Forse sono il disegno delle nuvole nel cielo
La immobile
Umida attesa degli scogli
E il colore grigio del mare
Prima della tempesta
A riempire l’anima
Di dolore
E a suggerire il pensiero
Di questo insistente anelito
Al ritorno
Pare la vita come tempo d’esilio
Un rispecchiarsi di immagini
Ricorrenti
Un remoto cenno di saluto
Un abbraccio
Forse qualche lacrima
Lo sbuffare del treno in una stazione
solitaria
Il fischio di un piroscafo in un molo affollato
Il fruscio di un aereo nell’aria limpida
e chiara
Un viaggio lontano
In cammino
Verso altri mondi
Poi la semina ostinata di affetti
Foriera di tanti commiati
Mi consegna
Questo accarezzare con gli occhi il profilo delle colline
Il vedere ancora davanti a me
Il coraggio di quelle fughe
Il profumo di quei giovani ardori
La trepidazione del distacco
La altera solitudine dell’addio
Su quel sentiero
Che continuiamo a chiamare esistenza

I giovani guardano al futuro come i vecchi al passato. I primi con speranza, i secondi con nostalgia.
(Roberto Gervaso)

Resta con tutti noi quel senso talvolta acuto di dolore per un impossibile ritorno al passato, quando, come dice Gervaso, anche la umana speranza si affievolisce e passa di mano ai più giovani. Il senso della vita è il fascino del cammino e non necessariamente la meta, per cui la felicità si può raggiungere con la nostalgia che costantemente la alimenta…

Foto di copertina: Ezio Dellosta, “Nostalgia”

Questa rubrica “Sciaveri di tregua” desidera istituzionalizzare la registrazione costante dei pochi ma intensi momenti di riflessione che mi vengono suggeriti in tempo reale in parte dall’osservazione e dalla traduzione poetica di immagini particolari con cui la realtà si manifesta e in parte dalla immancabile dose di esperienza specifica che l’età matura può aggiungere a questa attenta osservazione.

È abbastanza incredibile quanto sia in questo contesto assai prezioso, soprattutto dal punto di vista spirituale, l’affinamento che a questa osservazione si affianca nell’intento di popolare di piccole ma vitali suggestioni le esigue pause spirituali che, con forzata parsimonia, la realtà odierna nella sua corsa ci riserva.

Ho riscoperto il prezioso quanto dimenticato lemma “sciàveri ” per dare un nome a questi momenti, a queste osservazioni e a questi intensi ritagli di esistenza , definendo il termine “tregua” , dal sapore combattivo e guerresco, proprio per stigmatizzare la sconcertante sofferenza del corpo e dello spirito in questa quotidiana “tenzone” che tutti dobbiamo affrontare nel contesto della convivenza sociale e nel caos di questa corsa ad ostacoli , densa di episodi di “fatica” in un mondo in cui la realtà presenta fenomeni di effettive sfide temporali e fisiche oltre a un continuo sopravvenire di istanze etiche e spirituali, materia di problematiche irrisolte, nonché di dubbi esistenziali di non poco conto.

Sciàveri di tregua” è quindi nato con l’ambizione di rappresentare un convinto, coerente e sentito invito a una sosta ferace dello spirito, intesa a lasciare a ciascuno la possibilità di riflettere intorno ai valori propri e intimi dell’esistenza , fatto non sempre concesso dalla realtà “accelerata” e nello stesso tempo “aumentata” dei nostri giorni.
Attraverso pensieri tradotti in sequenze armoniche di parole , qualche volta attraverso ritmi melodici ed onomatopeici in cui si mescolano elementi naturali primordiali e sottili rumori di sentimenti umani , ho cercato di incontrare opere di amici noti o sconosciuti e di invocare il loro aiuto, la loro complicità , per indugiare su qualche immagine di questa turbinosa avventura del vivere gli anni del terzo millennio, in una gara senza pause, senza respiro e “apparentemente” senza alcun segno di pietà per chi rimane relegato a una vana attesa sul ciglio spesso tristemente disadorno e inospitale della strada.
Da artigiano della parola ho scambiato impressioni con solerti artigiani del suono, dei colori e dell’immagine (pittori, scultori , musicisti e fotografi) per scoprire quegli stimoli creativi condivisi che facilitano una risposta corale a una serie di interrogativi comuni alle varie “discipline artistiche”, cioè comuni all’interpretazione della realtà”.

Qualche volta ci siamo insieme domandati dove si voglia arrivare attraverso questa amabile scorciatoia con cui si tende a volere a tutti i costi eliminare le tregue, accelerare la corsa, bruciare tutte le tappe, comprese quelle più solenni e rituali come gli archetipi più sacri e celebrati dalla tradizione della vita e della morte. Qualche altra ci siamo soffermati sui valori tradizionali della nostra esistenza con attenzione e scrupolosa smania di descrivere i colori della realtà com’è o come vorremmo che venisse percepita attraverso il filtro della nostra mediazione spirituale, artistica ed umana.

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