Volano agili sopra il bosco
in questo angolo di cielo
limpida cornice
di un freddo giorno
d’autunno
ali possenti
inviolate
danze magiche
nel prezioso scrigno degli angeli
ancelle di intrecci flessuosi nel vento
oltre i bianchi profili delle vette
come vorrei
poter dipingere
con la voglia d’artista
questi colori sgargianti
questi silenziosi spazi
lasciare alla terra il peso di questo
mio fragile corpo
levarmi spavaldo con i tenui pensieri dell’anima
abbandonare tutti questi poveri rimpianti
stracci distesi su un lungo filo
ai bordi
del sentiero impervio
della nostalgia
questa sete insoddisfatta di memorie
queste lontane grida giocose
ricordo antico di gioie bambine
questi lamenti soffocati
ancora intrisi di passione
cantare le lodi di questa celeste armonia
e volteggiare così libero
ai confini del tempo
in alto con le aquile
nell’aria sempre più tersa e sottile

Dell’aquila si dice che non ha mai sì gran fame, che non lasci parte della sua preda a quegli uccelli che le son dintorno, i quali non potendosi per sé pascere, è necessario che sieno corteggiatori d’essa aquila, perché in tal modo si cibano.
(Leonardo da Vinci)

L’aquila calva, simbolo degli Stati Uniti d’America, è una delle specie più rispettate e protette degli
USA. Possedere una sua piuma è illegale.
La piuma dell’aquila calva ci mette un anno a crescere.
Se, durante la muta, l’aquila perde una piuma su un’ala, cadrà la stessa piuma sull’altra ala: la muta simmetrica garantisce l’equilibrio del volo.

Foto di copertina: di Sven Lachmann da Pixabay

Questa rubrica “Sciaveri di tregua” desidera istituzionalizzare la registrazione costante dei pochi ma intensi momenti di riflessione che mi vengono suggeriti in tempo reale in parte dall’osservazione e dalla traduzione poetica di immagini particolari con cui la realtà si manifesta e in parte dalla immancabile dose di esperienza specifica che l’età matura può aggiungere a questa attenta osservazione.

È abbastanza incredibile quanto sia in questo contesto assai prezioso, soprattutto dal punto di vista spirituale, l’affinamento che a questa osservazione si affianca nell’intento di popolare di piccole ma vitali suggestioni le esigue pause spirituali che, con forzata parsimonia, la realtà odierna nella sua corsa ci riserva.

Ho riscoperto il prezioso quanto dimenticato lemma “sciàveri ” per dare un nome a questi momenti, a queste osservazioni e a questi intensi ritagli di esistenza , definendo il termine “tregua” , dal sapore combattivo e guerresco, proprio per stigmatizzare la sconcertante sofferenza del corpo e dello spirito in questa quotidiana “tenzone” che tutti dobbiamo affrontare nel contesto della convivenza sociale e nel caos di questa corsa ad ostacoli , densa di episodi di “fatica” in un mondo in cui la realtà presenta fenomeni di effettive sfide temporali e fisiche oltre a un continuo sopravvenire di istanze etiche e spirituali, materia di problematiche irrisolte, nonché di dubbi esistenziali di non poco conto.

Sciàveri di tregua” è quindi nato con l’ambizione di rappresentare un convinto, coerente e sentito invito a una sosta ferace dello spirito, intesa a lasciare a ciascuno la possibilità di riflettere intorno ai valori propri e intimi dell’esistenza , fatto non sempre concesso dalla realtà “accelerata” e nello stesso tempo “aumentata” dei nostri giorni.
Attraverso pensieri tradotti in sequenze armoniche di parole , qualche volta attraverso ritmi melodici ed onomatopeici in cui si mescolano elementi naturali primordiali e sottili rumori di sentimenti umani , ho cercato di incontrare opere di amici noti o sconosciuti e di invocare il loro aiuto, la loro complicità , per indugiare su qualche immagine di questa turbinosa avventura del vivere gli anni del terzo millennio, in una gara senza pause, senza respiro e “apparentemente” senza alcun segno di pietà per chi rimane relegato a una vana attesa sul ciglio spesso tristemente disadorno e inospitale della strada.
Da artigiano della parola ho scambiato impressioni con solerti artigiani del suono, dei colori e dell’immagine (pittori, scultori , musicisti e fotografi) per scoprire quegli stimoli creativi condivisi che facilitano una risposta corale a una serie di interrogativi comuni alle varie “discipline artistiche”, cioè comuni all’interpretazione della realtà”.

Qualche volta ci siamo insieme domandati dove si voglia arrivare attraverso questa amabile scorciatoia con cui si tende a volere a tutti i costi eliminare le tregue, accelerare la corsa, bruciare tutte le tappe, comprese quelle più solenni e rituali come gli archetipi più sacri e celebrati dalla tradizione della vita e della morte. Qualche altra ci siamo soffermati sui valori tradizionali della nostra esistenza con attenzione e scrupolosa smania di descrivere i colori della realtà com’è o come vorremmo che venisse percepita attraverso il filtro della nostra mediazione spirituale, artistica ed umana.

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