Migrazione dalla Tunisia: il dramma dei minori

La Tunisia, a più di dieci anni dalla rivoluzione della Primavera araba, sta attraversando una grave crisi economica, sociale e politica. La società si trova oppressa da un complesso esaurimento generalizzato, dal degrado dei servizi pubblici, dalla disperazione in un Paese dove il futuro resta indefinibile. Queste difficoltà, secondo il Forum tunisino per i Diritti economici e sociali (Ftdes), specializzato in casi di immigrazione clandestina, rendono secondario il rischio della traversata via mare per i migranti che sognano una vita migliore per se stessi e per i propri figli. Allo stesso tempo, l’Ong Ftdes ha anche condannato, poco comprensibilmente, le politiche disumane dell’Unione europea che limitano la libertà di movimento.

Il 14 agosto in Tunisia ha suscitato scalpore la morte di un’insegnante tunisina disoccupata e del figlio di quattro anni, annegati durante il tentativo di raggiungere illegalmente le sponde italiane, partendo – con le solite imbarcazioni fornite dai cinici mercanti della migrazione – dalla costa di Monastir. Un dramma svelato dalla stampa e confermato dalla Guardia costiera. Ma quanto accaduto non fa scalpore, se osservato nel quadro delle dinamiche migratorie, anche considerando solo quelle in partenza dalla Tunisia.

Il 24 agosto l’Ong Ftdes ha dichiarato che da gennaio 2022 quasi duemiladuecento minorenni tunisini sono entrati illegalmente in Italia, non fornendo, forse tatticamente, maggiori dettagli sull’età di questi adolescenti. I dati statistici indicati dall’Ong segnalano che, nel complesso, hanno potuto raggiungere le coste italiane, dall’inizio dell’anno, 10.139 tunisini di cui 502 donne. La stessa fonte ha dichiarato che quasi quindicimila migranti illegali, tra cui molti subsahariani, sono stati intercettati ed è stato impedito loro di continuare la traversata. Nello stesso periodo, almeno quattrocentocinquanta sono morti o sono scomparsi. I dati forniti, in una visione generale, sono sicuramente attendibili, ma le perplessità sorgono quando vengono dichiarati numeri eccessivamente dettagliati, tenendo conto che molti di questi migranti “navigano” in dinamiche migratorie incontrollabili. In tali casi è certa una percentuale di migranti sconosciuta e che sfugge a ogni statistica e a ogni controllo.

Ricordo che la Sentinella d’Europa (Tunisia) è spaccata anche dal colpo di Stato organizzato dal presidente Kaïs Saïed un anno fa, il quale ha assunto pieni poteri e modificato recentemente la Costituzione con un contestato referendum, in attesa delle elezioni legislative promesse per la fine dell’anno. Il ministero dell’Interno tunisino, il 19 agosto, ha annunciato di aver soccorso in una settimana oltre cento migranti al largo di Monastir. Inoltre, la stessa fonte ha comunicato che la settimana passata quasi settecento migranti, tra cui centinaia di tunisini, sono stati intercettati dalla Guardia marittima. Come è da prassi, in primavera e in estate, grazie al clima più mite e a un mare più calmo, tendono ad aumentare i tentativi di migrazione illegale dalla Tunisia e dalla Libia verso l’Europa.

Come sappiamo, l’Italia – le cui coste distano solo duecento chilometri dalla parte tunisina – è uno dei principali punti di ingresso per i migranti provenienti dal Nord Africa. Secondo l’agenzia europea Frontex, tra gennaio e luglio la rotta del Mediterraneo centrale è stata attraversata da oltre 42.500 migranti, il 44 per cento in più rispetto ai primi sette mesi del 2021. Una situazione complessa da gestire, sia con la “ragione” che con il buon senso. E farla passare per fisiologica, occultarla o favorirla danneggia sia i migranti che i già compromessi equilibri dei Paesi di approdo a cui viene imposta l’accoglienza. Il profitto ricade, notoriamente, solo su chi ipocritamente parla di “soccorsi”.

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