La scelta tra il male della partitocrazia consociativa e il peggio della dittatura di Draghi o il caos senza Draghi

Cari amici Buona Domenica del Signore. Il quotidiano d’opinione “Il Foglio” ha lanciato un appello “Salvare Draghi, whatever it takes”, traducibile con “costi quel che costi”, parafrasando l’espressione usata dallo stesso Draghi quando da Presidente della Banca Centrale Europea il 26 luglio 2012 assicurò che avrebbe fatto tutto il possibile per salvare l’euro e salvaguardare il debito sovrano europeo dalla crisi finanziaria globalizzata.
All’appello sono stati chiamati quelli che lo stesso “Il Foglio” definisce il “Partito del Pil”, del Prodotto interno lordo, il parametro quantitativo che registra il valore dei beni e dei servizi posseduti e prodotti.
Tra gli aderenti al “Partito del Pil” che hanno sottoscritto l’appello “Salvare Draghi, costi quel che costi”, figurano imprenditori, dirigenti d’impresa e sindacalisti.
Questi i nomi pubblicati: Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad e presidente di Agecore; Federica Brancaccio, Presidente dell’Ance (Associazione nazionale costruttori); Antonio Gozzi, Presidente Federacciai; Diego Della Valle, Presidente e amministratore delegato di Tod’s; Carlo Cimbri, Presidente di Unipol; Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura; Carlo Cimbri, Presidente dell’Abi; Maurizio Gardini, Presidente di Alleanza delle Cooperative; Luigi Sbarra, Segretario generale della Cisl; Laura Dalla Vecchia, Presidente di Confindustria Vicenza; Michelangelo Agrusti, Presidente di Confindustria Alto Adriatico; Aurelio Regina, Presidente di Fondimprese; Alessandro Spada, Presidente di Assolombarda; Sergio Silvestrini, Segretario generale di Cna (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa); Marco Granelli, presidente di Confartigianato; Mario Resca, Presidente di Confimprese; Francesco Mutti, Presidente di Centromarca.

Sempre ieri i Sindaci delle maggiori città italiane hanno sottoscritto un appello congiunto a Mario Draghi affinché prosegua la sua azione di Presidente del Consiglio.
Nell’appello si legge:
“Con incredulità e preoccupazione assistiamo alla conclamazione della crisi di Governo generata da comportamenti irresponsabili di una parte della maggioranza.
Le nostre città, chiamate dopo la pandemia e con la guerra in corso ad uno sforzo inedito per il rilancio economico, la realizzazione delle opere pubbliche indispensabili e la gestione dell’emergenza sociale, non possono permettersi oggi una crisi che significa immobilismo e divisione laddove ora servono azione, credibilità, serietà.
Il Presidente Mario Draghi ha rappresentato fino ad ora in modo autorevole il nostro Paese nel consesso internazionale e ancora una volta ha dimostrato dignità e statura, politica e istituzionale. Draghi ha scelto con coraggio e rigore di non accontentarsi della fiducia numerica ottenuta in aula ma di esigere la sincera e leale fiducia politica di tutti i partiti che lo hanno sostenuto dall’inizio. 
Noi Sindaci, chiamati ogni giorno alla difficile gestione e risoluzione dei problemi che affliggono i nostri cittadini, chiediamo a Mario Draghi di andare avanti e spiegare al Parlamento le buoni ragioni che impongono di proseguire l’azione di governo.”
I sindaci che hanno firmato l’appello sono:
Roberto Gualtieri, sindaco di Roma 
Beppe Sala, sindaco di Milano
Stefano Lo Russo, sindaco di Torino 
Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia 
Dario Nardella, sindaco di Firenze e Coordinatore città metropolitane 
Marco Bucci, sindaco di Genova 
Antonio Decaro, sindaco di Bari e Presidente ANCI (Associazione nazionale Comuni italiani)
Michele De Pascale, sindaco di Ravenna e Presidente UPI (Unione Province Italiane)
Giorgio Gori, sindaco di Bergamo 
Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e Presidente ALI (Lega delle Autonomie locali)
Maurizio Rasero, sindaco di Asti 
È da rilevare che tutti questi sindaci sono rappresentanti di partiti presenti in Parlamento e che sostengono il Governo Draghi.

