MAGDI CRISTIANO ALLAM: Corso di Formazione culturale della Casa della Civiltà – 2024: Quinta lezione – “Il nuovo modello politico” (lunedì 11 marzo 2024) – il testo

IL NUOVO MODELLO POLITICO: LA SINTESI NEL LOGO DELLA CASA DELLA CIVILTA’

La Casa della Civiltà è giuridicamente, sul piano formale, un’Associazione di Promozione Sociale (APS). Questo fatto chiarisce che non siamo un partito politico e che non perseguiamo gli obiettivi politici dei partiti all’interno delle istituzioni dello Stato, pur nel rispetto della legalità e dello spirito della Costituzione.

Sul piano sostanziale, la Casa della Civiltà promuove la “Federazione di Comunità locali”, nel contesto dell’Italia elevata a “nostra amata Patria”.
Dato che il logo deve rappresentare la realtà sostanziale, nella parte alta del cerchio del logo compare la scritta “Federazione di Comunità locali”, mentre nella parte bassa del logo compare la scritta “Per l’Italia nostra amata Patria”.

Le due scritte circolari in rosso “Federazione di Comunità locali” e “Per l’Italia nostra amata Patria”, spiegano che la Casa della Civiltà è una “Comunità locale”, vuole diventare un’aggregazione di “Comunità locali”, nella cornice dell’Italia da noi concepita come la “nostra amata Patria”.
I concetti “Comunità locali” e “Patria”, che s’interfacciano e si armonizzano, sono il fondamento della costruzione del nuovo sistema politico dell’organizzazione dello dimensione pubblica, che sta al centro della Proposta della Casa della Civiltà.

L’ITALIA STA SUBENDO UNA GUERRA SU DIVERSI FRONTI

L’Italia e gli italiani stanno subendo una guerra su diversi fronti. È una guerra scatenata a livello mondiale anche se non viene definita la “Terza guerra mondiale”; è una guerra non dichiarata ma reale; è prevalentemente virtuale ma ugualmente violenta; non è una guerra circoscritta negli obiettivi da perseguire ma è di portata strategica finalizzata a cambiare radicalmente il mondo e l’umanità; è una guerra graduale ma dalle conseguenze letali.

Questa inedita guerra mondiale provoca morti fisiche e morti interiori, come si ci attenderebbe dalla più evoluta bomba “pulita” al neutrone, che uccide la vita e fa sopravvivere la materia; abbatte le frontiere e scardina gli Stati nazionali; distrugge l’economia reale e accresce la povertà tra la popolazione; fa venir meno la democrazia sostanziale e lo stato di diritto; sconquassa il modello sociale e porta alla denatalità aggredendo l’istituto della famiglia naturale; distrugge il sistema di valori diffondendo il relativismo; promuove l’invasione di clandestini favorendo la sostituzione etnica e l’islamizzazione dell’Europa.

Sul banco degli imputati ci sono la dittatura della grande finanza virtuale speculativa globalizzata, degli Stati Uniti e della Cina capital-comunista, della Nato e dell’Unione Europea, dello Stato-Mafia, delle Chiese cattolica e protestanti relativiste, dell’islam. Sembra apparentemente una ammucchiata di cinici criminali o di pazzi votati al suicidio che perseguono l’assoggettamento dell’intera umanità dopo averla «cosificata», straordinario neologismo coniato dal Papa-filosofo Benedetto XVI che significa la riduzione della persona a «cosa», a semplice strumento di produzione e di consumo della materialità. Ma agli alti livelli dei poteri forti nulla accade per caso. Siamo vittime di una strategia globale deliberata e pianificata.

L’UNIONE EUROPEA CI HA SPOGLIATO DELLA SOVRANITA’ NAZIONALE E HA TRASFORMATO L’ITALIA RICCA IN ITALIANI POVERI

Stiamo subendo un crimine epocale: l’Italia ricca si sta trasformando in italiani poveri. L’Italia vive la più tragica crisi economica recessiva dalla Seconda guerra mondiale. Le micro, piccole e medie imprese, che costituiscono oltre il 90% del nostro sistema di sviluppo sono condannate a morte; gli italiani si impoveriscono sempre di più, crescono inesorabilmente i disoccupati, i giovani non hanno accesso al mercato del lavoro; siamo sprofondati agli ultimissimi posti al mondo per tasso di natalità.

