Voterò tatticamente per una battaglia di contenimento del sistema e continuerò a attuare proposte per cambiare la società con la cultura, l’esempio, la disobbedienza civile

Devo dire qualcosa anch’io sul tema del voto o non voto per le prossime elezioni del 25 settembre. Fermo restando che l’obiettivo della Casa della Civiltà e di tutti noi è principalmente quello di portare delle proposte per il futuro per rivoluzionare la nostra società ed anche la civiltà, per ritornare ad un uomo che sia degno di tal nome che, segue i principi naturali, segue la verità e la giustizia, che sappia darsi degli ordinamenti che sviluppino le sue capacità aiutando tutti a crescere e a prosperare, raccolgo l’appello fatto da Magdi per portare avanti i nostri obiettivi così ampi ed impegnativi così difficili ma in cui abbiamo una speranza immutabile.
Convengo con quanto asserisce Davide Ficarra e Andreina Trapletti ed altri. Preferisco votare per un partito antisistema per poter almeno inserire tatticamente dei Grossi Massi e delle voci discordi ed oneste dentro a questo sistema marcio ed ormai senza una vera sovranità ed indipendenza anche da poteri esterni e mondiali che vogliono la nostra sottomissione tramite una dittatura politica e sanitaria di cui abbiamo avuto esempio negli ultimi quasi tre anni, in modo traumatico e fraudolento.
Ora so bene che votare o non votare ha praticamente la stessa valenza pratica, in quanto non sovvertirà il sistema, ma produrrà comunque una voce di rappresentanza solida per contenere i danni della consociazione partitocratica ed un modo per avere dei Guastatori all’interno del sistema stesso, che possono appoggiare i cambiamenti che avverranno esternamente ad opera non solo nostra ma di molti altri movimenti che vogliono rifondare come noi questo sistema su basi naturali e non transumane e di schiavitù a poteri forti mondiali e finanziari elitari.
Come dicevo votare è una scelta tattica che ha i suoi limiti, però ha il suo senso.
Anche non votare volontariamente ha un alto senso ed il suo significato legittimo e profondo. Ma che è soprattutto un significato morale e di non legittimazione di questo sistema ormai marcio. Il problema è che l’astensionismo è sempre esistito almeno in forma passiva, ma la scelta attiva non può assumere un significato di legittimazione o meno in quanto non è distinguibile nel tutto. Sarà considerato una normale disaffezione e comunque chi voterà, anche in minoranza, deciderà per tutti, anche perché non c’è quorum. Legittimare il sistema col voto o delegittimarlo non andando a votare costituiscono comunque due scelte nel sistema, che peraltro si vuol distruggere, quindi pari.
Tutto poi secondo me dipende da un problema caratteriale delle singole persone. Alcuni sono combattivi, sul campo, altri combattono con scelte morali su altri livelli ed altre forme. Personalmente non aspetto che passi il cadavere del Sistema seduto sulla riva del fiume come ci insegnò il buon Mao. Potrei non avere abbastanza tempo. Quindi il mio impegno è parallelo su due linee: votare tatticamente per una battaglia di contenimento interno contro questo sistema e di inciampo, contemporaneamente presentare proposte serie e credibili per cambiare veramente tutta la società marcia e corrotta non senza prima cambiare le persone dentro se stesse, con la cultura, l’esempio, le azioni di disobbedienza civile, le motivazioni forti del futuro con Fede e Speranza (non certo cognomi di persone immeritate), ma virtù teologali che ci riportino alla Verità dell’esistenza.

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