Sette buone ragioni per studiare musica

Perché studiare musica? Le ragioni non mancano e sono molteplici, ma oggi voglio illustrarvene almeno sette, come il numero delle note.

Ragione n. 1

La musica è un’altra lingua e conoscerla significa avere una possibilità di esprimersi in più: proprio per questo è consigliabile cominciare a studiarla fin da bambini.

Noi impariamo a parlare la nostra lingua senza sforzo perché l’assimilazione delle strutture linguistiche in tenera età avviene in modo del tutto naturale. Un bambino nato e cresciuto in Italia parlerà perfettamente la lingua senza sapere ancora la sintassi e la consecutio temporum, ma non ne infrangerà, in linea di massima, le regole, perché queste vengono metabolizzate attraverso un processo induttivo inconscio; un adulto che dovrà imparare un’altra lingua, invece, farà sempre confronti con i propri modelli linguistici proprio perché si imbatterà in strutture nuove che saranno percepite come estranee al bagaglio culturale in dotazione. Insomma, come avrete capito,  lo studio di una lingua, a quel punto straniera, sarà inevitabilmente più lento e faticoso se intrapreso da adulti.

Un bambino, nei suoi primi anni di vita, ha un’elevata capacità di apprendimento che scema con il progredire dell’età, per cui è consigliabile esporlo fin da subito alla musica. Negare o non favorire l’approccio precoce alla musica, non significa lasciare libero il bambino di scegliere di imparare uno strumento successivamente, ma significa, paradossalmente, decidere per lui che non potrà poi più effettuare efficacemente tale scelta, perché di fatto gli avremo negato di percorrere quella strada nel modo migliore. Sarebbe come impedirgli di imparare la nostra lingua per lasciarlo libero di scegliere dopo l’idioma che vorrà parlare…Un’assurdità in piena regola.

Ragione n. 2

La musica è veramente una maestra di vita. Un bambino che ha imparato a suonare uno strumento, anche in modo ancora rudimentale, sentirà presto il bisogno di unire i suoi suoni a quelli prodotti da un altro bambino e scoprirà, con la musica d’insieme, anche l’armonia. Capirà che, suonando con gli altri, ci saranno momenti in cui dovrà eseguire un “piano” per lasciare spazio all’altra voce, in attesa poi di tornare a suonare più forte quando il brano lo richiederà. Fare musica insieme significa imparare a stare con gli altri e a capire che non si è sempre solisti.

Ragione n. 3

Nonostante molti pensino che sia solo un orpello nell’educazione di un individuo, in realtà la musica offre anche un’opportunità professionale, nei casi in cui il talento sia chiaro e riconoscibile.

Essere musicista significa quindi avere anche un potenziale lavoro, perché ci sarà sempre bisogno della musica e di chi la produce, visto che è impensabile un mondo senza suoni prodotti ad arte dagli uomini.

Ragione n. 4

In una società sempre più dipendente dalla tecnologia, è facile fare un uso eccessivo di dispositivi oggi in possesso di quasi tutti, fin da giovanissimi: dal telefonino tuttofare al computer portatile, dalla playstation all’iPad. La familiarità con questi mezzi, da una parte è certamente positiva, perché favorisce lo sviluppo di capacità sconosciute alle generazioni del passato, ma dall’altra impigrisce tutte quelle facoltà naturali che necessitano di un esercizio senza filtri. Lo studio della musica, invece, favorisce l’esercizio intellettuale puro e l’equilibrio fra corpo e spirito, tanto che diversi studi scientifici sono inclini a vedere nella musica un naturale metodo di prevenzione di gravi malattie neurologiche quali l’Alzheimer, visto che i musicisti sono raramente affetti da questo morbo.

Ragione n. 5

Sappiamo benissimo che, specie nel periodo adolescenziale, si è soggetti a crisi e a sbalzi di umore che possono portare a pericolosi squilibri che rischiano di fare avvicinare i più deboli al mondo delle sostanze stupefacenti, con conseguenze disastrose sul fisico e sulla psiche.

La musica costituisce invece un naturale antidoto alla depressione e stimola impegno e passione in modo costruttivo, allontanando ogni possibilità di indulgere a sentimenti autodistruttivi. Chi fa musica, in genere, non cade nel vizio delle droghe, ma vede la vita in modo decisamente diverso e più positivo.

Non prestate fede al binomio musica-droga tanto evidenziato nelle biografie di certe rockstars: la realtà è diversa e molto di quello che viene mostrato al pubblico è solo scena.

Ragione n. 6

Come il latino ed il greco, come la matematica e la geometria, la musica è una materia altamente formativa perché insegna a risolvere problemi tecnici ed interpretativi con la pazienza e l’applicazione.

La perseveranza, il senso del sacrificio, la consapevolezza di potere affrontare ogni difficoltà legata all’esecuzione di un brano, sono essenziali per superare anche i problemi piccoli e grandi della vita di tutti i giorni.

Ragione n. 7

La musica è uno dei più potenti elementi di aggregazione dell’umanità, perché fa vibrare le corde che sono comuni a tutti, indipendentemente dalla nazionalità, dall’etnia, dalla religione, dalle idee politiche: l’universalità della musica favorisce l’integrazione fra i popoli.

La musica arriva a tutti e dappertutto, la musica comunica, unisce, commuove, fa pensare.

Ci sono cose che le parole non possono dire. Allora lo dicono le note, ed è tutto chiaro.

Anzi, forse, ancora più chiaro…

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