Il vecchio e il mare

“Pensava sempre al mare come a la mar, come lo chiamano in spagnolo quando
lo amano”.
(Ernest Hemingway- Il vecchio e il mare)

La corrente
Trascina la barca
Con il vento d’ oriente
Il vecchio non vede lontano
Oltre l’oceano
Grigio
Giocano
Scherzano
Fanno l’amore
Sulla sera
Il ragazzo non c’è più
A issare la femmina
Sulle assi tonde della prua
Ce la farà
Quel grosso pesce
La silvia si posa piano
A poppa
Dove vanno gli uccelli
Incontro ai falchi
Di monte
All’alba
Questo pesce ha fatto sobbalzare la lenza
E l’uccello scompare
Verso la prima nube
Del giorno
Ave Maria
Il sole è caldo
Vergine benedetta
La brezza è leggera
Il vecchio dorme e sogna i leoni
Questo pesce è strano
E non si stanca mai
Al diavolo la fortuna
Il mio coltello si è spezzato
Bella la coda degli squali
Il ragazzo seduto
Prende la testa fra le mani
E piange

“Chi parla è il narratore di Il vecchio e il mare, la favola di Ernest Hemingway in cui concetti come il successo e il fallimento dovranno chinare la testa davanti alla lotta e alla dignità del suo protagonista, il pescatore Santiago. Apparso sulla rivista Life, nel 1953 ricevette il Premio Pulitzer, questo romanzo breve fu l’ultima grande opera di narrativa dello scrittore dell’Illinois. Solo un anno dopo sarebbe stato insignito del premio Nobel.” (Caffè Book.it)
Foto di copertina: “Il vecchio e il mare” dal web

Questa rubrica “Sciaveri di tregua” desidera istituzionalizzare la registrazione costante dei pochi ma intensi momenti di riflessione che mi vengono suggeriti in tempo reale in parte dall’osservazione e dalla traduzione poetica di immagini particolari con cui la realtà si manifesta e in parte dalla immancabile dose di esperienza specifica che l’età matura può aggiungere a questa attenta osservazione.

È abbastanza incredibile quanto sia in questo contesto assai prezioso, soprattutto dal punto di vista spirituale, l’affinamento che a questa osservazione si affianca nell’intento di popolare di piccole ma vitali suggestioni le esigue pause spirituali che, con forzata parsimonia, la realtà odierna nella sua corsa ci riserva.

Ho riscoperto il prezioso quanto dimenticato lemma “sciàveri ” per dare un nome a questi momenti, a queste osservazioni e a questi intensi ritagli di esistenza , definendo il termine “tregua” , dal sapore combattivo e guerresco, proprio per stigmatizzare la sconcertante sofferenza del corpo e dello spirito in questa quotidiana “tenzone” che tutti dobbiamo affrontare nel contesto della convivenza sociale e nel caos di questa corsa ad ostacoli , densa di episodi di “fatica” in un mondo in cui la realtà presenta fenomeni di effettive sfide temporali e fisiche oltre a un continuo sopravvenire di istanze etiche e spirituali, materia di problematiche irrisolte, nonché di dubbi esistenziali di non poco conto.

Sciàveri di tregua” è quindi nato con l’ambizione di rappresentare un convinto, coerente e sentito invito a una sosta ferace dello spirito, intesa a lasciare a ciascuno la possibilità di riflettere intorno ai valori propri e intimi dell’esistenza , fatto non sempre concesso dalla realtà “accelerata” e nello stesso tempo “aumentata” dei nostri giorni.
Attraverso pensieri tradotti in sequenze armoniche di parole , qualche volta attraverso ritmi melodici ed onomatopeici in cui si mescolano elementi naturali primordiali e sottili rumori di sentimenti umani , ho cercato di incontrare opere di amici noti o sconosciuti e di invocare il loro aiuto, la loro complicità , per indugiare su qualche immagine di questa turbinosa avventura del vivere gli anni del terzo millennio, in una gara senza pause, senza respiro e “apparentemente” senza alcun segno di pietà per chi rimane relegato a una vana attesa sul ciglio spesso tristemente disadorno e inospitale della strada.
Da artigiano della parola ho scambiato impressioni con solerti artigiani del suono, dei colori e dell’immagine (pittori, scultori , musicisti e fotografi) per scoprire quegli stimoli creativi condivisi che facilitano una risposta corale a una serie di interrogativi comuni alle varie “discipline artistiche”, cioè comuni all’interpretazione della realtà”.

