LA POESIA DI GIORGIO BONGIORNO: “Morte”

Che altro è la vita umana se non tutta una commedia, nella quale tutti recitano la loro parte chi
con una maschera chi con un’altra, finché a un tratto il capocomico non li faccia uscire di scena?
(Erasmo da Rotterdam)


Sono le ossa a durare più a lungo
Su questa nostra madre terra
Frenano la corsa dei ritagli del corpo
Diventano polvere adagio come volessero
Lasciare una traccia
Del loro essere stati qui
A fare delle cose che hanno chiamato vita
Segreto dell’esistenza
Questa corsa appassionata della carne
Questo viaggio frettoloso dell’apparire
Attraverso gli impervi sentieri dello spirito
Intrecciati i intorno a incerti squarci di secolo
Loro
Residui marmorei di danze ataviche
Immobili icone dell’esistenza restano a
dipingere
L ’estremo anelito
Il sogno eterno di Prometeo
Fermano per un poco
Con il loro permanere
l’inesorabile scorrere del tempo
ritardano
Il mesto involontario momento dell’addio
Non ebbero nemmeno lo spazio per guardare
Crescere i fiori dei prati e
Sfavillare al sole le ali variopinte delle farfalle
Per celebrare il veloce alternarsi delle
stagioni
Per accorgersi del corso delle passioni
Per godere appieno dell’amore degli altri
Ora sono miliardi di scheletri
In attesa di consumare l’ultimo commiato
Immobili testimoni dei sentimenti
Dopo quel tenue disperato sospiro
A segnare violati e sepolti
Il giaciglio dell’arcano ultimo volo
Oltre il dominio dei confini del cielo
Nel l’immensità delle galassie
Dove senza le croci della pietà
Il profano inciampo della materia
E la cupa insidia delle tempeste
Nell’aria limpida della fede
Dimorano
Allineate nella pace dei sensi
Accatastate nell’universo delle costellazioni
Protagoniste di grandi e piccoli drammi
Dimentiche delle diatribe e delle guerre
Finalmente sazie della loro curiosità terrena
Tutte le anime del mondo


Life’s but a walking shadow, a poor player
who struts and frets his life upon the stage,
and then is heard no more”
(W. Shakespeare)

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