STEFANIA CELENZA: “Dall’Aborto al Queer il passo è breve”

Può servire proseguire il discorso sul preteso diritto all’Aborto, per dimostrare come la originaria ideologia femminista sia, gradualmente, impercettibilmente, quasi inspiegabilmente, confluita nella ideologia gender, a totale beffa e danno delle donne che hanno creduto nella prima.
Il primo segnale d’allarme che deve essere riconosciuto, in ogni rivoluzione
antropologica, è la CRISI DELLA FAMIGLIA. E’ da questa che ha sempre preso
origine ogni sovvertimento ideologico nella storia. E’ stata nientemeno la
Rivoluzione Francese la prima di queste rivoluzioni antropologiche, che hanno
condotto l’umanità, dalla rivoluzione sociale, a quella industriale, a quella marxista, a quella sessuale del sessantotto, alla odierna rivoluzione gender. Quest’ultima oggi mette in discussione le stesse conquiste del femminismo emancipatorio, ovvero il divorzio, l’aborto e la contraccezione, in una esasperata estensione ideologica, che si spinge a volere eliminare non più le vetuste discriminazioni verso le donne, bensì ogni tipo di differenza in assoluto, concepita come discriminante in se’.

Il riconoscimento di una qualche differenza è giunto ad equivalere al riconoscimento di una manifestazione di potere, una forma di dominazione e di prevaricazione.
Dunque, ben oltre la antica lotta contro il dominio dell’uomo sulla donna, oggi si
vuole combattere contro il privilegio degli eterosessuali, ai danni dei gay, transgender e queer.
Dalle premesse del paradigma del queer si arriva rapidamente al corollario totalmente individualistico, che porta alla realizzazione di una società utopica dove nessuna differenza è legittima.
Antesignana di tali visionarie teorie del Gender è stata Judith Butler. Nel 1990, con il suo “Gender Trouble, si è impegnata, con uno sforzo intellettuale inusitato, a sovvertire il concetto di genere e tutti i riferimenti collegati, quali il sesso e la identità personale, che erano sempre stati stabili, fino a quel momento. Butler ha inaugurato un nuovo individuo che può e deve autorappresentarsi liberamente attraverso una serie di artifici, utili di volta, in volta allo scopo, dal lesbismo, alla omosessualità, al transgender, al drag, al querr.
Tutto questo per sconfiggere il privilegio concesso dalla società alla eterosessualità.
Butler si ribella appunto alla eterosessualità, concepita come dominio imposto da un ancestrale desiderio fallico.
Questa totale decostruzione del genere e della identità stessa, attraverso virtuosismi retorici, talvolta sbalorditivi, che si fondano, va detto, sul relativismo assoluto, sulla evoluzione permanente del pensiero e dell’essere, fa compiere al femminismo una virata di 360 gradi, che arriva a negare la stessa categoria di “donna”.

Negli anni novanta il concetto di genere fu recuperato dai militanti omosessuali e
transessuali che si riunirono sotto la ormai celebre sigla LGBT, perseguendo il
novello ideale della “libera scelta del sesso”.
Ancora prima, il femminismo post moderno aveva intentato una convinta battaglia politica, sociale e culturale contro tutti gli ostacoli che si affermavano discriminare la donna: il primo fra tutti questi ostacoli era considerata la maternità…
Fu Simone de Beauvoir che lanciò il noto concetto “Donna non si nasce, si diventa” (in “Le Deuxième sexe” del 1949).
In siffatta deriva dove deve essere abbandonato ogni confine, risulta desueta non solo la dicotomia maschio-femmina, ma anche, perché no, quella fra corpo-macchina, fra umano-animale, fra naturale-artificiale.
La sfida è superare ogni limite imposto dall’esterno, dal corpo o dalla natura.
Orbene, abbiamo assistito ad una diffusa e graduale propaganda mass-mediatica
ideologica del gender, che detiene ormai una visibilità universale. In tal guisa, il
concetto del gender sta assumendo grande rilevanza nel mondo accademico,
scientifico ed istituzionale. Nel 2013, il Dipartimento per le pari Opportunità Italiano emanò un documento intitolato “Strategia Nazionale per la Prevenzione e il Contrasto delle Discriminazioni”, laddove il primo strumento atto a ciò venne
individuato nella educazione dei giovani, affinché si impartisse loro “un forte impulso a quel processo di cambiamento culturale così fortemente auspicato”, utilizzando ”il ruolo della scuola e degli insegnanti nel cambiare e modificare attitudini e comportamenti specifici”.

Da codesto antefatto, sotto l’egida della “Educazione alla diversità nella scuola”, fin dalla materna e dalla scuola elementare, si è cominciato ad incentivare i bambini a sperimentare e scegliere le diverse identità di genere.
L’Unione Europea si sta preparando a sanzionare i paesi che non adottano le nuove strategie di genere. Non ultimo, il mondo capitalistico ha presto intravisto il lucroso business legato al mondo del transessualismo (cliniche, chirurgia plastica, psicoterapia, farmaci, ormoni etc.), così aderendo in pieno alla nuova ideologia. Del resto, l’effimero, l’individualismo, l’isolamento dell’individuo, la distruzione dei parametri di riferimento sono le condizioni migliori per vendere. Perciò la ideologia omosessualista, puntando sulla affermazione estrema dell’individuo, demiurgo di se’ stesso, lo rende inevitabilmente un consumatore insaziabile.
L’ideologia gender comporta pertanto la sovversione di tutte quelle relazioni sociali su cui si è basata da millenni ogni cultura umana.
E’ l’ultimo avamposto prima della capitolazione finale dell’umanesimo.
Possiamo fare qualcosa? Sì.
Basta sapere, vigilare, discernere e disobbedire. Basta avere il coraggio di dire no.

Firenze, 16.10.2023

Stefania Celenza

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