“L’inizio è dolce, assurdo, felice. L’intreccio pieno di buona volontà, forte e carico di tensioni. La fine, una lacerazione.”
(Nuria Barros)

Distacchi amari
In punta di piedi
Baci rubati alla scure affilata del tempo
Lacrime
Dipinte sul marciapiede di una stazione
Desideri
Sogni spezzati
Ansie trepide
Di quando si viaggiava ancora su treni
Sferraglianti
Senza i colori delle stagioni
E si affidava al ritmo insistente della rotaia
La fievole vita di un pensiero
Il tremulo vibrare di un sogno
Pareva avessero un’anima quei lunghi convogli
E fumassero
Per nascondere le grida soffocate del commiato
E sentirle svanire adagio
Eco fra sordi rumori
Con le promesse di una primavera lontana
Piena di fiori e di profumi
Ci si scopriva poi singhiozzare in un angolo
Come si faceva da bambini
Alle ultime battute di un gioco
Che non si voleva finisse mai
Quel convoglio però se ne andava sempre
Inesorabile e lento
Quasi al ritmo di danza
Con il suo fischio e il suo vapore
Con i suoi rimpianti
E con lui anche la tenue luce di un affetto
Forse insieme al ricordo di uno sguardo
E di quel giovane profumo
Portato via con le prime viole
Dagli argini verdi della primavera del fiume

Foto di Copertina: Tela di Raymond Leech 1949

Questa rubrica “Sciaveri di tregua” desidera istituzionalizzare la registrazione costante dei pochi ma intensi momenti di riflessione che mi vengono suggeriti in tempo reale in parte dall’osservazione e dalla traduzione poetica di immagini particolari con cui la realtà si manifesta e in parte dalla immancabile dose di esperienza specifica che l’età matura può aggiungere a questa attenta osservazione.

È abbastanza incredibile quanto sia in questo contesto assai prezioso, soprattutto dal punto di vista spirituale, l’affinamento che a questa osservazione si affianca nell’intento di popolare di piccole ma vitali suggestioni le esigue pause spirituali che, con forzata parsimonia, la realtà odierna nella sua corsa ci riserva.

Ho riscoperto il prezioso quanto dimenticato lemma “sciàveri ” per dare un nome a questi momenti, a queste osservazioni e a questi intensi ritagli di esistenza , definendo il termine “tregua” , dal sapore combattivo e guerresco, proprio per stigmatizzare la sconcertante sofferenza del corpo e dello spirito in questa quotidiana “tenzone” che tutti dobbiamo affrontare nel contesto della convivenza sociale e nel caos di questa corsa ad ostacoli , densa di episodi di “fatica” in un mondo in cui la realtà presenta fenomeni di effettive sfide temporali e fisiche oltre a un continuo sopravvenire di istanze etiche e spirituali, materia di problematiche irrisolte, nonché di dubbi esistenziali di non poco conto.

Sciàveri di tregua” è quindi nato con l’ambizione di rappresentare un convinto, coerente e sentito invito a una sosta ferace dello spirito, intesa a lasciare a ciascuno la possibilità di riflettere intorno ai valori propri e intimi dell’esistenza , fatto non sempre concesso dalla realtà “accelerata” e nello stesso tempo “aumentata” dei nostri giorni.
Attraverso pensieri tradotti in sequenze armoniche di parole , qualche volta attraverso ritmi melodici ed onomatopeici in cui si mescolano elementi naturali primordiali e sottili rumori di sentimenti umani , ho cercato di incontrare opere di amici noti o sconosciuti e di invocare il loro aiuto, la loro complicità , per indugiare su qualche immagine di questa turbinosa avventura del vivere gli anni del terzo millennio, in una gara senza pause, senza respiro e “apparentemente” senza alcun segno di pietà per chi rimane relegato a una vana attesa sul ciglio spesso tristemente disadorno e inospitale della strada.
Da artigiano della parola ho scambiato impressioni con solerti artigiani del suono, dei colori e dell’immagine (pittori, scultori , musicisti e fotografi) per scoprire quegli stimoli creativi condivisi che facilitano una risposta corale a una serie di interrogativi comuni alle varie “discipline artistiche”, cioè comuni all’interpretazione della realtà”.

Qualche volta ci siamo insieme domandati dove si voglia arrivare attraverso questa amabile scorciatoia con cui si tende a volere a tutti i costi eliminare le tregue, accelerare la corsa, bruciare tutte le tappe, comprese quelle più solenni e rituali come gli archetipi più sacri e celebrati dalla tradizione della vita e della morte. Qualche altra ci siamo soffermati sui valori tradizionali della nostra esistenza con attenzione e scrupolosa smania di descrivere i colori della realtà com’è o come vorremmo che venisse percepita attraverso il filtro della nostra mediazione spirituale, artistica ed umana.

Siamo sempre poi finiti in una sorta di vicolo cieco, quello del mistero attorno al quale si dipana la vita, dove abbastanza facilmente si entra ma spesso meno facilmente si riescono a riconoscere i valori più profondi che animano e sottendono l’enigma esistenziale .

E sempre, come ad un appuntamento significativo di una importante cerimonia celebrativa, ci siamo ritrovati con le medesime domande e con le più svariate quanto spesso insufficienti e deludenti risposte.

Risposte che solo l’armonia della creazione insieme a tutti i misteri noti o ancora ignoti possono utilmente significare.

2 commenti su “Commiati

  1. Ricordi, profumi, sogni che se ne vanno al lento cadenzato partire di vecchi treni sbuffanti, con la vita che lascia il suo segno e si porta lontano i sentimenti affetti e tenerezze, come le ultime tre splendide righe che chiudono un giovane profumo tra il verde e le viole di fresche, dolci acque di un tenero vecchio e eterno amore l’ambito dal rimpianto.
    Bellissime immagini. Grazie Giorgio.

    1. Lasciamo la nostra orma sui sentieri del mondo, caro Gianni e frammenti della nostra immagine nella vita di altre persone. Molte volte ciò che rimane di noi altrove è molto di più di quanto noi portiamo via e altre volte è esattamente l’opposto…Il commiato più o meno volontario costituisce una svolta nella nostra vita e di quella svolta resta spesso solo il profumo di sogni giovanili.
      In queste immagini rimane scolpito quel poco o tanto di noi…

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