I piccoli partiti che non hanno un Gruppo parlamentare hanno difficoltà a raccogliere 56.250 firme per partecipare alle elezioni legislative  

Per partecipare alle elezioni politiche del prossimo 25 settembre i partiti di recente costituzione o che pur essendo in Parlamento non hanno un proprio Gruppo parlamentare devono consegnare tra il 21 e il 22 agosto 36.750 firme autenticate da un pubblico ufficiale per la Camera e altre 19.500 per il Senato, divise tra 49 e 26 collegi plurinominali, con una media di 750 firme per ciascun collegio elettorale.
Per quanto alto, il totale delle firme da raccogliere è la metà di quelle che venivano richieste prima dell’entrata in vigore del sistema elettorale denominato Rosatellum, con cui si è votato nel 2018 e con cui si voterà il prossimo 25 settembre, passando da 1500 firme per la Camera e 2000 firme per il Senato a 750 firme per ciascuna circoscrizione elettorale.

I maggiori partiti sono esonerati dalla raccolta firme. Il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, la Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia non devono raccogliere le firme perché si sono presentati alle scorse elezioni del 2018, hanno superato la soglia di sbarramento e hanno formato un proprio Gruppo parlamentare sia alla Camera che al Senato. Incerta la posizione di “Insieme per il Futuro”, il partito nato il 21 giugno 2022 come Gruppo parlamentare autonomo, presieduto da Luigi Di Maio, dopo la scissione dal M5S.


Il 4 maggio 2022 è stato approvato un nuovo «Decreto elezioni» che esonera dalla raccolta delle firme i partiti minori che si sono formati in Parlamento prima della fine dello scorso anno, cioè entro il 31 dicembre 2021. A beneficiare di questo privilegio sono «Italia Viva» di Matteo Renzi, «Liberi e Uguali» di Roberto Speranza che estende l’esonero dalla raccolta delle firme a due partiti associati, Sinistra Italiana e Verdi; altri partiti esonerati dalla raccolta delle firme sono +Europa di Emma Bonino, Azione di Carlo Calenda, Coraggio Italia di Luigi Brugnaro, Noi con l’Italia di Maurizio Lupi, Cambiamo! di Giovanni Toti.

Hanno invece l’obbligo della raccolta delle firme i piccoli partiti che non sono presenti in Parlamento o che fanno parte del Gruppo Misto del Parlamento senza avere un proprio Gruppo politico autonomo, e sono i fuoriusciti dal M5S, Alternativa di Pino Cabras e Italexit di Gianluigi Paragone, poi Ancora Italia fondata da Diego Fusaro, il Partito Comunista di Marco Rizzo, Riconquistare l’Italia di Stefano D’Andrea, Potere al Popolo di Marta Collot, Alternativa per l’Italia di Mario Adinolfi e Simone Di Stefano.

3 commenti su “I piccoli partiti che non hanno un Gruppo parlamentare hanno difficoltà a raccogliere 56.250 firme per partecipare alle elezioni legislative  

  1. Concordo con Magdi. Il fatto che i nuovi piccoli neo partiti debbano raccogliere firme per partecipare al voto, a differenza dei “grandi ” gia’ presenti in Parlamento con gruppi,sembra un giusto voler sfoltire i pretendenti per favorire meno attori nel teatrino e rendere piu’ gestibile la cosa, favorendo aggregazioni, a volte contronatura. Ammesso che poi i nuovi superino il 3 % di sbarramento ed entrino, dovranno poi accettare compromessi, alleanze, cambiamenti di programmi per avere voce e rilevanza nell’ alto consesso. A scapito dell’elettore, sedotto e gabbato. Perche’ dovranno essere tutti funzionali al sistema, anche l’opposizione, per farsi sentire ed avere un minimo di rilevanza politica ed affaristica per spartirsi la torta. Nessuna garanzia per chi vota per gli ideali quindi,l’elettore costretto a votare candidati magari incapaci, imposti dai partiti in liste di fatto chiuse.Perche’ il sistema ti accetta per autogemmazione interna. solo dentro c’e’ salvezza (del posto di potere). Mai il sistema marcio meta democratico permettera’ l’esistenza di una vera opposizione forte e concorrenziale ,veramente democratica e popolare.Come diceva Bartali :L’e’ tutto sbagliato,…l’e’ tutto da rifare..!!!
    Inutile gettare perle ai porci, come disse il Maestro, quello Vero.

  2. Grazie Magdi. Questo aspetto, cioè l’agevolazione che si sono auto-concessi tutti insieme allegramente, mi spinge a pensare che nulla sia stato lasciato al caso in questa vicenda dello scioglimento delle camere.
    In quasi 5 anni di legislatura si sono inventati di tutto ma non hanno trovato il tempo di riportare la democrazia sostanziale nella scelta dei rappresentanti del popolo. Evidentemente perché non era un obiettivo da perseguire.
    È davvero tempo di ribaltare questa situazione.
    Sono convinta che la proposta di eleggere i parlamentari tra i sindaci sia quella che garantisce maggiormente la democrazia reale.
    Confermo ancora una volta la ferma volontà di essere protagonista di questo cambiamento, nella speranza di lasciare a mio figlio un’Italia migliore.

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