L’Unione Europea, complice la nostra classe politica, ci ha spogliato al 100% della sovranità monetaria e ci impone l’80% delle leggi nazionali. Lo Stato italiano viene di fatto delegittimato e svuotato della sovranità nazionale, a partire dalla sovranità monetaria e legislativa.

L’Unione Europea è un’anomalia nel diritto internazionale. Non è uno Stato sovrano, non è una Federazione di Stati, non è una Confederazione di Stati. È un’istituzione che rappresenta degli Stati sovrani, simile alle Nazioni Unite. Con la differenza che l’Unione Europea, con l’avvallo del nostro Parlamento, decide la politica monetaria, finanziaria, economica, sociale e culturale dell’Italia, come se di fatto l’Italia non fosse uno Stato nazionale indipendente e sovrano.

Ecco perché la definisco una «dittatura eurocratica» che si fonda sia sul monopolio dell’emissione della moneta unica, sia sull’egemonia legislativa. L’euro, l’unica moneta al mondo che non fa riferimento ad uno Stato, è emesso da una istituzione formalmente di diritto pubblico ma di fatto una società per azioni che si chiama Banca Centrale Europea, il cui fine non è l’interesse dei popoli europei ma dei propri azionisti, che sono le banche private rappresentate in seno alle Banche centrali dei Paesi dell’Eurozona, a cui aderiscono 19 su 27 Paesi dell’Unione Europea. Ad esempio la Banca Centrale d’Italia è al 94% rappresentata da banche private. Si tratta del più flagrante e grave conflitto d’interessi in Italia perché il controllore e il controllato sono lo stesso soggetto. Trattandosi del controllo della moneta, che condiziona tutte le altre attività dello Stato, si comprendono le conseguenze deleterie per gli italiani.

L’Unione Europea ha messo al centro del proprio interesse la moneta anziché la persona. La verità è che l’euro ha dimezzato il potere d’acquisto degli italiani sin dalla sua adozione nel gennaio del 2002. L’euro ci ha immesso in un circolo vizioso e suicida che costringe lo Stato a indebitarsi per ripianare gli interessi sul debito, emettendo sul mercato titoli di debito per i quali paga degli interessi. Così facendo aumentano inesorabilmente il debito e gli interessi. L’euro ha creato sacche di povertà crescenti tra la popolazione, fino a far assottigliare il ceto medio. Concependo gli Stati come aziende che devono realizzare il pareggio di bilancio, attenendosi a rigidi parametri nel rapporto debito e deficit pubblico con il Pil (Prodotto interno lordo), l’Eurocrazia condanna tutti noi a subire l’austerità economica, così come alimenta i conflitti tra gli Stati e persino l’odio tra i popoli dell’Unione Europea.

Le leggi europee, che nascono in seno alla Commissione Europea, formata da un esercito di 40 mila burocrati che non sono eletti da nessuno e che non rispondono del proprio operato a nessuno, ci hanno fatto perdere la sovranità alimentare, hanno costretto al fallimento le nostre imprese dopo averle foraggiate di sussidi e messe fuori mercato (ad esempio, le aziende di allevamento di bovini 30 anni fa erano 180 mila e ne sono rimaste 36 mila, con una perdita dell’80%).

Su un piano valoriale e sociale le leggi europee, impregnate di relativismo, materialismo, buonismo, soggettivismo giuridico, multiculturalismo e islamicamente corretto, hanno scardinato le fondamenta della nostra civiltà imponendoci di legittimare dei principi e degli ordinamenti contrari alla cultura della vita, a partire dall’aborto, l’eutanasia, il matrimonio e l’adozione di figli di persone dello stesso sesso che sfocia nella pratica immorale e schiavistica dell’«utero in affitto».

Questa Unione Europea finirà per eliminare del tutto la sovranità nazionale, con la confluenza dell’Italia negli Stati Uniti d’Europa, di fatto un protettorato tedesco al cui interno l’Italia, al pari di altri Stati, si ridurranno a semplici colonie economiche, le cui spoglie verranno condivise dal grande capitale speculativo globalizzato che non ha né patria né fede, a cui aderiscono americani, cinesi, arabi, russi e indiani.

