Macron sostiene che inizia una nuova era storica contrassegnata dalla «fine dell’abbondanza» e «fine della sconsideratezza». Parla di «punto di non ritorno» e di un futuro all’insegna di «sacrifici» e di «sobrietà». Ma questa tragedia è stata voluta dall’Unione Europea e dall’Occidente

 

Cari amici buongiorno. Ieri, mercoledì 24 agosto, il Presidente francese Emmanuel Macron in una riunione del Consiglio dei ministri ha detto che questo periodo è contrassegnato da «una serie di gravi crisi» che determinano la «fine dell’abbondanza» in materia economica e la fine della «sconsideratezza» in materia politica e strategica. Per evidenziare la portata storica, Macron ha detto che si tratta di «un punto di non ritorno o di un grande sconvolgimento».
Macron ha precisato che «stiamo vivendo un punto di svolta o un grande sconvolgimento», ha avvertito che la Francia deve affrontare «sacrifici»: «Difendere il nostro sistema basato sulla libertà in cui siamo abituati a vivere, a volte può comportare dei sacrifici».
Macron ha sottolineato che stiamo registrando «la fine dell’abbondanza di prodotti e di tecnologie, di terra e di materie prime, inclusa l’acqua». E anticipa che, in questo scenario, saranno necessari sacrifici. Secondo Macron la Francia e i francesi sentono di vivere una crisi dopo l’altra, «ognuna delle quali più grave di quella che l’ha preceduta».
Sul piano politico, Macron ha detto che la Francia, l’Europa e il Mondo sono stati troppo «spensierati» di fronte alle minacce alla democrazia, dei diritti umani, «al crescere di regimi illiberali e il rafforzamento di regimi autoritari». «La libertà ha un costo. Le battaglie che dobbiamo combattere saranno vinte solo grazie ai nostri sforzi».

Bruno Cautrès, politologo, ricercatore al CNRS (Centre national de la recherche scientifique) e al Cevipof (Centro di ricerca politica delle scienze del Po), sottolinea le contraddizioni di Macron: «In passato Macron si è più volte espresso contro i seguaci della decrescita, sostenendo che la produzione di ricchezza assicura benefici, che consentono la redistribuzione, a beneficio di una maggiore giustizia sociale. Ora invece l’irruzione della “sobrietà” in questo quadro è infatti una delle varie contraddizioni del discorso di Emmanuel Macron, perché sobrietà fa più rima con diminuzione che crescita. Un modo più “intelligente” di produrre, tenendo conto dei parametri ecologici, fa parte del software originale di Emmanuel Macron… ma non la sobrietà. Questo gli sembra un imperativo per garantire la sostenibilità del nostro approvvigionamento energetico collettivo. Data la sua traiettoria personale e politica, la sobrietà è diventata indubbiamente per lui un obiettivo a breve termine, che trova difficile vendere alla sua opinione. Perché ciò che preoccupa è sostenere da soli il costo della transizione ecologica e della sobrietà. Queste paure sono alimentate da domande concrete, come “quanto pagherò la bolletta della luce?”, oppure “se sono costretto ad acquistare una caldaia a minor consumo energetico, riceverò aiuti di Stato? Senza risposte a queste domande, il tono drammatico del discorso di Emmanuel Macron non farà che rafforzare le apprensioni di una società che guarda al futuro con preoccupazione, temendo di più – rispetto ad altri Paesi – le conseguenze dell’economia globalizzata. I francesi non hanno bisogno di essere resi più pessimisti di quanto non siano.»

