Il respiro della terra

“Il suo stolto appetito divorerà la terra e lascerà dietro di sé solo un deserto”.
(Capo Indiano Seathl della Lega dei Suquamish e Duwamish)

È come se la terra si sottraesse al mio respiro
Pesante impetuoso impaziente
Soffocasse la mia voce
Memorie di antiche e solenni capricci della natura
Un viaggio nelle tenebre
Abissi senza fine
Mucose della crosta
Illuminate dal primo raggio di sole
Rocce plasmate dal vento di milioni di anni
Torrenti di anime palpitanti
Morti di tutte le battaglie
Dispersi
Nel cammino struggente della lunga vita
Invocazioni di vecchie nenie navajo
Preghiere di pietà
Nei meandri infuocati della cattedrale
Lingue di pietra accarezzate dalla luce
Bramiti di cervi impauriti
Riti celebrati in cima alla montagna
Guerrieri infedeli divorati dai rospi e dai ramarri
Oltre la traccia dell’arcobaleno
Crepacci di arenaria
Ferite profonde dell’anima indiana
Mai rimarginate
La vita scorre con la danza della sera
Qualche tocco lento di tamburo
Il segno ardito della speranza
Spegne il grido insistente dell’orgoglio
Da lontano solamente
L’eco tenue dell’ultimo canto
Nel canyon della notte

Anche negli abissi più profondi e nelle apparenti ferite del globo terrestre un raggio di luce e di speranza illumina il respiro dell’universo…
Foto di copertina: Antelope Canyon (M. Arizona)

Questa rubrica “Sciaveri di tregua” desidera istituzionalizzare la registrazione costante dei pochi ma intensi momenti di riflessione che mi vengono suggeriti in tempo reale in parte dall’osservazione e dalla traduzione poetica di immagini particolari con cui la realtà si manifesta e in parte dalla immancabile dose di esperienza specifica che l’età matura può aggiungere a questa attenta osservazione.

È abbastanza incredibile quanto sia in questo contesto assai prezioso, soprattutto dal punto di vista spirituale, l’affinamento che a questa osservazione si affianca nell’intento di popolare di piccole ma vitali suggestioni le esigue pause spirituali che, con forzata parsimonia, la realtà odierna nella sua corsa ci riserva.

Ho riscoperto il prezioso quanto dimenticato lemma “sciàveri ” per dare un nome a questi momenti, a queste osservazioni e a questi intensi ritagli di esistenza , definendo il termine “tregua” , dal sapore combattivo e guerresco, proprio per stigmatizzare la sconcertante sofferenza del corpo e dello spirito in questa quotidiana “tenzone” che tutti dobbiamo affrontare nel contesto della convivenza sociale e nel caos di questa corsa ad ostacoli , densa di episodi di “fatica” in un mondo in cui la realtà presenta fenomeni di effettive sfide temporali e fisiche oltre a un continuo sopravvenire di istanze etiche e spirituali, materia di problematiche irrisolte, nonché di dubbi esistenziali di non poco conto.

Sciàveri di tregua” è quindi nato con l’ambizione di rappresentare un convinto, coerente e sentito invito a una sosta ferace dello spirito, intesa a lasciare a ciascuno la possibilità di riflettere intorno ai valori propri e intimi dell’esistenza , fatto non sempre concesso dalla realtà “accelerata” e nello stesso tempo “aumentata” dei nostri giorni.
Attraverso pensieri tradotti in sequenze armoniche di parole , qualche volta attraverso ritmi melodici ed onomatopeici in cui si mescolano elementi naturali primordiali e sottili rumori di sentimenti umani , ho cercato di incontrare opere di amici noti o sconosciuti e di invocare il loro aiuto, la loro complicità , per indugiare su qualche immagine di questa turbinosa avventura del vivere gli anni del terzo millennio, in una gara senza pause, senza respiro e “apparentemente” senza alcun segno di pietà per chi rimane relegato a una vana attesa sul ciglio spesso tristemente disadorno e inospitale della strada.
Da artigiano della parola ho scambiato impressioni con solerti artigiani del suono, dei colori e dell’immagine (pittori, scultori , musicisti e fotografi) per scoprire quegli stimoli creativi condivisi che facilitano una risposta corale a una serie di interrogativi comuni alle varie “discipline artistiche”, cioè comuni all’interpretazione della realtà”.

Qualche volta ci siamo insieme domandati dove si voglia arrivare attraverso questa amabile scorciatoia con cui si tende a volere a tutti i costi eliminare le tregue, accelerare la corsa, bruciare tutte le tappe, comprese quelle più solenni e rituali come gli archetipi più sacri e celebrati dalla tradizione della vita e della morte. Qualche altra ci siamo soffermati sui valori tradizionali della nostra esistenza con attenzione e scrupolosa smania di descrivere i colori della realtà com’è o come vorremmo che venisse percepita attraverso il filtro della nostra mediazione spirituale, artistica ed umana.

1 commento su “Il respiro della terra

  1. La Terra è la Madre che abbraccia tutti noi, che custodisce la nostra testimonianza di vita e ci consente, se sappiamo ascoltarla, di carpire i segreti di ciascuno di noi. Riuscire a creare una sintonia con il Creato si traduce nella scelta di vita più saggia e costruttiva. Grazie Giorgio per le tue profonde suggestioni.

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