I grandi industriali di Piemonte, Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna, le 4 regioni che producono metà del Pil nazionale, denunciano l’aumento stratosferico del costo dell’energia e ammoniscono che l’Italia rischia la «deindustrializzazione» e la destabilizzazione sociale e sul piano della sicurezza

Cari amici Buona Domenica del Signore. Non solo le famiglie, non solo le piccole e medie imprese, ma anche i grandi industriali lanciano l’allarme per il costo esorbitante dell’energia e avvertono che senza adeguati provvedimenti per calmierare i prezzi si precipiterà nella «deindustrializzazione dell’Italia».
Lo scorso 30 agosto si sono incontrati i Presidenti della Confindustria del Piemonte Marco Gay, della Lombardia Francesco Buzzella, del Veneto Enrico Carraro e dell’Emilia-Romagna Annalisa Sassi. Insieme a loro c’erano gli assessori allo Sviluppo economico delle quattro Regioni.
I Presidenti della Confindustria delle quattro Regioni più industrializzate che da sole producono più della metà del Pil (Prodotto interno lordo) dell’Italia, hanno denunciato che «mentre nel 2019 il totale dei costi di elettricità e gas sostenuti dal settore industriale delle quattro Regioni ammontava a circa 4,5 miliardi di euro, nel 2022 gli extra-costi raggiungeranno – nell’ipotesi più ottimistica rispetto all’andamento del prezzo – circa 36 miliardi, cifra che potrebbe essere superiore ai 41 miliardi nello scenario peggiore».
A loro avviso, la crisi generata dall’emergenza energetica «in assenza di quelle misure di contenimento dei prezzi richieste da mesi dalle imprese, sta paralizzando il sistema industriale italiano con il forte rischio di deindustrializzare il Paese mettendo a repentaglio la sicurezza e la tenuta sociale nazionale».
Ammoniscono che «ferma restando la necessità di definire, fin da subito, una programmazione energetica nazionale con interventi e investimenti a medio-lungo termine in grado di assicurare la sicurezza e la sostenibilità della produzione energetica e delle forniture di gas, le imprese non possono attendere un giorno di più quelle misure necessarie a calmierare i prezzi di gas ed energia elettrica».
Tra le misure considerate necessarie ci sono l’introduzione di un tetto al prezzo del gas (europeo o nazionale); la sospensione del meccanismo europeo che prevede l’obbligo di acquisto di quote Ets (Sistema europeo di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra) a carico delle imprese; la riforma del mercato elettrico e separazione del meccanismo di formazione del prezzo dell’elettricità da quello del gas; interventi per il contenimento dei costi delle bollette con risorse nazionali ed europee e la destinazione di una quota nazionale di produzione da fonti rinnovabili a costo amministrato all’industria manifatturiera.
La conclusione è drastica: «Risulta impossibile mantenere la produzione con un tale differenziale di costo rispetto ad altri paesi (Ue e extra Ue) nostri competitori. Si penalizzano esportatori e Pmi (Piccole e medie imprese), ma si annulla anche il rilancio economico post pandemia».

Cari amici, tocchiamo con mano che questa crisi energetica mette a repentaglio non solo il sistema produttivo, ma anche, come sottolineano i Presidenti della Confindustria, «la sicurezza e la tenuta sociale nazionale». Correttamente chiedono che, in parallelo ai provvedimenti d’emergenza, il Governo una strategia che renda l’Italia autonoma sul piano energetico. L’autonomia non significa sostituire il gas della Russia, da cui l’Italia dipende al 46%, con il gas dell’Algeria, Libia, Iraq e Congo, Paesi tutt’altro che affidabili sul piano politico. L’autonomia significa investire da subito nelle fonti energetiche alternative agli idrocarburi, sia incrementando quelle già presenti, ovvero l’energia solare, idroelettrica, geotermica, eolica, ma avviando un massiccio piano per la costruzione dei termovalizzatori e di centrali nucleari. Ecco perché la strategia finora indicata dal Governo Draghi non convince nessuno ed è comunque fallita. Mettersi contro la Russia all’avvicinarsi dell’inverno, quando il fabbisogno energetico si impenna, significa essere dei folli votati al suicidio.
Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Presidente della Comunità «Casa della Civiltà»

Domenica 4 settembre 2022

1 commento su “I grandi industriali di Piemonte, Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna, le 4 regioni che producono metà del Pil nazionale, denunciano l’aumento stratosferico del costo dell’energia e ammoniscono che l’Italia rischia la «deindustrializzazione» e la destabilizzazione sociale e sul piano della sicurezza

  1. Germania e Francia hanno già sottoscritto un accordo per lo scambio reciproco di gas contro energia elettrica, il che probabilmente consentirà alle economie dei due Paesi di superare la crisi, per ora. L’inanità del nostro governo è sotto gli occhi di tutti, e temo che neppure le pressioni degli industriali potranno smuovere Roma. Ci siamo votati alla causa Ucraina fino al suicidio, grazie al servilismo assoluto delle nostre forze politiche rispetto agli Usa.

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