LA DITTATURA DELLO STATO-MAFIA, DELLA PARTITOCRAZIA, DELLA MAGISTROCRAZIA

Se vi chiedessi chi potrebbe espropriarci fino al 70-80% dei nostri ricavi e contemporaneamente realizzare alti profitti dalla speculazione sul gioco d’azzardo, sul prezzo della benzina, degli alcolici e delle sigarette, potreste pensare alla criminalità organizzata, invece è lo Stato. In Italia la vera Mafia è lo Stato, che si sostanzia di una burocrazia onnipotente, dello strapotere dei partiti, di una magistratura che è al di sopra della legge ed è il potere in assoluto più forte.

Questo Stato-Mafia alimenta l’illegalità e la corruzione in seno alla pubblica amministrazione, reprime lo sviluppo condannando a morte le micro, piccole e medie imprese, accresce la povertà della popolazione, favorisce l’inquinamento dell’ambiente, diffonde il degrado urbanistico, fa venir meno la sicurezza dei cittadini, elimina anche fisicamente i suoi oppositori, inculca in tutti noi la paura del presente e la sfiducia nei confronti del futuro.

Lo Stato-Mafia è ladrone e vessatorio, fagocita 830 miliardi di euro all’anno, circa la metà del Pil (Prodotto interno lordo), impone agli italiani il più alto livello di tassazione al mondo, pari al 70-80% tra tasse dirette e indirette, un pizzo vessatorio e ingiustificabile considerando che i cittadini-sudditi sono costretti ormai a pagare gran parte dei servizi e che i servizi offerti sono scadenti e inadeguati, istiga impietosamente al suicidio se siamo impossibilitati a pagare pur di ingrassare un apparato burocratico elefantiaco, oneroso, corrotto ed inefficiente.

La dittatura partitocratica, parte integrante ed essenziale dello Stato-Mafia, pur di salvaguardare i propri privilegi ha tolto agli italiani la sovranità popolare che si esprime nel rapporto fiduciario tra elettore e eletto attraverso il voto di preferenza, ha accreditato il «consociativismo» per spartirsi il potere e soprattutto il fiume ininterrotto di denaro pubblico tra la maggioranza e l’opposizione, ha radicato la sfiducia nelle istituzioni e nello Stato.

Ha consentito a partire dal 16 novembre 2011, con la regia del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un colpo di stato finanziario ed eurocratico, incarnato dall’avvento alla Presidenza del Consiglio di Mario Monti, rappresentante della grande finanza virtuale speculativa globalizzata, costringendo Silvio Berlusconi alle dimissioni.
L’avvento al potere di Mario Draghi il 13 febbraio 2021, che è molto più potente di Mario Monti in quanto fa parte della «Cupola» della grande finanza virtuale speculativa globalizzata, ha instaurato in Italia un regime sostanzialmente autoritario con l’obiettivo di eliminare ciò che resta della nostra sovranità nazionale e consentire la fagocitazione dell’Italia da parte del “Nuovo Ordine Mondiale”. La democrazia sostanziale si è ridotta a democrazia formale, dove le istituzioni anziché essere rappresentative e al servizio dei cittadini, si sono trasformate in un regime arbitrario incapace di assicurare la governabilità e nel principale nemico dei cittadini.

La Magistratura ideologizzata e politicizzata, con l’unicità delle carriere tra la funzione giudicante e la funzione accusatoria, si è trasformata in un potere forte che opera in modo arbitrario, prevaricando e sostituendosi al potere legislativo, aggredendo e sostituendo con veri e propri colpi di stato giudiziari il potere esecutivo a partire dal 1992 con l’operazione denominata “Mani pulite”.

La Magistratura dovrebbe contenersi nel suo ruolo costituzionale quale potere giudiziario, senza più invadere l’autonomia del potere legislativo assumendo delle iniziative che di fatto si traducono in leggi e ordinamenti dello Stato; così come la Magistratura deve uscire del tutto dall’ambito del potere esecutivo eliminando le correnti interne e vietando la politicizzazione dei magistrati e dei processi. La riforma della magistratura comporta la separazione delle carriere, il divorzio dalla politica, il matrimonio con la certezza del diritto e della pena anche per quanto concerne la responsabilità dei magistrati.

