LA POESIA DI GIORGIO BONGIORNO: “Glicine”

La lavanda e il glicine.
Stesso colore, intensità di profumo e forme diverse. La lavanda corre verso l’orizzonte. Il glicine cade dal cielo.
(Fabrizio Caramagna)

Mi ritorna in mente quel cancello
Riccioli battuti
Disegnati sui muretti umidi
Ancora dell’ultima pioggia
Volevo restare con quelle gocce di malinconia
Del fiore amico
Petali colorati di lacrime
Avvinte intorno a un albero del sentiero
Armonici cromatismi
All’ombra dei lecci
Fra i primi cespugli di primavera
E tutti quegli ulivi profumati di mare
Ho portato con me
In questa corsa unica e straordinaria
L’azzurro del cielo
Quelle interminabili cornici di pietra
Una piccola strada
Fra i prati
E quei trulli bianchi
Punteggiati a ricamo
Nella piana ornata dalla rugiada del mattino
Quanti tramonti
Giocano e bruciano
Intorno ai muri del casale
Quanta voglia di arrestare
Per un momento
La giostra delle stagioni
Il corso di quella sfera infuocata
Leonessa
Signora del firmamento
E trattenere sul filo dell’orizzonte
Il fascino lieve e costante di quelle immagini
Prima del silenzioso letargo della campagna
Quante storie
Quanti sospiri
Quante illusioni
Quante sensazioni
Quante angosce
Quante emozioni
Quante gioie
Quante chimere
Quanti desideri
Consegnati all’inganno del sogno della notte
In attesa
Del chiarore discreto dell’alba
Sui prati tempestati dalle lucide perle di rugiada
Intiepidite dai raggi del sole nascente
Nell’anima poi
La danza discreta di uno sguardo tenero
Dolce
Profumato ancora degli aromi del crepuscolo
Una morbida carezza
Quasi il respiro della terra intorno
E il cenno appena velato di un sorriso

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