L’Italia è a rischio di desertificazione e gli italiani rischiano il razionamento dell’acqua domestica. La soluzione ottimale e più economica è la dissalazione dell’acqua da oltre 8 mila chilometri di coste. Ma chi ci governa fa poco o nulla

Buongiorno amici. Il quotidiano “Il Messaggero” ieri ha pubblicato un articolo dal titolo “Roma senza pioggia non ha scorte d’acqua”; “Bracciano, lago a secco”; “Il Tevere in molti punti è già in secca”; “Da un anno il bacino non cresce più”.
Nell’articolo a firma di Mirko Polisano e Chiara Rai, si legge:
“Poca pioggia nei primi tre mesi di questo 2022 e dopo il nord Italia anche il Lazio è a rischio siccità. Il lago di Bracciano, la riserva idrica di Roma, è in sofferenza e le sue acque rischiano di perdere anche le caratteristiche qualità di trasparenza e purezza. Il livello delle acque del lago è monitorato con attenzione: una «fase di allerta» per i geologi che vedono con preoccupazione questi oltre cento giorni di assenza di piogge, considerato che in estate il lago si conserva. L’allarme siccità è dato dai numeri: appena una settimana fa, la quota del livello dell’acqua è arrivata sotto i 104 centimetri. Il dato è calcolato sullo zero idrometrico fissato a 163,04 metri sul livello del mare che è il limite per lo sversamento naturale del lago nel fiume Arrone”.
“Non solo il lago. Anche i fiumi, a Roma e in tutta la regione, sono in sofferenza. «Nel Lazio – dice Angelo Ruggeri, meteorologo Ampro – i fiumi sono in crisi gravissima di risorsa. Il Tevere, ad esempio, mostra una situazione in linea con gli inverni più siccitosi, ed anche i suoi affluenti presentano un livello basso per il periodo». Nella Capitale, l’allarme siccità preoccupa gli agricoltori, già da metà febbraio, tanto da spingere i Consorzi di Bonifica dell’agro romano ad anticipare l’apertura degli impianti di irrigazione nei campi.”
Lo scorso 17 marzo il quotidiano virtuale varesenews.it aveva pubblicato un articolo redazionale dal titolo: “100 giorni senza pioggia, allarme siccità in tutto il bacino del Po”.
Vi si legge:
“Le scorte idriche continuano a calare e la siccità si aggrava in tutta la Pianura Padana. A rischio l’irrigazione dei campi e la produzione di energia idroelettrica”.
“Continua ad aggravarsi la situazione della siccità in tutto il nord Italia, dove oggi si taglia la soglia -anche psicologica- dei 100 giorni senza piogge significative. In mattinata si è infatti riunioni l’Osservatorio Permanente sulle crisi idriche che rilancia l’allarme sulle condizioni idrologiche e climatiche di tutto il distretto del Fiume Po. L’area del nord ovest e quella di tutto il bacino del Lago Maggiore è una di quella più in sofferenza.
“I livelli delle portate scendono drasticamente sotto quelli minimi nelle stazioni di registrazione -spiegano dall’Autorità distrettuale del fiume- mentre anche gli affluenti evidenziano decise carenze di risorsa in taluni casi anche a livelli record: Trebbia, Secchia e Reno ai minimi storici dal 1972; Dora Baltea, Adda, Ticino a –75% di portata”.
Il Segretario Generale dell’Autorità Distrettuale del fiume Po, Meuccio Berselli, ha detto:
«Livelli di siccità così severa fino in taluni casi ad essere addirittura estrema in questo periodo non sono certamente nella norma. Una anomalia che preoccupa ancor di più se si pensa che sta iniziando proprio in questo periodo la stagione più importante dell’anno per il comparto agricolo e serve risorsa per poter far fronte ai fabbisogni utili alle produzioni che in questo momento storico sono ancora di più indispensabili per le nostre comunità».
Il sito di Rainews già lo scorso 23 febbraio aveva scritto:
“E’ allarme siccità in Italia, a causa del trend negativo delle precipitazioni degli ultimi mesi. Si è passati da 40 a oltre 150 giorni l’anno senza piogge, mentre il caldo estremo l’11 agosto scorso fece raggiungere nel siracusano la punta mai toccata di 48,8 gradi centigradi. Il dato è emerso nel corso del webinar ‘Sapiens Tecnologici’ che si è tenuto nella sede della Protezione civile, con la partecipazione del capo dipartimento Fabrizio Curcio.
Dal Po al Tevere, i fiumi del centro-nord Italia sono in grande sofferenza, mentre al Sud e nelle isole l’aumento di aree in aridità è ormai costante. L’Associazione Nazionale dei Consorzi di bonifica (Anbi), su dati del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), ha proiettato il “rischio di inaridimento sul 70% dei suoli agricoli disponibili della Sicilia, 58% del Molise, 57% della Puglia, 55% della Basilicata, fra il 30% e il 50% di Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Abruzzo e Campania”.
Fabrizio Curcio, capo Dipartimento della Protezione Civile, ha avvertito che in Italia è urgente intervenire su “previsione, prevenzione e gestione dell’emergenza acqua”, vanno implementati “i sistemi di approvvigionamento idrico basandosi su una combinazione di interventi infrastrutturali nel medio/lungo termine”.
“Le soluzioni ci sono. Durante il webinar sono stati elencati anche alcuni interventi possibili e probabilmente, a questo punto, necessari: dalla realizzazione di 2000 invasi distribuiti capillarmente in tutta Italia, al recupero e trattamento delle acque reflue; dalla messa a punto dell’efficienza dell’utilizzo d’acqua in agricoltura alla dissalazione, ancora poco usata nel nostro paese, ma già largamente diffusa in altri. Senza contare la necessità di ridurre drasticamente le perdite di rete, male atavico del nostro sistema idrico.”
Cari amici l’Italia ha oltre 8 mila chilometri di coste; l’acqua prodotta dai processi di dissalazione è la più economica nel mondo, costando 50 centesimi di euro al metro cubo; eppure ad oggi in Italia l’acqua dissalata rappresenta solo lo 0,1% del totale. All’opposto Israele attraverso la desalinizzazione ottiene l’80% dell’acqua per uso domestico e municipale e il 33% dell’acqua potabile.
L’Italia è a rischio di desertificazione e gli italiani rischiano il razionamento dell’acqua domestica. Abbiamo di fronte ai nostri occhi la soluzione ottimale e più economica che è la dissalazione dell’acqua da oltre 8 mila chilometri di coste. Ma chi ci governa, e non mi riferisco solo al Governo Draghi ma anche ai suoi predecessori, fanno sostanzialmente poco o nulla. Ciò che manca ai nostri governanti è la fede nell’interesse supremo dell’Italia e nel bene primario degli italiani.
Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.
Magdi Cristiano Allam
Martedì 22 marzo 2022

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