La dittatura eurocratica ha inoltre ipotecato la nostra sovranità giudiziaria facendo prevalere le sentenze emesse dalle Corti europee, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea con sede a Lussemburgo e, seppur non automaticamente, la Corte Europea dei Diritti dell’uomo con sede a Strasburgo, sulle sentenze definitive emesse dai tribunali nazionali, operando come un quarto livello di giudizio e confermando la perdita della nostra sovranità nazionale.

LE FORZE DELL’ORDINE SONO STATE ABBANDONATE A SE STESSE

In questo contesto le Forze dell’ordine sono state abbandonate a se stesse, dopo averle private delle risorse umane e materiali, della tutela legislativa e giudiziaria necessari per poter adempiere in modo adeguato alla funzione istituzionale di tutelare la vita e i beni dei cittadini, più in generale di garantire la sicurezza dello Stato messa a repentaglio dalla violenza della criminalità organizzata nazionale e transnazionale e del terrorismo autoctono ed islamico, favoriti dal lassismo e dalla connivenza dello Stato, che si alimentano della crescente crisi valoriale e identitaria, nonché della incontenibile rabbia e frustrazione sociale specie quella giovanile.

L’ITALIA NON HA UN ESERCITO IN GRADO DI FARE LA GUERRA

Le Forze armate, sospeso il servizio di leva che diffondeva l’amore per la Patria e inculcava il senso del dovere e della responsabilità nei confronti della Nazione, assicurando un esercito di cittadini pronti a difendersi su tutto il territorio nazionale, si sono ridotte a svolgere operazioni di «mantenimento della pace» in aree instabili, come i Balcani e il Libano, mentre si evita in tutti i modi di impegnarsi militarmente anche laddove sarebbe vitale, come in Libia per stabilizzare uno Stato da decenni vitale per la sicurezza del Mediterraneo e in particolare per l’Italia, essendo il nostro principale fornitore di fonti energetiche e il nostro principale importatore di prodotti e tecnologia in Africa.

La verità è che le nostre Forze armate, che non godono di una sovranità decisionale avendo affidato dal dopoguerra la difesa dell’Italia agli Stati Uniti e alla Nato, che sono stremate dai continui tagli al proprio bilancio che condiziona la selezione delle aspiranti reclute, risultano formate da validi professionisti stipendiati che ai livelli operativi danno prova di competenza ed efficienza, ma ai livelli iniziali – come avviene in un’azienda privata o nella pubblica amministrazione – ci sono dei precari frustrati che non hanno né lo spirito né i mezzi per combattere efficacemente delle vere guerre.
Alla luce di questo quadro, l’impiego continuativo delle Forze armate in operazioni proprie delle Forze dell’ordine nel pattugliamento delle città o di supporto logistico in operazioni sanitarie proprie della Protezione civile, si configura come un utilizzo di ripiego rispetto alla finalità istituzionale di difendere i confini nazionali e salvaguardare l’Italia come Stato nazionale indipendente, dotandosi della capacità militare per affrontare una guerra sia nel caso di aggressione scatenata da un nemico esterno sia nel caso di intervento al di fuori dei nostri confini per reprimere sul nascere un’azione violenta ai danni dell’Italia.

LA MICRO-DIMENSIONE FAGOCITATA DALLA MACRO-DIMENSIONE: COSI’ MUORE L’ITALIA

L’Italia è la Patria della micro-dimensione. In Italia il 75% dei Comuni ha meno di 5 mila abitanti, e il 90% del sistema di sviluppo si sostanzia delle micro, piccole e medie imprese.
Ebbene, negli ultimi trent’anni registriamo il collasso dello Stato e dell’economia proprio a causa della fagocitazione della micro-dimensione nella macro-dimensione.

