Bunker Soratte, i segreti del rifugio più grande d’Europa. «Qui è nascosto l’oro di Hitler»
A mezz’ora da Roma, nel paese di Sant’Oreste, c’è una montagna di Storia

Il Messaggero, Martedì 16 Agosto 2022

Di Alessandro Rosi

«Bunker così grandi non ne abbiamo mai visti in Europa». Agnese è una giovane guida del Bunker Soratte, associazione che organizza visite nell’ex-zona militare all’interno del monte. «Per me è come se fosse casa. È straordinario». Oltre 4 km di tunnel, bagni, camere da letto e sale ricevimento. Una città sotterranea.

I segreti del bunker Soratte, la nascita
Siamo a Sant’Oreste, a pochi chilometri da Roma. Qui c’è il bunker antiatomico «del Presidente della Repubblica». Chilometri di gallerie di durissima roccia calcarea per proteggersi da eventuali attacchi. «Per entare servono pantaloni e maniche lunghe. È freddo, la temperatura si aggira intorno ai 10 gradi», sottolinea la guida. Ma come nasce? Durante la seconda guerra mondiale Benito Mussolini cerca un posto dove costruire un rifugio anti aereo. Così, in caso di attacco alla Capitale, avrebbe potuto trasferirsi. «Papa Pio XI gli suggerisce il monte Soratte – spiega Agnese –, perché Bonifacio VIII aveva nascosto qui i suoi diari personali, che non furono mai trovati».

L’espediente della fabbrica di armi
I lavori iniziano nel 1937. E in gran segreto. «Il Duce visita le Officine protette». Questo il titolo che esce sui giornali quando Mussolini va al Soratte. Fabbriche di armi della Breda, questo doveva pensare il grande pubblico, altrimenti la copertura sarebbe saltata. Ma l’occupazione tedesca stravolge i piani.
L’arrivo dei nazisti
«Con l’arrivo dei nazisti in Italia i lavori terminano e gli operai se ne vanno – prosegue Angese –. Il sito rimane vuoto». Ma non per molto. Nel 1943 la Wehrmacht rimane senza base. «Quella di Frascati viene bombardata». Ad Albert Kesselring, capo del “Comando Supremo del Sud”, viene in mente un posto di cui gli aveva parlato Mussolini. «Ad una cena con gli ufficiali tedeschi il Duce si era vantato del rifugio anti aereo che stava costruendo», prosegue Agnese. È il bunker del Soratte. I nazisti lo popolano e prendono qui le decisioni più importanti nel corso della guerra per l’area del Centrosud.

La sala dei ricevimenti
Al bunker Soratte sono passate le più alte cariche tedesche. Come si intuisce? «Siamo andati negli archivi tedeschi per recuperare le foto dell’epoca – racconta Angese –. Le immagini mostrano tavole imbandite e vere e proprie stanze dei ricevimenti. Con tanto di finestre». Perché? «Era un espediente psicologico usato per dare la sensazione agli ospiti di trovarsi all’esterno. Anche se, al di là degli infissi, c’era il cemento». Gli Alleati, però, scoprono il rifugio e lo bombardano. Ma il paese di Sant’Oreste viene risparmiato. Com’è possibile?
Il “matto del villaggio”e la spia americana 
Per proseguire i lavori dentro al bunker i nazisti hanno bisogno di operai. Il “matto del villaggio” è l’ideale per loro: fa doppi turni, non si stanca ed è anche simpatico. I tedeschi lo fanno entrare anche nei luoghi più interni: quelli che custodiscono i più importanti segreti. Che mai potrà dire un uomo che va in giro con una gabbietta in cui tiene un uccello con cui parla? Quel linguaggio strano è in realtà un codice e “San Francesco” del Kansas, come veniva anche chiamato in paese, non è altro che una spia americana. Quando gli Stati Uniti decidono di bombardare il bunker, lui chiede che venga risparmiato Sant’Oreste e gli abitanti del paese che l’hanno accolto e sfamato. Il 12 maggio del 1944 arriva la pioggia di fuoco americana.

Il bombardamento
Due stormi, 72 aerei, centinaia di bombe sganciate. Un bombardamento uguale a quello su Dresda, dove l’intera città è stata rasa al suolo. Le perdite naziste? «Di 900 persone che erano dentro, ne sono morte 100 – ricorda Agnese –. Poche per i tedeschi, che derisero gli americani il giorno dopo». E il bunker è ancora intatto. C’è però un modo per colpire i tedeschi. Avvelenare l’acqua. I partigiani della sabina contaminano le cisterne che riforniscono il rifugio. Centinai di nazisti muoiono, ma poi iniziano a bere acqua controllata. E resistono.

