“Non c’è niente di più poetico e terribile della battaglia dei grattacieli contro i cieli che li sovrastano.”
(Federico Garcia Lorca)

Abbiamo sfidato i confini celesti
Con spade di acciaio e cemento
Abbiamo riempito torri
Aguzze
Angoli di vita
Sempre più alti
Sofisticati congegni
Slanciati
A lambire frammenti di nuvole chiare
Per gridare al mondo il nostro possesso
Della terra e del cielo
Oltre la linea dell’orizzonte
Tuttavia
L’anima nostra
Si è fermata a sognare
La rugiada dei prati
Il mormorio delle fronde
il profumo delle messi
L’incanto della primavera
I colori della fioritura
La brezza dei pendii
Il profilo dolce delle colline
Il ricamo delle rive
Il lieve sospiro della risacca
Il ventaglio d’argento sulla battigia
Il mistero profondo dell’oceano
Il piacere dell’amore
il rifugio della speranza
E il solenne miracolo del desiderio

Il cielo e le nuvole feriti dai fendenti di queste spade di acciaio e cemento …

Questa rubrica “Sciaveri di tregua” desidera istituzionalizzare la registrazione costante dei pochi ma intensi momenti di riflessione che mi vengono suggeriti in tempo reale in parte dall’osservazione e dalla traduzione poetica di immagini particolari con cui la realtà si manifesta e in parte dalla immancabile dose di esperienza specifica che l’età matura può aggiungere a questa attenta osservazione.

È abbastanza incredibile quanto sia in questo contesto assai prezioso, soprattutto dal punto di vista spirituale, l’affinamento che a questa osservazione si affianca nell’intento di popolare di piccole ma vitali suggestioni le esigue pause spirituali che, con forzata parsimonia, la realtà odierna nella sua corsa ci riserva.

Ho riscoperto il prezioso quanto dimenticato lemma “sciàveri ” per dare un nome a questi momenti, a queste osservazioni e a questi intensi ritagli di esistenza , definendo il termine “tregua” , dal sapore combattivo e guerresco, proprio per stigmatizzare la sconcertante sofferenza del corpo e dello spirito in questa quotidiana “tenzone” che tutti dobbiamo affrontare nel contesto della convivenza sociale e nel caos di questa corsa ad ostacoli , densa di episodi di “fatica” in un mondo in cui la realtà presenta fenomeni di effettive sfide temporali e fisiche oltre a un continuo sopravvenire di istanze etiche e spirituali, materia di problematiche irrisolte, nonché di dubbi esistenziali di non poco conto.

Sciàveri di tregua” è quindi nato con l’ambizione di rappresentare un convinto, coerente e sentito invito a una sosta ferace dello spirito, intesa a lasciare a ciascuno la possibilità di riflettere intorno ai valori propri e intimi dell’esistenza , fatto non sempre concesso dalla realtà “accelerata” e nello stesso tempo “aumentata” dei nostri giorni.
Attraverso pensieri tradotti in sequenze armoniche di parole , qualche volta attraverso ritmi melodici ed onomatopeici in cui si mescolano elementi naturali primordiali e sottili rumori di sentimenti umani , ho cercato di incontrare opere di amici noti o sconosciuti e di invocare il loro aiuto, la loro complicità , per indugiare su qualche immagine di questa turbinosa avventura del vivere gli anni del terzo millennio, in una gara senza pause, senza respiro e “apparentemente” senza alcun segno di pietà per chi rimane relegato a una vana attesa sul ciglio spesso tristemente disadorno e inospitale della strada.
Da artigiano della parola ho scambiato impressioni con solerti artigiani del suono, dei colori e dell’immagine (pittori, scultori , musicisti e fotografi) per scoprire quegli stimoli creativi condivisi che facilitano una risposta corale a una serie di interrogativi comuni alle varie “discipline artistiche”, cioè comuni all’interpretazione della realtà”.

Qualche volta ci siamo insieme domandati dove si voglia arrivare attraverso questa amabile scorciatoia con cui si tende a volere a tutti i costi eliminare le tregue, accelerare la corsa, bruciare tutte le tappe, comprese quelle più solenni e rituali come gli archetipi più sacri e celebrati dalla tradizione della vita e della morte. Qualche altra ci siamo soffermati sui valori tradizionali della nostra esistenza con attenzione e scrupolosa smania di descrivere i colori della realtà com’è o come vorremmo che venisse percepita attraverso il filtro della nostra mediazione spirituale, artistica ed umana.

Siamo sempre poi finiti in una sorta di vicolo cieco, quello del mistero attorno al quale si dipana la vita, dove abbastanza facilmente si entra ma spesso meno facilmente si riescono a riconoscere i valori più profondi che animano e sottendono l’enigma esistenziale .

E sempre, come ad un appuntamento significativo di una importante cerimonia celebrativa, ci siamo ritrovati con le medesime domande e con le più svariate quanto spesso insufficienti e deludenti risposte.

Risposte che solo l’armonia della creazione insieme a tutti i misteri noti o ancora ignoti possono utilmente significare.

3 commenti su “Spade nel cielo

  1. Grazie Giorgio per aver rappresentato in poesia la conflittualità tra una materialità che ambisce a conquistare il Mondo intero, e una spiritualità radicata nella contemplazione del Creato.
    Magdi Cristiano Allam

  2. Giorgio, è una poesia Superlativa!
    Come fai ad essere ogni giorno così acceso del sacro fuoco?
    Io, alla sfida umana al cielo, scelgo ovviamente la forza della Natura, dei sentimenti, dell’amore senza scopi…. della Vita che scorre eterna
    nei giorni della consapevolezza. Grande.

    1. Grazie Gianni,
      Apprezzo il tuo attaccamento alla natura e ai sentimenti di questa unica e impareggiabile corsa per la vita . Sono proprio questi sentimenti che colorano le immagini degli eventi naturali e li rendono unici e irripetibili.

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