La morte della Giustizia, in parallelo alle cause intrinseche al degrado della Magistratura ideologizzata e politicizzata che ha accumulato uno strapotere sostituendosi e prendendo il sopravvento sui poteri legislativo ed esecutivo, al discredito del sistema giuridico fazioso, arbitrario, inefficiente e vessatorio, è connotata dal drastico taglio dei tribunali.
Con il decreto legislativo del 7 settembre 2012, n. 155 di revisione delle circoscrizioni giudiziarie (cosiddetto “taglia-tribunalini”), che da attuazione alla delega al Governo attribuita dalla legge per la stabilizzazione finanziaria n. 148 del 2011, per ridurre significativamente la spesa pubblica, è stata decisa la soppressione di 31 tribunali, 31 procure, 220 sezioni distaccate di tribunale, 667 uffici dei giudici di pace (Disegno legislativo n. 156/2012).

La Sanità pubblica è collassata a seguito della chiusura di circa 400 ospedali negli ultimi 20 anni, con la perdita di 120 mila posti letto, e la riduzione del personale ospedaliero, medici e infermieri, di 45.783 unità.
Questa decisione fu presa sempre per ridurre la spesa dello Stato. Il dato che ci fa toccare con mano il livello dello sfacelo e della corruzione presente nella Sanità pubblica, è il costante e inarrestabile aumento del costo della Sanità nonostante il drastico calo degli ospedali, dei posti letto e del personale ospedaliero. Tra il 1998 e il 2018 la spesa per la sanità pubblica, in valore assoluto, è aumentata da meno di 60 miliardi di euro (a prezzi correnti) a 115,4 miliardi di euro, quasi il doppio.

Secondo il Ministero dell’Istruzione e del Merito in Italia negli ultimi 10 anni sono state chiuse oltre 2.600 scuole, solo nel segmento delle scuole dell’infanzia e primaria (alunni tra 3 e 11 anni). E nei prossimi cinque anni si può stimare che ne chiuderanno almeno altre 1.200, tra statali e paritarie. Secondo le stime dello stesso ministro Valditara – fra dieci anni dai 7,4 milioni di studenti del 2021 si scenderà a poco più di 6 milioni, al ritmo di 110-120.000 ragazzi in meno ogni anno.

Nel 2023 sono stati chiusi 826 sportelli bancari. Alla fine del 2022 gli sportelli chiusi erano stati 677. Questo significa che in due anni sono stati chiusi più di 1.500 sportelli. Un quarto del territorio nazionale, con una superficie che supera quella di Lombardia, Veneto e Piemonte, è stato abbandonato dalle banche. Aumenta anche il numero di persone che non hanno accesso ad una filiale nel Comune di residenza: sono 362 mila in più rispetto ad un anno fa. Sei milioni di persone, invece, vivono in comuni dove è rimasto un solo sportello e rischiano così di trovarsi a breve tagliati fuori dai servizi bancari.

In parallelo alla scomparsa delle piccole imprese, banche, tribunali, ospedali e scuole, spadroneggiano le grandi imprese e banche, mentre i grandi tribunali, ospedali e scuole sono sempre più ingestibili, onerosi, corrotti e inefficienti. Ad aggravare il manifesto degrado è la nostra sottomissione a leggi e regolamenti europei e internazionali, del tutto in contrasto con il bene primario degli italiani e l’interesse supremo dell’Italia.

LA PROPOSTA DI RIFORMA DELL’ITALIA: “FEDERALISMO DI COMUNITA’ LOCALI” E “PATRIA D’ITALIA”

Prendendo atto che la realtà storica dell’Italia evidenzia che da sempre sono i piccoli che fanno grande l’Italia, sia che si tratti di imprenditori o di Comuni, e scegliendo una filosofia di vita che metta al centro la qualità della vita della persona e non la quantità delle risorse accumulate dallo Stato sfruttando i cittadini ridotti a strumenti di produzione e consumo, prendiamo innanzitutto atto del fallimento e del collasso dello Stato.

Le “Comunità locali”, con una dimensione che consenta l’amministrazione e lo sviluppo del territorio salvaguardando l’umanità di tutti i “patrioti” residenti, sono il fulcro della riforma della politica, acquisendo un’autonomia amministrativa e finanziaria, rapportandosi direttamente con una Patria autorevole, efficiente e solidale, dove il “Padre della Patria”, al pari dei Sindaci, ha il potere esecutivo del governo dell’Italia, ha il vincolo di mandato che sostanzia l’obbligo di operare conformemente all’impegno assunto alla sua elezione, ha la responsabilità civile e penale per gli atti commessi nel corso del suo mandato.