Qualche volta ci siamo insieme domandati dove si voglia arrivare attraverso questa amabile scorciatoia con cui si tende a volere a tutti i costi eliminare le tregue, accelerare la corsa, bruciare tutte le tappe, comprese quelle più solenni e rituali come gli archetipi più sacri e celebrati dalla tradizione della vita e della morte. Qualche altra ci siamo soffermati sui valori tradizionali della nostra esistenza con attenzione e scrupolosa smania di descrivere i colori della realtà com’è o come vorremmo che venisse percepita attraverso il filtro della nostra mediazione spirituale, artistica ed umana.

Siamo sempre poi finiti in una sorta di vicolo cieco, quello del mistero attorno al quale si dipana la vita, dove abbastanza facilmente si entra ma spesso meno facilmente si riescono a riconoscere i valori più profondi che animano e sottendono l’enigma esistenziale .

E sempre, come ad un appuntamento significativo di una importante cerimonia celebrativa, ci siamo ritrovati con le medesime domande e con le più svariate quanto spesso insufficienti e deludenti risposte.

Risposte che solo l’armonia della creazione insieme a tutti i misteri noti o ancora ignoti possono utilmente significare.

4 commenti su “Il vecchio e il mare

  1. Grazie ancora Giorgio per la grande poesia e le grandi Verità che ci offre e ci mostra nel creato, nei rapporti, in primis con sé stessi, la dignità umana e la lotta per affermarlo, vittoria e sconfitta abbracciate all’essere ed al divenire per realizzare la scintilla che tornerà pura a Dio.
    Ernest Hemingway mi è particolarmente caro, perché non a caso premio Nobel, aveva una grande umanità e dignità, ed era quasi un cittadino onorario di Venezia, frequentava Cipriani, le lagune veneziane e venete, spesso a caccia, quasi come un Santiago di laguna o barena. Qui scrisse “Di là dal fiume, tra gli alberi” con sfondo le rive ombrose e piene di vita dei nostri fiumi, come paradigma di vita forte, umana, in simbiosi con l’ambiente che dobbiamo sempre rispettare e come sfondo è completamento dell’anima.
    Grazie ancora Giorgio, Ernest credo sarebbe felice di conoscerti davanti ad un buon bicchiere di vino, sotto le pergole da Cipriani.

    1. Si, caro Gianni, le corde di questo nostro strumento vibrano per quanto il vecchio Hemingway ci può avere trasmesso con le sue poetiche narrazioni. Questa mia riflessione è un modo per ritrovarne la verve e la vena umana e poterselo immaginare seduto al nostro tavolo a dialogare con noi , umili artigiani della parola, attorno alle tematiche più nobili della umana esistenza e ai grandi valori della convivenza sociale. Grazie Gianni per queste immagini che tu hai magistralmente rievocato mentre “la brezza è leggera/il vecchio dorme e sogna i leoni” e il “ragazzo è seduto/prende la testa fra le mani / e piange”…

    1. Il vecchio e il mare : l’impegno dell’uomo e il miracolo della natura , il coraggio e la virtù della speranza di fronte alla grandiosità del progetto divino, la fede quale prima e ultima stazione in questa meravigliosa e irripetibile corsa per la vita. Grazie Magdi : condividere un’emozione significa proteggere la luce della speranza talvolta offuscata dall’egoismo e dalla superbia degli uomini

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