LA POESIA DI GIORGIO BONGIORNO: “La mia costa”

L’acqua di mare vicino agli scogli è l’acqua più limpida e luminosa che ci sia. Il sole penetra profondamente dentro di essa come se fosse una mano, e cerca le cose che può cercare una mano, ed è felice di toccarle: ricci, conchiglie, pietre colorate e alghe.
(Fabrizio Caramagna)

I miei passi incrociano la risacca
Delle onde di casa
Scogli della mia passione
Lingue di battigia
Rocce che mi sono entrate nell’anima
Insieme all’alternarsi della corsa ritmata di quei silenzi
E di quel fragore
Insistente amico del mio assorto cammino
Vorrei poter parlare quella loro lingua
Schiumeggiante e profumata
Interpretare quei loro suoni
Quelle pacifiche minacce
Retaggio di antichi naufragi
Coraggio e paura
Indomiti sentimenti dei pescatori
Pizzi e merletti
Disegnati dai capricci del vento
Vorrei poter
Godere dell’azzurro sfumato
Di questa terra che si specchia nel cielo
Di questa gente che è la mia
E dell’ardimento di questi campanili
Semplici borghi
Monumenti di fede marinara
Che paiono sfidare il mare
Sento l’eco della storia
Di remote gesta
Sotto le pendici del monte
Intrecciata
Alle solenni preghiere
E ai nobili silenzi dell’abbazia
Sogno il buio della sera
E mi immergo in quell’acqua limpida
Chiassosa amica delle mie notti
*


Ci sono insenature dove l’acqua pare una cosa da bere con gli occhi, come una luce mai vista.
(Fabrizio Caramagna)

Foto di copertina: Franco Violini, “La mia costa”

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