Le Comunità locali hanno autonomia amministrativa e finanziaria, decidono autonomamente l’amministrazione della Comunità locale e lo sviluppo del proprio territorio, percepiscono direttamente le tasse di cui una quota viene devoluta alla Patria per quei compiti che sono di sua esclusiva pertinenza.
Il Sindaco, scelto con il voto di preferenza, ha il vincolo di mandato e la responsabilità civile e penale rispetto al suo operato, amministra la Comunità e lo sviluppo del proprio territorio.

Il nuovo modello politico, «L’Italia Patria delle Comunità Federate», è basato sulla complementarità tra l’autonomismo delle Comunità locale, riunite in Federazione sul piano amministrativo, finanziario e dello sviluppo del territorio, e tra il centralismo della Patria che governa le funzioni di rilevanza nazionale quali la politica monetaria, le linee guida della gestione finanziaria e dello Sviluppo economico, le leggi di interesse generale, la Difesa e la Sicurezza dello spazio vitale dell’Italia, la Politica estera, la Solidarietà nazionale, la strategia nazionale della Sanità, dell’Istruzione e della Cultura.

«L’Italia Patria delle Comunità Federate» è una istituzione politica autorevole ma non autoritaria, che definisce le regole di carattere generale lasciando alle Comunità l’autonomia amministrativa, che dispone di risorse adeguate per l’adempimento delle proprie specifiche ed esclusive competenze, ma costerà notevolmente meno, lasciando gran parte delle risorse nelle tasche dei cittadini che pagando le tasse direttamente alle Comunità potranno pagare meno tasse e verificarne l’uso più appropriato, e saranno le Comunità a devolvere una quota delle tasse alla Patria.
“L’Italia Patria delle Comunità Federate», incentrandosi sulla complementarità tra la Patria e le Comunità locali, esclude le strutture intermedie, le Province e le Regioni, che restano riferimenti formali ma cessano di essere entità giuridiche sostanziali con risorse autonome.
Le Comunità locali potranno stabilire dei legami sulla base di proprie specificità, di natura organizzativa ma non istituzionale, quali ad esempio i “distretti produttivi” in ambiti diversi.

Il rapporto tra le Comunità locali e la Patria, fondato sul principio di sussidiarietà, consentirà di rendere più efficienti ed economici i servizi della Pubblica amministrazione, dall’insieme delle Attività produttive alle Infrastrutture, dall’Educazione alla Sanità, dalla Previdenza sociale allo Sport.
“L’Italia Patria delle Comunità Federate” concepisce l’interesse supremo dell’Italia e il bene primario degli italiani come il parametro fondamentale nel rapporto con le sovrastrutture internazionali, l’Unione Europea, il Consiglio d’Europa, l’Alleanza o Patto Atlantico, le Nazioni Unite e tutte le organizzazioni internazionali a cui l’Italia aderisce.
Il rapporto con le sovrastrutture sovranazionali si configura come una partecipazione alla realizzazione del bene comune da parte di istituzioni complementari e di indirizzo generale, non invasive e impositive, qual è invece oggi l’Unione Europea.

È vitale abbattere drasticamente i costi dello Stato eliminando tutte le sovrastrutture onerose, farraginose e inefficienti, fonte di corruzione e di arbitrio quali Regioni, Province, Partecipate, Municipalizzate.
Nell’ambito della riforma del potere legislativo va abolito il bicameralismo perfetto eliminando il Senato in via definitiva, sia per l’assurdità del doppio e identico passaggio legislativo della medesima legge sia per l’imperativo di ridurre drasticamente i costi dello Stato.

