L’irriformabilità del sistema mi induce a votare per condividere le idee e aumentare le occasioni di dialogo. Non mi aspetto un cambiamento ma la continuazione della lotta che coinvolga più persone

Nella piena acquisita consapevolezza dell’impossibilità di riformare dall’interno l’intricato sistema di potere che gestisce la vita politica, economica, sociale del nostro Paese, la mia scelta è comunque quella di andare a votare.
Sì, mi sia consentito, in questi giorni sto maturando la convinzione di dare un voto “contro”, di aggiungere un altro atto di protesta a un movimento di opposizione, per la verità blando e poco coinvolgente, che in margine alla narrazione ufficiale ha fornito una lettura diversa della realtà, una chiave interpretativa alternativa di come stanno andando le cose.
Il proposito che mi muove a questa scelta non è, però, semplicemente decostruttivo. Riavvolgiamo il nastro un momento: qual è il primo passo affinché si attivi un percorso di mobilitazione fattivo che agisca, seppur dall’esterno, al fine di animare una vera rifondazione? La conoscenza. La formazione. Che coinvolga molti. Che convinca e che sia capace di affermarsi in maniera capillare. E a tale scopo è fondamentale che le fonti di questa conoscenza siano visibili, che riescano a penetrare nelle coscienze anche dei più svogliati e distratti.
L’idea di votare un candidato che sta provando a fornire un’alternativa non nasce dalla volontà di riformare il sistema, né dalla convinzione che chi verrà votato possa davvero, entrando nella stanza dei bottoni, mantenere la sua integrità morale e “fare” politica in maniera concretamente diversa.
La speranza è che egli acquisisca maggior possibilità di farsi sentire, magari per via semplicemente del fatto che avrà più visibilità, che potrà parlare e scrivere di più, che gli verrà riconosciuto il diritto di esprimere ufficialmente il suo parere diverso. Per democrazia.
Non mi aspetto un cambiamento ma una continuazione della lotta, che coinvolga più persone e che sia qualitativamente più forte e convincente.
La sostanza, diciamocelo chiaramente, la stiamo fornendo noi della Casa della Civiltà. La proposta è quella sostanziata dalla volontà di rifondarla questa Italia. E per farlo è necessaria anche la quantità, che siano in molti quelli che si convincano di questo bisogno.
Per fortuna non siamo gli unici a vederla così. Chi condivide alcune delle nostre idee può essere appoggiato e può appoggiarci, secondo me. E magari può contribuire con le sue parole all’azione di convincimento delle coscienze. Si tratta di accrescere occasioni di dialogo e di scambio di idee per farle circolare di più e meglio.
Non voglio e non so indicare, in questo momento, la scelta precisa del candidato da preferire agli altri. Non ho ancora deciso. Mi prenderò tutto il tempo necessario.
Sono convinto che il futuro si costruisca dal presente, però. La vita è adesso. E se c’è anche solo uno spiraglio da cui penetra luce, ho intenzione di tentare di allargarlo quello spiraglio.
No, non sono ottimista affatto ma vedo come il tempo mi stia sfuggendo di mano e come le opportunità si riducano ogni giorno di più. Non ho altra scelta se non quella di agire.

4 commenti su “L’irriformabilità del sistema mi induce a votare per condividere le idee e aumentare le occasioni di dialogo. Non mi aspetto un cambiamento ma la continuazione della lotta che coinvolga più persone

  1. L’amico Davide Ficarra è un uomo colto, appassionato, profondo conoscitore e docente della letteratura latina e italiana. Il suo rapporto con la politica e la sua scelta elettorale non può che prediligere i contenuti culturali, pervenendo alla conclusione che la politica è culturalmente un arido deserto. Tuttavia l’età relativamente giovane lo induce comprensibilmente a mettere al centro «il presente», pur operando per realizzare un futuro qualitativamente migliore. Calarsi nel presente significa scegliere il male minore tra i soggetti che concorrono alle prossime elezioni.

  2. Condivido l’analisi di Davide. Per ora non c’è alcuna possibilità di rovesciare un sistema che ha insediato dei servitori obbedienti in qualunque punto critico, dalla rappresentanza politica nazionale ai corpi intermedi. Ma avere una voce sarà utile. Una testimonianza e un inizio.

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