Philippe Moreau-Chevrolet, Professore di Comunicazione politica a Sciences Po e Presidente dello studio MCBG Conseil, sostiene che «Macron sta cercando di riprendere il controllo della situazione, almeno a parole, e vuole dimostrare di non esserne travolto. Cerca di dare l’impressione di aver dominato questo difficile periodo politico. Cerca anche di guadagnare quota per cercare di rassicurare i francesi e dimostrare di avere una visione d’insieme della situazione. Ma possiamo considerare che questo discorso alquanto catastrofico riflette una forma di impotenza politica, anche se forse temporanea. Il Capo dello Stato si trova di fronte a imperativi molto difficili da conciliare: la crisi climatica con la necessità di sostenere l’economia, l’austerità di bilancio contro il “qualunque sia il costo” che si mantiene in Francia come l’abbiamo visto durante l’adozione della legge sul potere d’acquisto, e così via. L’esecutivo sta probabilmente attraversando il momento più complesso e difficile mai vissuto nella storia della Quinta Repubblica: il Governo non ha la maggioranza assoluta in Assemblea, Emmanuel Macron è stato rieletto senza alcuno slancio e quindi un po’ per difetto, deve gestire due epidemie, Covid-19 e vaiolo delle scimmie, oltre a una crisi climatica senza precedenti in un periodo segnato da inflazione e guerra in Ucraina. 
Il messaggio di Emmanuel Macron consegnato questo mercoledì è tuttavia ambiguo e nella sostanza non è molto comprensibile perché non si sa se prenda atto dell’emergenza climatica o se mandi un messaggio di austerità di bilancio in arrivo. Non sappiamo se ci prepara a future interruzioni nelle forniture di gas. Non sappiamo alla fine se parli a destra o a sinistra. Il Presidente della Repubblica è un buon commentatore politico ma secondo me non ha mandato un buon messaggio politico questo mercoledì perché non capiamo cosa intende o cosa sta preparando. Porta ansia ma non porta più chiarezza. I francesi capiscono molto bene che stiamo vivendo un periodo di carenze e restrizioni e hanno vissuto molto da vicino la siccità. Non hanno bisogno che diamo loro una tesina, ma in compenso vogliono sapere cosa farà domani il Presidente della Repubblica per migliorare o almeno gestire la situazione. Emmanuel Macron avrebbe anche potuto ricordare di aver introdotto uno scudo fiscale unico in Europa per tutelare i francesi sui prezzi dell’energia. A mio avviso, quindi, bisognerebbe uscire da una forma di paternalismo comunicativo per spiegare concretamente cosa faremo di fronte a queste crisi.»

Cari amici, mi hanno colpito i toni tragici e le tesi radicali di Macron, sostenendo che inizia una nuova era storica contrassegnata dalla «fine dell’abbondanza», dalla «fine della sconsideratezza» e parlando di «punto di non ritorno», che impongono un nuovo stile di vita contraddistinto dalla «sobrietà». Considerando che la situazione è indubbiamente tragica, ma nella consapevolezza che è il frutto di una deliberata e criminale gestione da parte dell’Unione Europea e dell’Occidente sia della pandemia di Covid-19 sia della guerra tra la Russia e l’Ucraina, è evidente che la prospettiva evocata da Macron è anch’essa frutto di una strategia deliberata, pianificata e finanziata. Ciò che attende tutti i popoli europei è il prosieguo di una guerra imposta dalla dittatura della grande finanza speculativa globalizzata, di cui Macron ne è un autorevole rappresentante al pari di Mario Draghi in Italia.
Ecco perché dobbiamo prepararci a attuare un’alternativa che corrisponda a una migliore qualità di vita per i nostri figli e nipoti.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità «Casa della Civiltà»

Giovedì 25 agosto 2022

3 commenti su “Macron sostiene che inizia una nuova era storica contrassegnata dalla «fine dell’abbondanza» e «fine della sconsideratezza». Parla di «punto di non ritorno» e di un futuro all’insegna di «sacrifici» e di «sobrietà». Ma questa tragedia è stata voluta dall’Unione Europea e dall’Occidente

  1. Hai ragione Magdi, Macron è un autorevole rapprensentante della finanza speculativa globalizzata come Draghi del resto. le sue dichiarazoni sono allarmanti ed incutono paura ed insicurezza nella popolazione.

  2. Si, sono d’accordo. Il messaggio di Macron è ambiguo e privo di concrete soluzioni. Rientra nello stile allarmistico della classe politica dell’Occidente, quella a sovranità limitata (limitata e controllata dagli USA e dalla NATO). Di fronte all’incapacità di affrontare i problemi reali energetici (che si fondano su di una tecnologia incapace di provvedere al benessere di oltre 10 miliardi di anime, previste in un prossimo futuro) Macron e gli altri esercenti degli Stati a sovranità limitata, in attesa di risolvere il problema con pandemie indotte, vere o basate sulla paura, ci tengono perennemente in ansia. Sanno bene che uno stato perenne di paura e di precarietà economica, oltre a ridurre i consumi, abbassa l’aspettativa di vita. Gestire 3 miliardi di anime (come vuole l’ex ministro a 5 Stelle) è molto più semplice di gestirne 10. In caso di carestie e crolli dell’economia 10 miliardi di poveri che non hanno più nulla da perdere, giacché hanno perduto la speranza nel futuro, può diventare una polveriera che può destabilizzare le forme di governo dell’imperialismo occidentale e orientale.

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