L’attività del “Padre della Patria”, che sarà al contempo capo del Governo, potrà svolgersi nella sede attuale della Presidenza del Consiglio, Palazzo Chigi, che è adeguata anche dal punto di vista istituzionale essendo ubicata nella struttura attigua alla Camera dei Deputati, Palazzo Montecitorio, che diventerà la sede del Parlamento monocamerale.
In tal modo si potrà liberare la sede del Quirinale che ha 1200 stanze e eliminare il costo stratosferico di 224 milioni di euro (dato del 2018) di cui la metà sono stipendi di 765 dipendenti, quasi sette volte il costo di Buckingham Palace, sede della Regina d’Inghilterra, e il doppio del costo della Casa Bianca, sede del Presidente degli Stati Uniti d’America. Il Quirinale potrà diventare il “Museo d’Italia”, degno del nostro Paese che ha il patrimonio culturale più cospicuo dell’umanità, trasformandosi dalla causa di un indebitamento esorbitante e una vergogna nazionale in una straordinaria fonte di ricchezza e di orgoglio nazionale.

UN NUOVO MODELLO DI DEMOCRAZIA: “IL PADRE DELLA PATRIA” E IL “PARLAMENTO DEI SINDACI”

Il nuovo modello di democrazia sostanziale è basato sulla centralità e unicità delle elezioni comunali, che sono l’unico ambito politico dove c’è un rapporto fiduciario reale, continuativo, controllabile e revocabile tra gli elettori e gli eletti. L’Italia ha 8 mila Comuni di cui 6 mila hanno meno di 5 mila abitanti. Ed è proprio nei piccoli Comuni che i cittadini conoscono personalmente, condividono la quotidianità e partecipano le scelte dei Sindaci.

Per essere all’altezza del loro incarico i Sindaci devono avere la fedina penale immacolata e una comprovata credibilità sociale, superare un esame che attesti la loro capacità ad amministrare una Comunità e lo sviluppo del territorio, avere un’esperienza lavorativa di successo.

I Sindaci scelgono tra i Sindaci di tutt’Italia i 400 membri del «Parlamento d’Italia» monocamerale. I Sindaci eletti nel «Parlamento Italiano» rinunciano alla carica di Sindaco, acquisiscono in via esclusiva la carica di «Parlamentare italiano» e vengono sostituiti dal vice-Sindaco.
Il «Parlamento dei Sindaci» rappresenterà la massima espressione della sovranità nazionale rappresentando nel modo più genuino l’insieme delle scelte del popolo italiano, espresse attraverso il voto di preferenza, così come come sarà la realtà legislativa in assoluto migliore essendo formata da chi ha saputo amministrare meglio il proprio Comune e ha saputo conquistare la fiducia per promuovere il bene dell’Italia a livello nazionale.

Il Parlamento monocamerale sceglie tramite elezione il “Padre della Patria”. La scelta è sottoposta al responso del popolo ed è il voto popolare che lo designa a “Padre della Patria”.
Il “Padre della Patria” e i Ministri devono avere le competenze specifiche necessarie per adempiere al meglio alla propria funzione.
È vitale garantire la democrazia sostanziale, incentrata sul rapporto fiduciario tra gli elettori e gli eletti tramite il voto di preferenza, e soprattutto la “governabilità” dell’Italia in un contesto in cui l’enfasi sulla “rappresentatività” ha consentito lo strapotere della partitocrazia e ha reso ingovernabile l’Italia.

Più in generale bisogna porre fine allo strapotere dello Stato, della burocrazia, della partitocrazia e della magistrocrazia, ampliando lo spazio della partecipazione alla gestione della sfera pubblica ai cittadini attraverso le molteplici istituzioni che rappresentano la società reale e affermando il primato della meritocrazia.

Per conseguire un nuovo modello politico e un nuovo modello di democrazia, è indispensabile elaborare una nuova Costituzione. Ritengo che nell’articolo 1 della nuova Costituzione l’Italia debba essere concepita come una Patria fondata sulla centralità degli italiani, concepiti come “patrioti” depositari dei valori inalienabili della vita, dignità e libertà; sulla sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale; sulla famiglia naturale come fulcro della costruzione sociale e della rigenerazione della vita; sulla Comunità locale come fondamento dell’amministrazione e dello sviluppo del territorio con la Patria che sovrintende alla strategia generale; sull’economia reale che produce beni e servizi, le cui linee generali sono definite dalla Patria titolare dell’emissione della moneta, affidandone la gestione agli imprenditori locali e nazionali italiani; sul riconoscimento della verità storica delle radici giudaico-cristiane, greco-romane, umaniste della nostra civiltà che ha fatto grande l’Italia; sul fine di assicurare l’interesse supremo dell’Italia come Patria indipendente e sovrana, e il bene primario dei cittadini italiani per salvaguardare il legittimo diritto ad essere pienamente noi stessi all’interno della nostra “Casa comune”.

