I segreti di Donald Trump o quelli di Pulcinella?

Non è cosa straordinaria. Anzi, sovente è prassi che i leader di uno di Stato, compulsivamente e con curiosità, “attingano” ai “segreti di Stato”. Ma in alcuni casi, per esempio nel momento in cui questi “Presidenti” perdono il proprio ruolo, gli viene fatta pagare cara la loro “curiosità”, magari per annientarli politicamente. L’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in qualche modo uno degli attori della commedia politica, con tendenze tragicomiche, che va dalla goliardica occupazione di Capitol Hill all’accusa di essere un attentatore alla sicurezza degli Stati Uniti, è da tempo nel mirino della giustizia statunitense, sempre più penetrante nella sua sfera personale. È notizia appurata che quando Trump dovette andarsene dalla Casa Bianca, portò con sé, come “souvenir”, molti carteggi segreti che andarono a costituire una serie di archivi sistemati nella sua faraonica residenza di Mar-a-Lago in Florida. I servizi di sicurezza Usa ritengono che questa ubicazione non strategicamente protetta, dove sono conservati questi fascicoli, potrebbe mettere in pericolo la sicurezza nazionale. Ad agosto, la giustizia statunitense aveva rilasciato un mandato di perquisizione per Mar-a-Lago, dove l’Fbi sequestrò numerosi documenti: tra questi, molti sono stati classificati ultra-riservati.

Così, il Washington Post, nell’edizione del 7 settembre, scrive che tra i documenti sequestrati l’8 agosto dalla polizia federale nella residenza di Trump a Mar-a-Lago c’è un appunto dove vengono descritte le capacità militari, anche nucleari, di uno Stato straniero. Nell’articolo non viene specificato il nome del Paese, né l’eventuale grado di “affidabilità”: se canaglia o leale/servo. A oggi, si ha una informazione molto incompleta sul contenuto dei documenti, che però ha spalancato la strada a incommensurabili speculazioni tra tuttologi seriali, politici e opinionisti. Tuttavia, ci sono schiaccianti certezze sul reato che avrebbe commesso l’ex presidente. Infatti, Trump avrebbe tenuto, senza nessuna autorità, per un anno e mezzo nella sua residenza, documenti estremamente sensibili.

Alcuni documenti rinvenuti durante la perquisizione sono stati classificati come “Hcs”, categoria che coinvolge risorse umane dell’intelligence, come agenti speciali (007) o talpe infiltrati in governi nemici – ma anche amici – o nei numerosi contesti ostili: come ambiti diplomatici, militari, economici o strategici. Inoltre, gli viene anche addebitato di essere stato sprovveduto nel commettere questa appropriazione indebita, per non avere osservate le rigide condizioni di sicurezza e conservazione previste in questi casi. Infatti, come regola, i carteggi che riportano la dicitura“classificato/Ts/Sic”, possono essere consultati solo in una struttura federale predisposta. L’eventuale deterioramento della sicurezza dello Stato è al momento poco valutabile, in quanto non risulta possibile conoscere, con esattezza, l’identità di chi in questi diciotto mesi ha avuto la possibilità di consultare questi documenti e, soprattutto, per quale motivo.

Dopo il sequestro dei documenti – l’8 agosto – l’Fbi ha rimarcato che i carteggi segreti sono stati trovati caoticamente disposti e mischiati con foto e giornali comuni, denotando una pericolosa precarietà nella custodia. Oltre ai fascicoli i servizi di sicurezza hanno, trovato 48 file vuoti, siglati come “informazioni riservate”. Il Washington Post ha scritto che gli inquirenti si sono imbattuti in appunti con accesso estremamente limitato, a tal punto che anche alcuni alti funzionari dell’attuale apparato di sicurezza dell’Amministrazione di Joe Biden non sono autorizzati a consultarli. Già l’anno scorso il sistema di “Archiviazione nazionale”, supportato dal ministero della Giustizia, aveva cercato di ricostruire la consistenza dei fascicoli scomparsi, ma si erano bloccati sulla ostinata reticenza di Trump. Solo a gennaio 2022, l’ex presidente ha consegnato 184 fascicoli. Poi, a giugno, i suoi legali ne hanno resi altri 38. Ma l’Fbi, informata da una talpa interna alla residenza, ha preteso la consegna di un altro centinaio di carteggi, mai consegnati da Trump, ma poi sequestrati nel blitz dell’8 agosto. Pare che in totale i documenti/souvenir “requisiti” da The Donald siano stati circa trecento.

Comunque, l’ex presidente Usa è sotto inchiesta per potenziale violazione dell’Espionage Act; nonostante ciò, tutta la procedura rischia di paralizzare le indagini dell’Fbi a causa del recentissimo ottenimento, da parte di Trump, della nomina di un arbitro con funzione di giudice. Sicuramente la questione è interessante e allettante, ma nella globalizzazione dell’informazione, dove “agli addetti ai lavori” sono generalmente note le potenzialità offensive di tutti gli Stati, come anche la presenza ovunque degli articolati servizi segreti come Cia, Mossad, Fsb russi, Mukhabaràt egiziani, Vevak iraniani, Al-Mukhabarat al-‘Amma sauditi, non è improbabile che magari, a indagine conclusa, e completato il processo di discredito di Trump, questi “segreti”, già a molti noti, siano simili a quelli di “Pulcinella”.

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