LA POESIA DI GIORGIO BONGIORNO: “Il miracolo di Fabrica”

A qualcuno un miracolo non basta
E non sono pochi
Pavidi
A temere che neanche il supremo simbolo
Del cambiamento
Possa sconfiggere radicati problemi di sempre
E non sono pochi
Che pensano che neanche il supremo segno
divino
Possa cancellare le radici
Di questa gabbia
Di questa trappola
Che chiamiamo da tempo burocrazia
Di questo stato che non ama sé stesso
Di quello stato che non ama i cittadini
Di questi cittadini che non amano lo stato
Di questo sviluppo che non vuole partire
Di questa vecchiezza istituzionale
Di infrastrutture che azzoppano qualsiasi solida
ripresa
Eppure siamo ad un passo
Dalla conquista delle chiavi della vita e della
morte
Della clonazione del cervello umano
Delle applicazioni dell’intelligenza artificiale
Solo un passo ci dicono
Dalla delega dello spirito
Dalla rinuncia alle materie dell’anima
Ma in un villaggio del viterbese
La narrazione è diversa
Oggi è giorno di festa
I colori sono diversi
Quasi una splendida parabola
Qualcuno pensa che si possa ancora voler credere
E lavorare
Ad una grande trasformazione
Alla riscoperta dei valori non negoziabili
Quelli degli uomini di fede
Quelli della preghiera
Quelli della civiltà
Quelli dell’umiltà
Quelli dell’onestà
Quelli della verità
Quelli della pace
Quelli dell’amore
Quelli dei doveri
Quelli della solidarietà
Quelli della schiena dritta
Quelli di una nuova primavera
Quelli della fioritura
Quelli della speranza
Quelli della carità
Insomma
Quelli del miracolo

2 commenti su “LA POESIA DI GIORGIO BONGIORNO: “Il miracolo di Fabrica”

  1. Come anticipai già a Giorgio, ritengo questa sua creazione come un grande Inno Civile a quello che siamo come Casa della Civiltà ed alla nostra Sede n. 1.
    Peraltro un onore, direi, per Fabrica, come per tutti i piccoli Comuni italiani, ospitare la nascita di una Idea sociale, umana, costruttiva e di fede nell’uomo come si vede raramente nella Storia. Senza voler fare paragoni i congrui o blasfemia, una sorta di Betlemme italiana.
    Per una Comunità anche di fede senza eguali.
    Grazie Giorgio.

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