L’incendio della montagna
Solo l’armistizio di Badoglio porta i tedeschi a fuggire. C’è però un modo per distruggere il rifugio: dargli fuoco da dentro. «Prima di andarsene, Kesselring dà l’ordine di incendiare tutto». Per tre giorni le fiamme divampano senza possibilità di essere fermate. «Gli Alleati provano a distruggere le porte, ma l’ossigeno non fa altro che dare più potenza al fuoco». Solo dopo tre giorni si spegne, come ricordano gli abitanti più anziani del paese. Non è rimasto più niente? Qualcosa resta. E di grande valore.

L’oro di Hitler
Durante l’occupazione nazista l’oro sottratto alla Banca d’Italia viene portato qui. Le casse che lo contenevano vengono scaricate da 12 soldati della Wermacht. Tutti fucilati dalle S.S. «Uno di loro, però, si finge morto e si mette in fuga – spiega Agnese tra realtà e leggenda –. Willy Vocht trova rifugio in una famiglia di anziani nel paesino sotto Sant’Oreste, che lo rimettono in sesto. Poi li saluta e rimpatria». Ma non scompare. «Torna dopo qualche anno dalla fine della WW2 e va a ringraziare la famiglia che lo aveva salvato». Poi accade l’impensabile. «I santorestesi si accorgono che una cappella votiva, nel percorso che va sulla montagna, ha l’altare divelto. E dentro c’è una cassa aperta e una divisa nazista». Gli abitanti denunciano quanto accaduto ai carabinieri. «I militare si attivano, anche l’Interpol è sulle sue tracce». Lo trovano. «Ad Amburgo, decapitato, nella sua casa, in fiamme».

Il rifugio anti atomico del Presidente della Repubblica
Il bunker vive un’altra epoca durante la Guerra Fredda. Nel 1967 la Nato lo converte a rifugio anti atomico. «Doveva essere utilizzato dal Presidente della Repubblica in caso di attacco nucleare». Qui si svolgono diverse esercitazioni. Periodo minimo di permanenza? 6 mesi. «Una persona che ha vissuto qui per così tanto tempo c’è stata e ci è venuta a trovare. Si ricordava ogni angolo». Anche che non si riusciva a distinguere il giorno dalla notte, se non grazie a un efficace sistema. «Ogni galleria era divisa in due: la parte diurna e quella notturna». Ma il contatto con l’esterno mancava. «Per questo c’era la sala delle simulazioni, dove si poteva ascoltare il suono del mare, quello dell’acqua, ma anche provare a realizzare le operazioni militari più importanti». I cui provvedimenti sarebbero state presi nella stanza delle decisioni.

La ricerca di Aldo Moro
Un momento di tensione, però, durante il periodo della cortina di ferro c’è stato. «Quando fu rapito Aldo Moro si pensò che fosse stato nascosto qui – racconta Agnese –. Per giorni gli elicotteri sorvolarono la zona». Poi, però, smisero: quando era chiaro che non poteva essere stato imprigionato dentro al monte Soratte.

L’associazione Bunker Soratte
Dentro al bunker, dell’epoca della Guerra Fredda, non è rimasto più niente. Ma sono state ricostruite con l’attrezzatura presente nel rifugio di Monte Cavo. Ogni anno al bunker Soratte arrivano nuovi oggetti, che arrivano da ogni parte: soprattutto dai paesani. «Se volete vedere l’interno del rifugio com’era un tempo, è nelle case dei santorestesi che dovete andare», scherza Agnese. Nelle chilometriche gallerie c’è già tanto da vedere. «Io sono tornata 10 anni dopo – racconta una signora in visita – ed è sempre più ricco». Nei tour di maggio sarà inoltre proiettato il video del bombardamento. È poi prevista la realizzazione di un percorso tramite un trenino, per vedere parti del bunker non ancora accessibili al pubblico. Anche la visita in notturno è un’esperienza che si può fare in alcune occasioni. Con le torce e l’elmetto, per cercare l’oro di Hitler. «C’è un signore che ancora è convinto ci sia – conclude Agnese –. E ci dice sempre: “Continuate a cercare. Siete sopra una montagna d’oro. Prima o poi lo troverete”».

https://www.ilmessaggero.it/AMP/viaggi/bunker_soratte_segreti_oro_hitler-6873743.html

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