CONCLUSIONE: O RISCATTIAMO L’ITALIA SOVRANA O SAREMO SOTTOMESSI AL “NUOVO ORDINE MONDIALE”

Noi italiani ci troviamo di fronte a un bivio che c’impone una scelta storica: o ci rassegniamo alla strategia che non esito a definire “criminale” che sta trasformando l’Italia ricca in italiani poveri, accettando la perdita totale della nostra sovranità per confluire negli “Stati Uniti d’Europa” e, in prospettiva, essere sottomessi al “Governo Unico Mondiale” dello strapotere della grande finanza virtuale speculativa globalizzata, finendo per essere fagocitata dal “Nuovo Ordine Mondiale”; oppure promuoviamo il riscatto della nostra sovranità monetaria, legislativa, giudiziaria e nazionale affrancandoci sia da questa Unione Europea, assoggettata a banchieri e burocrati, sia da questa globalizzazione appiattita sulla sola dimensione materiale della modernità.

Salviamo i tanti piccoli che fanno grande l’Italia, perché la realtà storica, sociale e economica conferma che in Italia piccolo è bello, buono e di successo. Quindi salviamo i piccoli imprenditori, i piccoli Comuni, la famiglia naturale, i valori tradizionali, il patrimonio ambientale e culturale.
È la scelta del localismo che ci fortifica coalizzandoci in reti omogenee, favorendo la creatività che si traduce in qualità ed eccellenza, assicurando la solidità per essere competitivi sulla scena internazionale, che consentirà all’Italia di poter riemergere nel globalismo senz’anima, sottomesso agli interessi materiali dei poteri imprenditoriali e finanziari forti che a livello mondiale producono sempre di più al minor costo possibile, anteponendo la quantità sulla qualità.

Il nuovo modello politico e di democrazia devono mettere al centro la qualità della vita, che soddisfa intimamente consentendo a ciascuno di noi di sentirsi realizzato a casa propria e in seno ai propri cari, rispetto alla vita parametrata dalla quantità di beni e servizi che si producono a prescindere dall’impatto sulla nostra umanità nel nostro vissuto e nella nostra quotidianità.

In parallelo riformiamo eticamente le istituzioni della Patria affinché la Patria sia effettivamente al servizio dei cittadini e non più i cittadini asserviti allo Stato; consolidiamo le Forze dell’ordine e le Forze armate che sono i garanti della salvaguardia dell’Italia indipendente e sovrana, del diritto e della democrazia sostanziale.

Così come la rinascita dell’Italia dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente avvenne grazie alla vitalità della micro-dimensione dei monasteri benedettini e dei Comuni, ugualmente oggi la rinascita dell’Italia potrà realizzarsi a partire dalla mobilitazione e dall’azione della micro-dimensione delle Comunità locali e delle micro-piccole e medie imprese che producono beni e servizi dell’economia reale, unite in modo indissolubile dalla “Patria d’Italia”, garantiti da una nuova “Regola” espressa nella Costituzione, facendo riferimento al “Padre della Patria” che assicura la “governabilità” dell’Italia nel rispetto della “rappresentatività” della volontà dei “patrioti”, espressa dal “Parlamento dei Sindaci”.

Cari amici, andiamo avanti sulla retta via a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo a realizzare il miracolo per far rinascere la nostra civiltà, salvare gli italiani, riscattare l’Italia.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore della Comunità “Casa della Civiltà”

Lunedì 11 marzo 2024

1 commento su “MAGDI CRISTIANO ALLAM: Corso di Formazione culturale della Casa della Civiltà – 2024: Quinta lezione – “Il nuovo modello politico” (lunedì 11 marzo 2024) – il testo

  1. Bellissima e profondissima lezione! Meraviglioso il progetto di mettere al centro la persona e di ripartire dalla micro-dimensione delle comunità locali.
    Condivido con Stefania quanto sia importante andare avanti tenendo sempre a mente i propri sogni!!

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