Galoppa
Impervio il soffio di tramontana
Sulle pendici inondate da questo limpido
autunno
Mi blandisce tenue
Una velata carezza
Trafiggono l’anima inquieta
Fra i rami prostrati del bosco
Il profumo trascinato dal respiro di echi distanti
Il fischio insistente della brezza
Il grido tormentato dei falchi
L’angoscia della preda
Ingenui
Discreti frammenti di sogno
Spazzano via
Frange di tenere illusioni
Ricami di antiche leggende
Sigilli dorati
Su preziosi velluti
Aurore illuminate da calde emozioni
Vorrei affidare arcani messaggi
Della mia voce segreta
Come fanno i gabbiani
Sugli scogli
Al tenue ansimare del vento
Araldo vagabondo
Dei miei pensieri d’amore

Se riveli al vento i tuoi segreti, non devi poi rimproverare al vento di rivelarli agli alberi.
(Khalil Gibran)

Il maestro Gaetano Bellei è nato a Modena nel 1857, morte nella stessa città nel marzo 192 2. Allievo di Adeodato Malatesta e compagno di Giovanni Muzzioli. A ventiquattro anni vinse il Pensionato Potetti che gli permise di recarsi a Roma a studiarvi per qualche tempo. In quel periodo eseguì il quadro Rispa, opera ancor oggi considerata come il suo capolavoro. Fu poi a Firenze dove prese parte alle locali mostre. Ritornò nella città nativa ed insegnò come professore aggiunto nell’Istituto di Belle Arti. Disegnatore garbato, dalla tavolozza fresca e luminosa, fu esecutore di prontezza e facilità. Era anche buon ritrattista. Espose anche a Londra nel 1822 alla Royal Academy.

Foto di copertina: Gaetano Bellei, “Colpo di vento”

Questa rubrica “Sciaveri di tregua” desidera istituzionalizzare la registrazione costante dei pochi ma intensi momenti di riflessione che mi vengono suggeriti in tempo reale in parte dall’osservazione e dalla traduzione poetica di immagini particolari con cui la realtà si manifesta e in parte dalla immancabile dose di esperienza specifica che l’età matura può aggiungere a questa attenta osservazione.

È abbastanza incredibile quanto sia in questo contesto assai prezioso, soprattutto dal punto di vista spirituale, l’affinamento che a questa osservazione si affianca nell’intento di popolare di piccole ma vitali suggestioni le esigue pause spirituali che, con forzata parsimonia, la realtà odierna nella sua corsa ci riserva.

Ho riscoperto il prezioso quanto dimenticato lemma “sciàveri ” per dare un nome a questi momenti, a queste osservazioni e a questi intensi ritagli di esistenza , definendo il termine “tregua” , dal sapore combattivo e guerresco, proprio per stigmatizzare la sconcertante sofferenza del corpo e dello spirito in questa quotidiana “tenzone” che tutti dobbiamo affrontare nel contesto della convivenza sociale e nel caos di questa corsa ad ostacoli , densa di episodi di “fatica” in un mondo in cui la realtà presenta fenomeni di effettive sfide temporali e fisiche oltre a un continuo sopravvenire di istanze etiche e spirituali, materia di problematiche irrisolte, nonché di dubbi esistenziali di non poco conto.

Sciàveri di tregua” è quindi nato con l’ambizione di rappresentare un convinto, coerente e sentito invito a una sosta ferace dello spirito, intesa a lasciare a ciascuno la possibilità di riflettere intorno ai valori propri e intimi dell’esistenza , fatto non sempre concesso dalla realtà “accelerata” e nello stesso tempo “aumentata” dei nostri giorni.
Attraverso pensieri tradotti in sequenze armoniche di parole , qualche volta attraverso ritmi melodici ed onomatopeici in cui si mescolano elementi naturali primordiali e sottili rumori di sentimenti umani , ho cercato di incontrare opere di amici noti o sconosciuti e di invocare il loro aiuto, la loro complicità , per indugiare su qualche immagine di questa turbinosa avventura del vivere gli anni del terzo millennio, in una gara senza pause, senza respiro e “apparentemente” senza alcun segno di pietà per chi rimane relegato a una vana attesa sul ciglio spesso tristemente disadorno e inospitale della strada.
Da artigiano della parola ho scambiato impressioni con solerti artigiani del suono, dei colori e dell’immagine (pittori, scultori , musicisti e fotografi) per scoprire quegli stimoli creativi condivisi che facilitano una risposta corale a una serie di interrogativi comuni alle varie “discipline artistiche”, cioè comuni all’interpretazione della realtà”.

Qualche volta ci siamo insieme domandati dove si voglia arrivare attraverso questa amabile scorciatoia con cui si tende a volere a tutti i costi eliminare le tregue, accelerare la corsa, bruciare tutte le tappe, comprese quelle più solenni e rituali come gli archetipi più sacri e celebrati dalla tradizione della vita e della morte. Qualche altra ci siamo soffermati sui valori tradizionali della nostra esistenza con attenzione e scrupolosa smania di descrivere i colori della realtà com’è o come vorremmo che venisse percepita attraverso il filtro della nostra mediazione spirituale, artistica ed umana.

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