LA POESIA DI GIORGIO BONGIORNO: “Elegia dell’emozione”

Ulisse pianse nel sentire cantare le gesta sue e degli altri Greci, a Troia. Ma non voleva farsi scoprire. Col lembo del mantello, si coprì il volto e asciugò le lacrime. Solo Alcinoo, re dei Feaci, se ne accorse ma non disse nulla.
(Odissea)

Dicevano spesso che un ometto
O meglio un uomo
Non doveva piangere
O meglio piagnucolare
E lo ripetevano spesso se non sempre
Abbiamo passato quindi il tempo dell’infanzia
A reprimere quel senso improvviso di dolore
Ad evitare le lacrime
A disdegnare
Quella percezione di debolezza
Quella disperazione bambina
quasi quella costernazione
Quella punta fastidiosa di disagio
Quella convinzione di sconfitta
Quella carenza di amore
Quella sensazione di solitudine
Quel vuoto che talvolta ci riempiva l’anima
Quel desiderio di piangere dirottamente
No
Gli uomini veri o quelli che lo volevano
diventare non dovevano piangere
Roba da femminucce
Così che la prima volta che papà non ritornò a casa come era consueto
E ce lo riportarono senza vita
Aveva cinquant’anni
Me ne andai in un angolo
A nascondermi per piangere da solo
Faticai a scoppiare in lacrime perché mi avevano insegnato a non piangere
Perché a piangere non erano gli uomini
Quelli veri
Ma preferibilmente le bambine
Da quel momento
E solo da allora capii
Il senso vero della lacrima
Quello che adesso con orgoglio
E qualche volta con fierezza
Chiamiamo emozione

Gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d’averne sparse
tante
(Manzoni)

“Le lacrime sono lo sciogliersi del ghiaccio dell’anima. E a chi piange, tutti gli angeli sono vicini”.
(Hermann Hesse)

Foto di copertina: “Emozione” dal web

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