In Paradiso si entra per favoritismo. Se si entrasse per merito, tu resteresti fuori ed il tuo cane entrerebbe al posto tuo.
(Mark Twain)

Anche tu amico mio
Sei tornato alla terra
Sul sentiero della collina
Nel bosco dietro casa
Sotto un tappeto di aghi di abete
Qualche rametto sparso
Un cespuglio di rose
Una coltre sottile dell’ultima neve
Ancora resiste al sole limpido dell’inverno
Le ombre del tramonto intrecciano
Ciò che resta del giorno
Al velo arcano della memoria
Sembrano di ieri
La tua corsa gioiosa fra gli alberi
Il tuo sguardo felice di sfida
Là in fondo la casa aspetta ancora
Il tuo ritorno
Il consueto rito della sera
Hai lasciato il tuo respiro quassù
Portato in alto dal vento di tramontana
Navighi veloce fra le stelle lontane
Dell’universo leggero dell’anima
Dove tutto il bene del mondo
Si incontra
Per celebrare con gli angeli del cielo
La festa della vita
Il mistero antico della creazione
E tenere viva per noi la fiamma eterna della speranza
Perché è fra gli angeli
Nelle fragili danze e nei giochi bambini delle nuvole del cielo
Che un giorno non lontano forse
Verrò a chiedere di te

Stranamente la vita ci porta a scoprire come la pura e intensa fedeltà sia caratteristica propria di una specie diversa da quella umana e come i valori dell’amicizia tanto celebrati dagli stessi uomini non siano un loro esclusivo primato o monopolio spirituale.

 

Foto di copertina: Giorgio Bongiorno “A un amico”

 

Questa rubrica “Sciaveri di tregua” desidera istituzionalizzare la registrazione costante dei pochi ma intensi momenti di riflessione che mi vengono suggeriti in tempo reale in parte dall’osservazione e dalla traduzione poetica di immagini particolari con cui la realtà si manifesta e in parte dalla immancabile dose di esperienza specifica che l’età matura può aggiungere a questa attenta osservazione.

È abbastanza incredibile quanto sia in questo contesto assai prezioso, soprattutto dal punto di vista spirituale, l’affinamento che a questa osservazione si affianca nell’intento di popolare di piccole ma vitali suggestioni le esigue pause spirituali che, con forzata parsimonia, la realtà odierna nella sua corsa ci riserva.

Ho riscoperto il prezioso quanto dimenticato lemma “sciàveri ” per dare un nome a questi momenti, a queste osservazioni e a questi intensi ritagli di esistenza , definendo il termine “tregua” , dal sapore combattivo e guerresco, proprio per stigmatizzare la sconcertante sofferenza del corpo e dello spirito in questa quotidiana “tenzone” che tutti dobbiamo affrontare nel contesto della convivenza sociale e nel caos di questa corsa ad ostacoli , densa di episodi di “fatica” in un mondo in cui la realtà presenta fenomeni di effettive sfide temporali e fisiche oltre a un continuo sopravvenire di istanze etiche e spirituali, materia di problematiche irrisolte, nonché di dubbi esistenziali di non poco conto.

Sciàveri di tregua” è quindi nato con l’ambizione di rappresentare un convinto, coerente e sentito invito a una sosta ferace dello spirito, intesa a lasciare a ciascuno la possibilità di riflettere intorno ai valori propri e intimi dell’esistenza , fatto non sempre concesso dalla realtà “accelerata” e nello stesso tempo “aumentata” dei nostri giorni.
Attraverso pensieri tradotti in sequenze armoniche di parole , qualche volta attraverso ritmi melodici ed onomatopeici in cui si mescolano elementi naturali primordiali e sottili rumori di sentimenti umani , ho cercato di incontrare opere di amici noti o sconosciuti e di invocare il loro aiuto, la loro complicità , per indugiare su qualche immagine di questa turbinosa avventura del vivere gli anni del terzo millennio, in una gara senza pause, senza respiro e “apparentemente” senza alcun segno di pietà per chi rimane relegato a una vana attesa sul ciglio spesso tristemente disadorno e inospitale della strada.
Da artigiano della parola ho scambiato impressioni con solerti artigiani del suono, dei colori e dell’immagine (pittori, scultori , musicisti e fotografi) per scoprire quegli stimoli creativi condivisi che facilitano una risposta corale a una serie di interrogativi comuni alle varie “discipline artistiche”, cioè comuni all’interpretazione della realtà”.

Qualche volta ci siamo insieme domandati dove si voglia arrivare attraverso questa amabile scorciatoia con cui si tende a volere a tutti i costi eliminare le tregue, accelerare la corsa, bruciare tutte le tappe, comprese quelle più solenni e rituali come gli archetipi più sacri e celebrati dalla tradizione della vita e della morte. Qualche altra ci siamo soffermati sui valori tradizionali della nostra esistenza con attenzione e scrupolosa smania di descrivere i colori della realtà com’è o come vorremmo che venisse percepita attraverso il filtro della nostra mediazione spirituale, artistica ed umana.

Siamo sempre poi finiti in una sorta di vicolo cieco, quello del mistero attorno al quale si dipana la vita, dove abbastanza facilmente si entra ma spesso meno facilmente si riescono a riconoscere i valori più profondi che animano e sottendono l’enigma esistenziale .

E sempre, come ad un appuntamento significativo di una importante cerimonia celebrativa, ci siamo ritrovati con le medesime domande e con le più svariate quanto spesso insufficienti e deludenti risposte.

Risposte che solo l’armonia della creazione insieme a tutti i misteri noti o ancora ignoti possono utilmente significare.

5 commenti su “Anche tu amico

  1. Quante corse gioiose e quanti sguardi felici inseguono ancora i momenti di nostalgia della nostra vita con la insistenza del ricordo del nostro amico. La fedeltà esiste certamente, pur nella rarità spesso percepita, anche fra gli uomini…

  2. – Peter: È assurdo, è solo un cane.
    – James: Solo un cane? Solo? Che orribile e mortificante parola. È come dire, non può scalare quella montagna, è solo un uomo. O quello non è un diamante, è solo un sasso. Solo.

    DAL FILM
    Neverland – Un sogno per la vita

  3. Ho pianto tanto quando è morto Jack il mio cane boxer, era speciale ! Un membro della famiglia, solo chi ne possiede uno conosce la fedeltà e la riconoscenza gratuita di questo amico, grazie Giorgio per questa bellissima riflessione

    1. Anche noi abbiamo vissuto la perdita di nostro Lu Cela ( così si chiamava) il piccolo maltese. Abbiamo sofferto tanto, era la nostra gioia. Dopo abbiamo perso al canile Leila che era abbandonata tre volte in giro di 8 mesi, non abbiamo mai capito il motivo dato che lei è una meraviglia è il mio amore che ci riempie di gioia da 8 anni.

  4. Solo chi ha un cane può sapere quanto sia vera la frase di Mark Twain, in quanto
    1) il cane è totalmente fedele e dedito al padrone;
    2) il cane è affezionato alla famiglia;
    3)il cane custodisce i beni della famiglia;
    4)il cane con pazienza attende il ritorno del padrone e gli scodinzola felice quando lo rivede;
    5)il cane ha cuore giovane e pensiero giocondo;
    6)il cane è silenzioso, non parla male di nessuno.
    Raramente queste virtù si trovano in un uomo………

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