LA POESIA DI GIORGIO BONGIORNO: “Città di campagna”

Amo ancora quell’odore d’estate
Della campagna
Che arrivava fino in piazza
Correvo da casa
Su per i ciottoli della via
Per giocare senza tregua
A nascondermi nei vicoli
Vicino al Duomo
Grande
Maestoso
Custode di quelle pacifiche risse
Si faceva guerra
Nei territori di confine
Tante grida che volevano essere spari
Arsenali di pezzi di legno
Forgiati a fucili
Abilmente nascosti nei posti più impensati
Ogni tanto
Ricordando i compiti di scuola
Si spariva
Risucchiati dal senso del dovere
Lasciando gli angoli vuoti
Sul fronte innocente di quei giochi bambini

Foto di copertina: “La città di campagna” dal web

2 commenti su “LA POESIA DI GIORGIO BONGIORNO: “Città di campagna”

  1. Grazie Gianni della tua attenta e appropriata analisi del messaggio poetico. La nostalgia del luogo di nascita è anche la nascita di valori che paiono rafforzarsi con il tempo. Sono quei valori che ti legano a un territorio in una indissolubile armonia di intenti. Quei valori che ancora a distanza ti commuovono e guidano il tuo esilio facendo rivivere la tua infanzia e l’innocenza che contraddistingue quegli anni. Perle che ti accompagnano e ti aiutano a custodirne la lucente trasparenza.

  2. Bei ricordi di una campagna e di una età felice, dove tutto era gioco con qualche dovere. Ora alcuni sono rimasti bambini che rincorrono il gioco non più innocente di guerre tra bimbi, causando vogliosi distruzioni del nemico non più piccolo ma con serio dolore e distruzione e lutti veri per tutti, al solo scopo di vincere una guerra impossibile come gioco di bimbi, come partitella nel campetto della parrocchia, Per esultare we are the Champions, per un momento senza capire che han perso età ed umanità lasciata solo a ieri, ai piccoli, ai giochi di bimbi mai cresciuti.

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