MARCELLO VENEZIANI: “La divaricazione delle destre e delle sinistre”

Le guerre in Ucraina e in Palestina hanno riacceso due spaccature verticali nella destra e nella sinistra. Esistono, per dirla in modo approssimativo, una destra e una sinistra occidentaliste, filoamericane, filoisraeliane e una destra e una sinistra antioccidentali, antiamericane, filopalestinesi. Più sfumature intermedie. Le prime due vengono considerate “liberali” anche se sono poi propense alla guerra e all’interventismo militare. Le altre due, invece, vengono considerate estremiste se non antisemite ma non vogliono risolvere i conflitti con le guerre e i genocidi.

È curioso sottolineare subito una novità nel gergo della politica: fino a ieri la sinistra radicale veniva accusata di essere rimasta comunista, anarchica, estremista; ora invece viene accusata, come la destra radicale, di essere fascista. La vera novità è che l’appellativo fascista non è più usato solo dai progressisti e antifascisti militanti, ma è in uso pure a destra, tra ministri, leader politici e ausiliari del governo Meloni, per squalificare il nemico. Un esempio fra tutti: Salvini definisce i movimenti filopalestinesi scesi in piazza “fascisti”, pur essendo di sinistra radicale.È ipocrita continuare a vedere la realtà con un occhio solo in casa altrui, senza vedere la spaccatura in casa propria. Volendoci in questo caso dedicare alla divaricazione in seno alla destra, qual è l’origine di questa spaccatura, da dove nasce, in che cosa si differenziano? E’ una domanda che mi pone un lettore, Lorenzo Abbamondi, notando la mia dissonanza dalla linea atlantista; ma è una domanda che investe oggi il governo Meloni e il suo elettorato. Mezza destra non condivide la posizione filoatlantica e filointerventista assunta dal governo Meloni nei due conflitti; mezza destra, invece, la condivide. Questa divaricazione si rispecchia anche tra i lettori de la Verità. Ma esiste in realtà da decenni. C’è sempre stata una destra filoamericana, occidentalista, liberal-conservatrice e una destra sociale, nazionalpopolare e nazionaleuropea, assai critica nei confronti dell’atlantismo e dell’americanizzazione. Una lacerazione che attraversò la storia della destra e l’Msi in particolare. Con curiosi scambi di ruoli e mutamenti di rotta. Successe per esempio quando Pino Rauti guidò brevemente il Msi al tempo della guerra del Golfo, e si schierò a sorpresa con la linea filoamericana e filointerventista, con la curiosa opposizione interna di Fini che invece andò in Iraq con Jean-Marie Le Pen a portare la solidarietà a Saddam Hussein. La stessa spaccatura si rifletteva nella stampa: ad esempio Vittorio Feltri schierava decisamente a destra il settimanale L’Europeo, con i falchi, per la guerra, con l’America e in seguito con Oriana Fallaci; invece il piccolo mondo culturale di destra, la destra sociale e la nuova destra, si schieravano con Papa Giovanni Paolo II e la rivista Il Sabato di Comunione e liberazione contro la guerra in Iraq, le sanzioni e la pretesa americana di essere il gendarme del pianeta.Ma raccontata la storia, resta ancora inevasa la domanda di fondo. Perché lo stesso mondo di destra che si riconosce in alcuni principi e valori comuni e in comuni avversioni, poi si divide così nettamente? Facile sbrigarsela dicendo che gli uni sono liberali o convertiti al liberalismo mentre gli altri restano fascisti o nazionalisti radicali. Per essere liberali i primi si scoprono troppo falchi, militaristi e bellicisti, poco propensi al dialogo e al pluralismo; per essere fascisti i secondi sono troppo colombe, pacifisti, pluralisti e antioccidentali, come non furono i fascisti e nemmeno i nazisti.Lasciamo allora le comode coperte di Linus del passato e facciamo un passo ulteriore nelle motivazioni del presente. Da una parte c’è chi difende il primato mondiale dell’Occidente, o pone l’autodifesa dell’Occidente “assediato” come priorità assoluta e vitale. Dall’altra, parte, invece, c’è chi ritiene che l’Occidente sia oggi la negazione della sua civiltà; una macchina senz’anima, fondata sulla tecnica e sulla finanza, pervasa da un egoismo cinico e corrotto, senza più un compito, una radice, un’identità e un’idea.I primi reputano gli Stati Uniti l’argine a tutte le dittature, i terrorismi e i regimi dispotici del mondo e dunque una garanzia del nostro benessere, della nostra sicurezza e della nostra libertà; i secondi ritengono che il “nuovo ordine mondiale” americano, oltre ad aver generato e ampliato molti conflitti sanguinosi, sia ormai tramontato e dobbiamo più realisticamente disporci a vivere in un mondo in cui l’Occidente è solo una parte minoritaria del pianeta, per giunta in preda a una crisi tremenda di valori, di civiltà e di natalità. Anzi, l’Occidente in sé è uno pseudo-concetto, perché una cosa è l’Europa, un’altra è l’America latina e un’altra ancora gli Stati Uniti e il Canada. Sarebbe come parlare d’Oriente senza considerare che Islam, Cina, India e Russia sono mondi diversi, con strategie e culture differenti. (A parte le ulteriori divisioni nell’Islam, tra sunniti e sciiti, tra stati arabi, Iran e Turchia). L’ipotesi che ne deriva è un mondo multipolare, senza pretese di dominio mondiale di nessuno.Le due posizioni si accusano a vicenda di fare il gioco del nemico. Per gli uni la globalizzazione made in Usa è il nemico principale della nostra civiltà, e il veleno dei popoli; per gli altri criticare l’Occidente significa lavorare per l’Islam, per la Cina o per la Russia. Entrambi si accusano di accelerare e aggravare i rischi di una disfatta: l’una dichiarando guerra al mondo e ricorrendo alle armi, l’altra disarmandoci e non reagendo con vigore ai focolai di guerra nel mondo. Sullo sfondo resta un dubbio: è peggio vivere sotto la cappa del nichilismo occidentale o sotto un regime cinese o islamico? Ossia: preferite la padella o la brace? Come si vede, non si può tagliare il mondo con l’accetta, semplificare e banalizzare la situazione; occorre spirito critico e capacità di mediazione. Ma è inutile negarlo: quella duplice ferita, a destra e a sinistra, esiste e non si può facilmente risanare o ricucire.La Verità – 10 novembre 2023

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