Sappiamo che Draghi dispone della maggioranza parlamentare anche nell’eventualità che il M5S, dimezzato dopo la scissione di Luigi Di Maio e del suo nuovo Partito “Insieme per il Futuro”, abbandonasse il Governo. E il Presidente della Repubblica non potrebbe sciogliere il Parlamento e indire elezioni anticipate se Draghi ha comunque una maggioranza parlamentare.
Ma allora perché Draghi ha formalmente rassegnato le dimissioni? E perché Giuseppe Conte, che presiede quel che resta del M5S, continua a minacciare di uscire dal Governo?
Per quanto concerne Conte la risposta è semplice: siamo in campagna elettorale anticipata, si andrà comunque a votare nel marzo 2023 alla scadenza naturale della legislatura, e il M5S dimezzato vuole assicurarsi la fetta di elettorato che continuerà a votarlo se riuscirà a mantenere il reddito di cittadinanza.
Ma per quanto riguarda Draghi la risposta è più subdola: se concretamente non può dimettersi perché ha comunque la maggioranza parlamentare (a meno che non sollevi una scelta personale e non politica), di fatto la manovra di rassegnare formalmente le dimissioni ha come obiettivo di imporre il suo potere assoluto in Italia.
Quando Draghi annuncerà che nell’interesse supremo dell’Italia ritirerà le dimissioni, sarà ovvio per tutti che da quel momento in poi nessun partito potrà sollevare obiezione di sorta al suo potere.
Il messaggio politico è chiaro: o si accetta il potere assoluto di Draghi, o l’Italia sprofonderà ulteriormente nel baratro del dissesto finanziario, devastazione economica, destabilizzazione sociale, ingovernabilità politica.
Questo messaggio corrisponde a un’imposizione dell’Unione Europea i cui vertici hanno chiarito che si fidano solo di Draghi per la gestione dei miliardi che verranno erogati per il “Piano nazionale di Ripresa e Resilienza”.

Cari amici, come italiani che amano l’Italia prendiamo atto che siamo messi di fronte alla scelta tra il male e il peggio.
Il male è la partitocrazia consociativa che sostanzia il Governo Draghi per spartirsi il potere e i soldi del Pnrr, che sono in realtà debiti ulteriori che graveranno sugli italiani.
Il peggio è la dittatura assoluta di Mario Draghi o il caos totale qualora Draghi uscisse dalla scena politica sbattendo la porta, trasmettendo al mondo il messaggio che l’Italia è ingovernabile.
Noi della Comunità Casa della Civiltà ci impegniamo a gettare le basi culturali e sociali di un’alternativa politica che metta al centro non la dimensione quantitativa del Pil ma la scelta della migliore qualità di vita, che realizzi autenticamente il bene primario degli italiani e l’interesse supremo dell’Italia.
Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fondatore e Presidente della Comunità Casa della Civiltà

Domenica 17 luglio 2022

4 commenti su “La scelta tra il male della partitocrazia consociativa e il peggio della dittatura di Draghi o il caos senza Draghi

  1. Spirano venti contrari a ciò che i cittadini vorrebbero ottenere da coloro che sono preposti alla gestione del paese. A parte Draghi e la problematica legata alla logica del più forte o del migliore (già mal collaudata in un relativamente recente passato) siamo di fronte a un popolo che si è già formalmente arreso ad una rassegnazione mortale che è in effetti la vera pandemia che lo ha colpito.
    Diamo sempre e facilmente un nome a determinate situazioni critiche del nostro paese , dimenticando che in democrazia la vera responsabilità dimora in un popolo che si dichiara schiavo e non si ribella ma che storicamente si adagia comunque con un livello di obbedienza incredibilmente disciplinato e severo alla nuova situazione (leggi …al volere del feudatario di turno).
    Dovremmo partire dal chiamare per esempio gli innumerevoli episodi parlamentari di “scostamento di bilancio” effettivi “Vergognosi aumenti del debito nostro e delle prossime generazioni e quindi reali aumenti a dismisura della dipendenza dell’economia e della gestione nazionale da poteri eterodiretti, non necessariamente in linea con le reali esigenze dei cittadini” …

  2. Condivido la tua analisi e temo che molti non abbiano ancora compreso quale è il subdolo gioco di questo liquidatore, per dirla alla Cossiga. Personalmente quando ho avuto la notizia delle dimissioni di Draghi ho provato una sensazione d’allarme poiché mi chiedevo cosa ci fosse dietro a questa mossa. La tua lucida analisi, Magdi, conferma i miei timori.
    Chi crede che Mattarella scioglierà le camere si sbaglia di grosso: non molleranno la presa molto facilmente.
    Come Casa Della Civiltà non dobbiamo demordere: andiamo avanti a creare le basi per un’Italia nuova, libera e sovrana.

  3. Il comunicato dei pro draghi è disarmante: tutta la classe politica dagli anni 90 in poi chiude il suo ciclo con l’ammissione di totale incapacità di gestione del sistema Italia e si affida nella mani del salvatore, nelle mani di una sola persona persona. In trent’anni la politica italiana non è stata in grado di creare un Sistema Italia capace di affrontare le difficolta. Nelle difficoltà ci si affida ad un salvatore “alleato” o ci si rimette nelle mani dell’uomo che ha spina dorsale, e badate bene questo è l’ennesimo ricorso storico.

  4. Condivido pienamente l’analisi e non ho altro da aggiungere, se non l’impegno di lavorare per un rivolgimento sociale e politico dell’Italia che ci riporti ai nostri veri valori, che ci hanno fatto grandi in passato e da rinnovare e recuperare e ammodernare per il futuro.

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