Il bastone e la carota di Putin per far accettare all’Unione Europea la sua pace in Ucraina

Cari amici buongiorno e Buona Domenica del Signore. Il Presidente russo Vladimir Putin ha usato il bastone e la carota per far accettare all’Unione Europea la sua pace in Ucraina, che sostanzia un accordo politico e energetico finalizzato a promuoverne l’autonomia dagli Stati Uniti e dalla Nato, sintetizzabile in tre punti:

  1. La Russia accetta l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea.
  2. L’Unione Europea accetta una soluzione di pace che riconosca il nuovo assetto territoriale dell’Ucraina, con il distacco della Crimea, che storicamente fa parte della Russia, e delle Repubbliche secessioniste russofone del Donbass, Lugansk e Donetsk.
  3. La Russia eserciterà da subito delle forti pressioni, dimezzando da subito le forniture di gas, per contrastare l’embargo economico imposto dall’Unione Europea.

Venerdì scorso 17 giugno, intervenendo al Forum economico di San Pietroburgo (Spief), Putin ha teso la mano all’Unione Europea sostenendo che la Russia «non è mai stata contraria all’adesione di Kiev all’Unione Europea», e ha precisato che «l’Unione Europea non è un blocco politico-militare a differenza della Nato e non abbiamo nulla in contrario all’adesione».

Riguardo alla guerra in corso, definita una «operazione militare speciale» delle Forze armate russe in Ucraina, «una tragedia», «una decisione inevitabile e legittima per difendere i russi in Donbass e la sicurezza nazionale», Putin ha precisato «non minacciamo nessuno, difendiamo la nostra sovranità», la Russia «aveva il diritto di riconoscere l’indipendenza delle Repubbliche del Donbass, Lugansk e Donetsk e fornire loro assistenza militare». 

Contemporaneamente la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, parlando a Sky News Arabia ha detto: «L’Ucraina che conoscevamo, all’interno di quei confini, non c’è più. E non lo sarà più. Questo è ovvio. Quei confini non ci sono più».

Sul capitolo delle forniture di gas russo all’Unione Europea e l’impennata dei prezzi, Putin ha detto: «La Russia e le nostre azioni per liberare il Donbass non c’entrano. Il rialzo dei prezzi, l’inflazione, i problemi legati alla sicurezza alimentare, i carburanti, la benzina, il settore energetico in generale, sono il risultato di errori sistemici da parte dell’attuale amministrazione statunitense e della burocrazia di Bruxelles».

A proposito delle sanzioni imposte alla Russia ha detto: «Sono i politici europei ad aver causato con le loro stesse mani seri danni alla propria economia. Le folli sanzioni contro Mosca hanno fallito, mentre costeranno all’Europa oltre 400 miliardi di dollari».

Ha aggiunto: «L’Unione Europea ha perso la sua sovranità politica e le sue élite burocratiche devono muoversi seguendo quello che gli viene detto di fare dai loro superiori, danneggiando la propria gente, la propria economia, e gli affari». E ha predetto: «L’attuale situazione in Europa dove si mettono da parte gli interessi del popolo, porterà a un’ondata di radicalismo e, in prospettiva, a un cambio di élite».

Subito dopo il discorso di Putin, la Russia ha dimezzato le forniture di gas all’Italia, mentre i flussi verso la Francia dalla Germania erano stati interrotti dal 15 giugno. Gazprom ha comunicato che «a fronte di una richiesta giornaliera di gas da parte dell’Eni pari a circa 63 milioni di metri cubi, Gazprom fornirà solo il 50% di quanto richiesto».

I mercati erano già tesi dopo il calo della capacità degli Stati Uniti di esportare gas in Europa a seguito dell’esplosione in un importante terminal di esportazione in Texas.

Su un piano strategico Putin ha delineato la prospettiva di un «nuovo Mondo» in cui il dominio americano è ormai tramontato in modo «irreversibile»: «L’era dell’ordine mondiale unipolare è finita, nonostante tutti i tentativi di conservarlo con qualsiasi mezzo, nulla sarà più come prima».

Putin ha spiegato che «Negli ultimi decenni, sul Pianeta si sono formati nuovi potenti centri che si fanno sentire con sempre maggiore forza, ciascuno sviluppando i propri sistemi politici, implementando i propri modelli di crescita economica e, naturalmente, ognuno ha il diritto di proteggere la propria sovranità nazionale. Si tratta di processi oggettivi, di cambiamenti tettonici, rivoluzionari nella geopolitica, nell’economia globale, nella sfera tecnologica, nell’intero sistema delle relazioni internazionali e sono irreversibili».

Putin ha ribadito la volontà strategica della Russia di avere buone relazioni con l’Unione Europea: «La Russia non si auto-isolerà», «solo un Paese indipendente economicamente può avere un futuro sovrano».

Al discorso di Putin ha subito risposto il Cancelliere tedesco Olaf Scholz: «È assolutamente necessario parlare con Putin e personalmente continuerò a farlo, come lo farà il Presidente francese Emmanuel Macron».

Con quest’intervento Putin ha chiarito tre sviluppi rilevanti sulla scena militare e politica:

  1. L’obiettivo militare della Russia in Ucraina è limitato al controllo della Crimea e delle Repubbliche secessioniste russofone del Donbass, Lugansk e Donetsk.
  2. La Russia è pronta a sottoscrivere un trattato di pace con l’Ucraina avendo le Forze armate russe sostanzialmente conseguito l’obiettivo del controllo dei territori russofoni in Ucraina.
  3. La Russia mira a instaurare un rapporto privilegiato con l’Unione Europea, accettando l’adesione dell’Ucraina nell’Unione Europea, a condizione che l’Ucraina cessi di essere una testa di ponte della strategia della Nato di alimentare la guerra contro la Russia e di scalzare Putin dal potere.

Cari amici, ho voluto rappresentare un quadro corretto della realtà così come emerge ad oggi. Gli interrogativi sono certamente tanti e le incognite persistono sul futuro. Ma è del tutto chiaro che la situazione militare sul terreno è diversa da quella che ci propinano i mezzi di comunicazione occidentali. Così come è del tutto chiaro che Putin ha saldo il controllo del potere in Russia e, grazie al fatto che la Russia è  il primo produttore mondiale di gas e il principale fornitore di gas all’Unione Europea a cominciare da Germania e Italia, è nella condizione di poter esercitare forti pressioni per allentare la dipendenza politica dell’Unione Europea dagli Stati Uniti.

Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

Fondatore e Presidente della Casa della Civiltà

Domenica 19 giugno 2022