“Quando si varca l’arco di ingresso al tempio dei sogni, lì, proprio lì, c’è il mare”
(Luis Sepulveda)

Respiro del mare
Divino soffio di terrena eternità
Regalato all’antico travaglio del giorno
Raggi di sole
Attimi di luce
Trasportati a riva dalla schiuma felice
L’onda incessante della risacca
Ripete la monotona cantilena dei ritmi del cuore
Il vento della sera accarezza
Ciò che resta delle mie emozioni
Sembra la danza di una antica melodia
Intorno al profumo della sabbia sfavillante
Tanti piccoli specchi di lacrime di rugiada
Riscaldano l’umido letto della battigia
Guardo fisso quella linea velata di orizzonte
Misura inerte del confine degli angeli
Con il conforto della speranza
Cerco il profilo della vita
Oltre la siepe del giardino
Disegno i contorni dell’immagine
Dell’uomo
Colorata
Dalla lente inesorabile del tempo
E attendo impaziente
Nell’estasi del cielo
Il tiepido saluto del tramonto

Questa rubrica “Sciaveri di tregua” desidera istituzionalizzare la registrazione costante dei pochi ma intensi momenti di riflessione che mi vengono suggeriti in tempo reale in parte dall’osservazione e dalla traduzione poetica di immagini particolari con cui la realtà si manifesta e in parte dalla immancabile dose di esperienza specifica che l’età matura può aggiungere a questa attenta osservazione.

È abbastanza incredibile quanto sia in questo contesto assai prezioso, soprattutto dal punto di vista spirituale, l’affinamento che a questa osservazione si affianca nell’intento di popolare di piccole ma vitali suggestioni le esigue pause spirituali che, con forzata parsimonia, la realtà odierna nella sua corsa ci riserva.

Ho riscoperto il prezioso quanto dimenticato lemma “sciàveri ” per dare un nome a questi momenti, a queste osservazioni e a questi intensi ritagli di esistenza , definendo il termine “tregua” , dal sapore combattivo e guerresco, proprio per stigmatizzare la sconcertante sofferenza del corpo e dello spirito in questa quotidiana “tenzone” che tutti dobbiamo affrontare nel contesto della convivenza sociale e nel caos di questa corsa ad ostacoli , densa di episodi di “fatica” in un mondo in cui la realtà presenta fenomeni di effettive sfide temporali e fisiche oltre a un continuo sopravvenire di istanze etiche e spirituali, materia di problematiche irrisolte, nonché di dubbi esistenziali di non poco conto.

Sciàveri di tregua” è quindi nato con l’ambizione di rappresentare un convinto, coerente e sentito invito a una sosta ferace dello spirito, intesa a lasciare a ciascuno la possibilità di riflettere intorno ai valori propri e intimi dell’esistenza , fatto non sempre concesso dalla realtà “accelerata” e nello stesso tempo “aumentata” dei nostri giorni.
Attraverso pensieri tradotti in sequenze armoniche di parole , qualche volta attraverso ritmi melodici ed onomatopeici in cui si mescolano elementi naturali primordiali e sottili rumori di sentimenti umani , ho cercato di incontrare opere di amici noti o sconosciuti e di invocare il loro aiuto, la loro complicità , per indugiare su qualche immagine di questa turbinosa avventura del vivere gli anni del terzo millennio, in una gara senza pause, senza respiro e “apparentemente” senza alcun segno di pietà per chi rimane relegato a una vana attesa sul ciglio spesso tristemente disadorno e inospitale della strada.
Da artigiano della parola ho scambiato impressioni con solerti artigiani del suono, dei colori e dell’immagine (pittori, scultori , musicisti e fotografi) per scoprire quegli stimoli creativi condivisi che facilitano una risposta corale a una serie di interrogativi comuni alle varie “discipline artistiche”, cioè comuni all’interpretazione della realtà”.

Qualche volta ci siamo insieme domandati dove si voglia arrivare attraverso questa amabile scorciatoia con cui si tende a volere a tutti i costi eliminare le tregue, accelerare la corsa, bruciare tutte le tappe, comprese quelle più solenni e rituali come gli archetipi più sacri e celebrati dalla tradizione della vita e della morte. Qualche altra ci siamo soffermati sui valori tradizionali della nostra esistenza con attenzione e scrupolosa smania di descrivere i colori della realtà com’è o come vorremmo che venisse percepita attraverso il filtro della nostra mediazione spirituale, artistica ed umana.

Siamo sempre poi finiti in una sorta di vicolo cieco, quello del mistero attorno al quale si dipana la vita, dove abbastanza facilmente si entra ma spesso meno facilmente si riescono a riconoscere i valori più profondi che animano e sottendono l’enigma esistenziale .

E sempre, come ad un appuntamento significativo di una importante cerimonia celebrativa, ci siamo ritrovati con le medesime domande e con le più svariate quanto spesso insufficienti e deludenti risposte.

Risposte che solo l’armonia della creazione insieme a tutti i misteri noti o ancora ignoti possono utilmente significare.

3 commenti su “Il respiro del mare

  1. Siamo portati ad affidare agli elementi di questo nostro soggiorno terrestre le stesse caratteristiche e le stesse funzioni del nostro corpo e perché no talvolta anche della nostra anima. Ecco perché il ritmo incessante della risacca pare una suggestiva metafora vivente del nostro respiro ed ecco perché il fuoco del tramonto avvicina quella linea immaginaria ,che chiamiamo orizzonte e quella melodiosa frontiera che ci divide solo temporaneamente dal divino dominio incontrastato degli angeli.

  2. Giorgio, sbaglio… o sei al mare?
    Mi sembra proprio di esserci, lì, a guardare con te l’eterno respiro degli elementi e la bellezza dell’attesa del tramonto che porterà rossore allo sfiorare della brezza marina sulle onde pudiche e caste in attesa della notte.
    Grandi immagini che ci doni. Grazie.

    1. Caro Gianni,
      il dono di queste riflessioni è l’emozione di vivere un momento di profonda osservazione della natura, di interpretarne i messaggi più intimi e potere trasmettere la meraviglia di questo legame spirituale a persone , come sei tu, sensibili nei confronti dell’eterno miracolo vivente della creazione.
      “Attendere la notte” con i colori caldi del tramonto e il profumo di questa meravigliosa e suggestiva simbiosi rende al nostro destino il piacere incomparabile della speranza e illumina l’apparente tenebra di una visione solo corporea e materialistica di questo nostro mondo.
      Grazie di questa tua condivisione.

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