Se ne andranno con noi

Non esiste una magia come quella delle parole.
(Anatole France)

Nessuno saprà cogliere
Il profumo delle parole
Incise sul sentiero della nostra vita
La danza mesta dei sentimenti
L’intenso intreccio dei sospiri
L’eco sommessa dei nostri rimpianti
Inchinarsi ai maestosi e sudaci silenzi dell’anima
Alle morbide carezze di un battito d’ali
O a lievi aliti di vento
Sulle corolle dei fiori di primavera
Non resterà traccia di questi
Preziosi aneliti di luce
Momenti dorati di tenera malinconia
Se ne andranno con noi
Le trepide note di passione
I turbamenti
Lasciati
Nelle immense praterie dei nostri sogni
La gioia antica del risveglio
La speranza dell’incontro
L’ansia dell’attesa
Moriranno con noi
Questi lamenti velati di pianto
E se ne andranno lenti
Come scompare il sole
Dietro la linea del tramonto
Di un giorno come tanti

Le parole erano originariamente incantesimi, e la parola ha conservato ancora oggi molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice un altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli studenti, con le parole l’oratore trascina l’uditorio con sé e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo generale con cui gli uomini si influenzano reciprocamente.
(Sigmund Freud)

5 commenti su “Se ne andranno con noi

  1. Questa rubrica “Sciaveri di tregua” desidera istituzionalizzare la registrazione costante dei pochi ma intensi momenti di riflessione che mi vengono suggeriti in tempo reale in parte dall’osservazione e dalla traduzione poetica di immagini particolari con cui la realtà si manifesta e in parte dalla immancabile dose di esperienza specifica che l’età matura può aggiungere a questa attenta osservazione.
    È abbastanza incredibile quanto sia in questo contesto assai prezioso, soprattutto dal punto di vista spirituale, l’affinamento che a questa osservazione si affianca nell’intento di popolare di piccole ma vitali suggestioni le esigue pause spirituali che, con forzata parsimonia, la realtà odierna nella sua corsa ci riserva.
    Ho riscoperto il prezioso quanto dimenticato lemma “sciàveri ” per dare un nome a questi momenti, a queste osservazioni e a questi intensi ritagli di esistenza , definendo il termine “tregua” , dal sapore combattivo e guerresco, proprio per stigmatizzare la sconcertante sofferenza del corpo e dello spirito in questa quotidiana “tenzone” che tutti dobbiamo affrontare nel contesto della convivenza sociale e nel caos di questa corsa ad ostacoli , densa di episodi di “fatica” in un mondo in cui la realtà presenta fenomeni di effettive sfide temporali e fisiche oltre a un continuo sopravvenire di istanze etiche e spirituali, materia di problematiche irrisolte, nonché di dubbi esistenziali di non poco conto.
    “Sciàveri di tregua” è quindi nata con l’ambizione di rappresentare un convinto, coerente e sentito invito a una sosta ferace dello spirito, intesa a lasciare a ciascuno la possibilità di riflettere intorno ai valori propri e intimi dell’esistenza, fatto non sempre concesso dalla realtà “accelerata” e nello stesso tempo “aumentata” dei nostri giorni.
    Attraverso pensieri tradotti in sequenze armoniche di parole , qualche volta attraverso ritmi melodici ed onomatopeici in cui si mescolano elementi naturali primordiali e sottili rumori di sentimenti umani , ho cercato di incontrare opere di amici noti o sconosciuti e di invocare il loro aiuto, la loro complicità , per indugiare su qualche immagine di questa turbinosa avventura del vivere gli anni del terzo millennio, in una gara senza pause, senza respiro e “apparentemente” senza alcun segno di pietà per chi rimane relegato a una vana attesa sul ciglio spesso tristemente disadorno e inospitale della strada.
    Da artigiano della parola ho scambiato impressioni con solerti artigiani del suono, dei colori e dell’immagine (pittori, scultori , musicisti e fotografi) per scoprire quegli stimoli creativi condivisi che facilitano una risposta corale a una serie di interrogativi comuni alle varie “discipline artistiche”, cioè comuni all’interpretazione della realtà”.
    Qualche volta ci siamo insieme domandati dove si voglia arrivare attraverso questa amabile scorciatoia con cui si tende a volere a tutti i costi eliminare le tregue, accelerare la corsa, bruciare tutte le tappe, comprese quelle più solenni e rituali come gli archetipi più sacri e celebrati dalla tradizione della vita e della morte. Qualche altra ci siamo soffermati sui valori tradizionali della nostra esistenza con attenzione e scrupolosa smania di descrivere i colori della realtà com’è o come vorremmo che venisse percepita attraverso il filtro della nostra mediazione spirituale, artistica ed umana.
    Siamo sempre poi finiti in una sorta di vicolo cieco, quello del mistero attorno al quale si dipana la vita, dove abbastanza facilmente si entra ma spesso meno facilmente si riescono a riconoscere i valori più profondi che animano e sottendono l’enigma esistenziale.
    E sempre, come ad un appuntamento significativo di una importante cerimonia celebrativa, ci siamo ritrovati con le medesime domande e con le più svariate quanto spesso insufficienti e deludenti risposte.
    Risposte che solo l’armonia della creazione insieme a tutti i misteri noti o ancora ignoti possono utilmente significare.
    Così questi momenti sono divenuti anche per il “mio percorso” una sosta benefica e salutare, quasi opera di una Musa liberatrice, che mi ha aiutato a capire meglio la serie di valori e il senso purificatore della natura come ineludibile paradigma del contesto variegato del mondo di oggi .
    Essi vorrebbero rappresentare anche un efficace antidoto per aiutarci ad affrontare e superare le avversità e le inevitabili discontinuità esistenziali, collocando queste riflessioni in modo acconcio fra le priorità spirituali del “nostro breve viaggio” e della assordante, talvolta persino disumana, calca e frenesia del quotidiano. In realtà forse:
    “siamo noi a morire
    ogni giorno un brandello di vita
    un pezzo di colore
    graffiato via dalle superfici di luce
    degli oggetti
    dalla loro sacrale
    solenne appartenenza
    all’eterno splendente
    radioso
    sublime miracolo delle cose”

  2. Grazie Magdi,
    Le parole sono le corde dell’anima e l’armonia con cui siamo talvolta in grado di articolare il nostro pensiero e di svelare ” le immense praterie dei nostri sogni” testimonia quasi “musicalmente” il piacere e la gioia con cui verranno condivise da chi ci ascolta.

      1. Le parole, insieme ai gesti del corpo che talvolta le modulano e tal altra le rafforzano, sono lo spartito del messaggio intendiamo lanciare al prossimo e, a differenza della metafora dell’orchestra,dove le note sono simboli tradotti dall’esecuzione corale dei musicisti e dalla sapiente guida del direttore, le parole interpretano e traducono i nostri sentimenti e l’armonia dell’esecuzione viene costruita in diretta da noi stessi, senza interpreti che ne potrebbero falsare l’autenticità.

  3. Le parole sostanziano la nostra anima e danno corpo alle nostre idee. La maestria con cui il nostro carissimo Giorgio espone in incantevole successione le parole, attesta una nobiltà d’animo e una mente fervida di luce e d’amore. Grazie.
    Magdi Cristiano Allam

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