sua generosa fertilità
Ci affidiamo sempre di più
Al gergo impersonale di questo secolo
Loquace meticciato
Sempre più elettronico
Sempre meno umano
Sempre più distante dalla vita
Inondati di acronimi e neologismi
Ci lasciamo trascinare via dalle radici
E con le nostre parole vuote
Con i nostri lunghi e veloci discorsi
Abbandoniamo spesso
Il sublime sentiero della meditazione
Quello
Dei significati più profondi
Dei veri contenuti virtuosi
Quello senza i compromessi dell’ambiente
Quello dell’anima
Si intende

Foto di copertina: “Radici profonde” dal web

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